Oltre 200 opere tra dipinti, abiti, fotografie, gioielli e filmati provenienti dalle principali collezioni internazionali raccontano il dialogo tra arte, moda, corpo e costruzione dell’immagine nell’opera di uno dei protagonisti assoluti del Novecento
Palazzo Reale a Milano apre le porte a Salvador Dalí e la moda, la grande mostra dedicata al rapporto tra l’artista catalano e il mondo della moda, in programma fino al 31 gennaio 2027. Oltre 200 opere ricostruiscono un legame che attraversa l’intera carriera di Dalí e che va ben oltre la semplice collaborazione con stilisti e maison. Per l’artista, infatti, abiti e accessori diventano strumenti attraverso cui costruire e reinventare la propria identità.
Con l’arrivo di Gala nella sua vita, nel 1929, il guardaroba diventa parte di un linguaggio condiviso attraverso il quale la coppia costruisce la propria immagine pubblica. Fotografi, riviste e campagne pubblicitarie contribuiscono poi a diffondere questa immagine, trasformando Dalí stesso in una figura spettacolare e immediatamente riconoscibile sulla scena internazionale. Il percorso espositivo mette in relazione il guardaroba di Dalí e Gala con le opere dell’artista, mostrando come abiti, accessori e corpo siano elementi ricorrenti della sua ricerca.

«Milano è una città in cui arte e moda si incontrano e si alimentano reciprocamente con straordinaria vitalità – afferma Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura del Comune di Milano. Palazzo Reale, con questo progetto inedito, conferma la propria vocazione a rileggere i grandi artisti attraverso prospettive sempre nuove. Un approccio capace di offrire nuovi strumenti di lettura agli studiosi e di avvicinare il pubblico milanese e internazionale. La scelta di inaugurare la mostra durante la Milano Fashion Week nasce dalla consapevolezza che la moda non sia soltanto espressione del gusto. È anche un linguaggio capace di interpretare il proprio tempo. E di consegnarne alla memoria forme, simboli e immagini, proprio come un’opera d’arte.
Le oltre duecento opere in mostra provengono da archivi e collezioni prestigiose come Schiaparelli, Chanel e Dior. Raccontano un’eredità che ancora oggi ispira i direttori creativi delle grandi maison di tutto il mondo.» Ringrazio la Fundació Gala-Salvador Dalí e tutti i prestigiosi partner che hanno reso possibile la realizzazione di questo progetto».
La mostra Salvador Dalí e la moda
Dipinti, disegni, fotografie, abiti, gioielli, accessori, oggetti e filmati, molti dei quali mai esposti in Italia, provengono dalle principali collezioni internazionali dedicate a Dalí: la Fundació Gala-Salvador Dalí di Figueres, il Dalí Museum di St. Petersburg, in Florida, e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid. A queste si aggiungono gli archivi storici delle maison Schiaparelli, Chanel, Dior e Rabanne.
La mostra si articola in diverse aree tematiche che raccontano non solo il rapporto di Dalí con la moda, ma anche la sua particolare visione del corpo. Nelle sue opere, infatti, il corpo non è mai una presenza statica: può cambiare, essere scomposto, trasformato e ricomposto.
Un guardaroba per l’immagine di sé
Lungo il percorso espositivo, la sezione Un guardaroba per l’immagine di sé riunisce alcuni degli abiti appartenuti a Gala e Dalí. Il guardaroba di Gala comprende creazioni di Elsa Schiaparelli, Christian Dior, Coco Chanel, Pierre Cardin, Hubert de Givenchy, Gucci ed Emilio Pucci. Quello di Dalí è invece più eclettico e comprende capi e accessori legati alle sue performance, alle fotografie e alle apparizioni pubbliche, strumenti attraverso cui l’artista reinventa continuamente la propria identità.

