Gabrielle che divenne Chanel: le innumerevoli esistenze di Mademoiselle Coco secondo Blazy 

Nel terzo capitolo della sua conversazione ideale con Coco Chanel, Mathieu Blazy per la primavera/estate 2027 ripercorre l’evoluzione stilistica della fondatrice della Maison. In passerella prendono vita mille esistenze femminili, tutte unite da quel senso di libertà che sognava Gabrielle e che avrebbe cambiato la moda per sempre 

Le identità femminili che si formano negli anni nell’esistenza di un’unica donna ne plasmano la storia, le sue scelte e il suo rapporto con il mondo. Un pensiero che Matthieu Blazy pone al centro della collezione primavera/estate 2027 di Chanel dedicandola interamente ad un’unica donna e al contempo a tutte quelle che avrebbe rappresentato. E così viene narrata, attraverso i capi, la moltitudine esistenziale di Gabrielle che fra mito e rivoluzioni culturali sarebbe diventata Chanel. Partendo dall’inizio della sua carriera e dunque con il jersey utilizzato per la lingerie arriviamo alla riscrittura rivoluzionaria del completo da donna. Uno scambio d’idee temporale e circolare, proprio come la storia della moda, in cui la l’epilogo viene plasmato dal suo inizio e viceversa. «Nel corso della loro vita, le donne assumono molteplici identità, diverse facce della stessa medaglia. È come nel gioco del cadavre exquis, dove un’identità conduce a un’altra. Si tratta delle donne racchiuse in una donna. E qui la storia è quella di una donna, Gabrielle, che poi divenne Chanel.» Dichiara Matthieu Blazy nelle note dedicate allo show. 

In passerella vediamo proprio la giovane Gabrielle trasformarsi, riscriversi e riconoscersi nei mille volti delle donne Chanel che avrebbe incarnato. Identità che si influenzano a vicenda superando le regole del tempo e diventandone testimoni anche attraverso il guardaroba. Un guardaroba sfaccettato, complesso ma libero da costrizioni proprio come tutte le vite vissute da Mademoiselle Coco. 

Different faces of the same coin 

Lo show si apre con un look total white impalpabile, indossato come una seconda pelle e chiaramente ispirato al mondo della lingerie. Le camelie bi-color arricchiscono il bra semi trasparente mentre la modella stringe fra le mani la Chanel 2.55 personale di Mademoiselle Coco. Il tempo si assottiglia e così si apre un portale verso le vite della fondatrice della Maison e di tutte le sue trasformazioni. In un crescendo estetico vediamo sfilare la lingerie leggerissima indossata di giorno ma anche corsetti d’ispirazione Edoardiana verso i quali la stessa Gabrielle si ribellò. Non un semplice rifiuto ma la volontà di riscrivere i codici del guardaroba femminile che attraverso la visione di Blazy si riversano in completo leggerissimi, liberi e contemporanei.

La boxi jacket e la gonna Pencil, divisa ancestrale di Coco, diventano elementi di sperimentazione ma anche di celebrazione di una storia così importante. Se in alcuni look viene utilizzata la mussola di seta ricamata con bottoni o fiori decorativi, in altri il tweed assume innumerevoli declinazioni. Il tessuto più identificativo di Chanel si trasforma, si annulla e guarda al futuro. Nei patch di colori diversi, nei fili lurex inseriti nella sua trama o nelle trasparenze inserite fra le sue classiche righe perpendicolari. Corrispettivo contemporaneo della visione rivoluzionaria di Chanel il nuovo “Smocked Tweed” (ideato da Blazy) libera il completo che abbraccia il corpo in una morsa leggera ed elastica. I bottoni rappresentano uno dei dettagli più ludici e creativi diventando carte da gioco, uccelli in volo o le classiche camelie della Maison. In una giacca invece, realizzati in diverse colorazioni, si moltiplicano all’infinito e così la loro funzione diventa decorazione: sul colletto, sulle maniche e lungo tutta la chiusura frontale.

La gioia del movimento 

Fra costruzione e decostruzione il guardaroba maschile si fa spazio nei completi più formali composti da gilet a taglio vivo indossati con i pantaloni sartoriali o con la gonna a tubino. Gli abiti da sera elegantissimi d’ispirazione anni Trenta realizzati con taglio a sbieco si ricoprono di paillettes o vengono realizzati in una maglia leggerissima. In questo caso nonostante i ricami di perline gli abiti mostrano una leggerezza e una funzionalità equiparabili ad una semplice t-shirt. Visioni di un’eleganza poetica e rilassata. Ciò che si delinea infatti visibilmente nella direzione di Matthieu Blazy è la costante ricerca della libertà del movimento; obbiettivo primario anche di Mademoiselle Coco. 

Una libertà che si intinge di poesia nei tre look da sera che ricreano le trasformazioni giornaliere del cielo: dall’alba sino alla notte. La seta di questi look si sovrappone attraverso diverse grammature mentre le stampe di nuvole o stelle amplificano questa evocazione gioiosa. Medesimo concetto che si trova alla base degli uccelli che vediamo spuntare sulle chiusure delle giacche, nella borsa architettonica a forma di gabbia o nel cielo del Grand Palais. 

Gli accessori rappresentano una continuità di pensiero capace di rappresentare tutte le identità della donna Chanel: dalle nuove shoulder bag doppiate alle classiche 2.55 ricoperte di pietre preziose o nella loro versione “puzzle” di stampe. La tradizione conversa con l’innovazione e così l’iconico modello della Maison si tramuta nella sua versione in plastica a taglio laser o assume silhouette cargo. Lo show si conclude con un completo in tweed total black mentre Dyanira Hurbuscher (che ha aperto lo show) stringe ancora una volta la 2.55 appartenuta a Chanel. Mademoiselle Coco difatti ci ha accompagnato per la durata di tutto lo show: nel tweed rivisitato, nei mille volti della sua vita ma soprattutto nella sua libertà.

«Non è una collezione storica; è una collezione incentrata sulle molteplici sfaccettature della storia di Gabrielle Chanel. In definitiva, Chanel ha spiccato il volo e ogni passo compiuto l’ha condotta verso la libertà, come un uccello.»

Matthieu Blazy 

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Ott 6, 2026

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