Questo rapporto tra guardaroba e immagine emerge anche nel documentario Autoportrait mou de Salvador Dalí di Jean-Christophe Averty, girato a Portlligat nel 1966. La relazione tra abito e pittura è evidente anche nei numerosi dipinti in cui Dalí rappresenta gli abiti con grande precisione. Alcuni di questi possono essere messi direttamente in relazione con i capi conservati ed esposti in mostra. Per l’allestimento, Bonaveri ha inoltre fornito 26 busti sartoriali appositamente selezionati, rivestiti in lino naturale e dotati di braccia articolate in legno.
Il sogno della moda
Nella sezione della mostra dedicata al sogno, il percorso analizza come Dalí abbia trasformato il proprio immaginario onirico in abiti, accessori, fotografie e collaborazioni con alcuni dei protagonisti della moda del Novecento. Per l’artista, il sogno non rimane confinato alla pittura o all’inconscio: può prendere forma, entrare nella quotidianità e diventare persino qualcosa da indossare.
La moda diventa così uno degli strumenti attraverso cui alterare la percezione del reale. Già nel 1935, con l’illustrazione realizzata per Harper’s Bazaar, Dalí porta la moda dentro un paesaggio onirico. Poco dopo, la collaborazione con Elsa Schiaparelli trasforma il vestito in un vero oggetto surrealista.

L’immaginario di Dalí entra così nelle creazioni della stilista, nelle fotografie e nelle pagine delle riviste, dove il sogno diventa immagine e l’immagine entra nella cultura di massa. L’ Abito Aragosta, fotografato da Cecil Beaton per Vogue, ne è uno degli esempi più celebri. Il percorso arriva poi al teatro e allo spettacolo, dove sogno, corpo e immagine si fondono nella collaborazione con Coco Chanel per Bacchanale e nella partecipazione al celebre ballo di Palazzo Labia. La moda diventa così uno spazio in cui la visione surrealista di Dalí può uscire dall’opera d’arte e prendere vita.
La moda come performance
Nella sezione dedicata alla performance, la mostra racconta come, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, Dalí trasformi la moda in parte integrante dello spettacolo. Tra il 1966 e il 1969, a Portlligat, Cadaqués, Barcellona e Parigi, l’artista organizza eventi e azioni. Coinvolge modelle e performer vestite con le creazioni di Paco Rabanne.
La collezione d’esordio di Rabanne, Gli abiti impossibili da indossare, viene presentata nel 1966. Porta nella moda dischi e placche di metallo e plastica. Trasforma così il vestito in una struttura architettonica, quasi una scultura da indossare.
Dalí ne coglie immediatamente la forza innovativa e inserisce queste creazioni nelle proprie performance, coinvolgendo figure come Donyale Luna, Elsa Peretti e Amanda Lear. In alcune azioni è la pittura stessa a diventare performance: Dalí dipinge all’interno di grandi bolle di plastica, mentre il colore invade gli abiti delle modelle e i suoi stessi vestiti. Moda, corpo, pittura e spettacolo finiscono così per fondersi in un’unica esperienza.
Corpi frammentati
Nella sezione della mostra dedicata ai corpi frammentati, il percorso affronta un altro tema centrale dell’immaginario di Dalí: la scomposizione e trasformazione del corpo. Già nelle opere della seconda metà degli anni Venti, occhi, mani, teste e torsi vengono isolati e ricomposti secondo una logica nuova, sospesa tra realtà e inconscio. Questa visione ritorna nel manichino, figura ambigua tra corpo umano e oggetto, e nei gioielli disegnati da Dalí a partire dal 1949.

Occhi, labbra e mani diventano ornamenti che, una volta indossati, modificano la figura e trasformano il corpo stesso in un’opera d’arte. La moda diventa così uno strumento per scomporre e reinventare il corpo, anticipando una ricerca ancora centrale nella creatività contemporanea.
Il volume della mostra
A completare la mostra è il volume Dalí e la Moda, pubblicato da Skira. Raccoglie oltre 200 opere tra dipinti, disegni, abiti, fotografie e documenti d’archivio. Il libro amplia il percorso espositivo. Approfondisce i rapporti personali e professionali di Dalí con figure come Elsa Schiaparelli, Gabrielle Chanel, Christian Dior e Paco Rabanne. Analizza anche il suo ruolo nell’evoluzione dell’immaginario della moda contemporanea.Il volume è curato da Laura Bartolomé Roviras, Judith Clark e Montse Aguer Teixidor, con il contributo delle curatrici senior Bea Crespo e Lucia Moni.
Photo courtesy Civita Mostre e Musei S.p.A.



