Dalla nitidezza dello shiso alla profondità del mogano, passando per sale, giglio, sesamo e vaniglia: JIL SANDER amplia la sua collezione olfattiva con sei composizioni che trasformano materia, memoria e natura in un esercizio radicale di sottrazione
JIL SANDER Olfactory Series 1 nasce dalla stessa ossessione per la sottrazione che definisce la moda del brand.Pochi elementi, scelti con precisione, vengono messi in tensione attraverso le aldeidi, fino a trasformare materie prime familiari in qualcosa di meno immediato: più astratto, più tattile, a tratti quasi straniante. Con l’arrivo di Shiso, Salt, Lily, Sesame, Mahogany e Vanille, la collezione arriva a dodici fragranze e amplia un progetto che non sembra interessato tanto a raccontare la natura quanto a scomporne la percezione.
La passeggiata all’alba, la pelle dopo un bagno nell’oceano, un giglio che si apre nella notte, il primo cucchiaino di gelato al sesamo nero, l’ombra profonda di una foresta tropicale, una vaniglia liberata dalla sua consueta dolcezza: sono immagini concrete che JIL SANDER prende come punto di partenza e sottopone a un processo di astrazione. Il risultato è una profumeria costruita sulla nitidezza, dove eliminare il superfluo non significa necessariamente semplificare.
La firma olfattiva di JIL SANDER: le aldeidi come scintille di luce
Alla base di Olfactory Series 1 c’è un principio quasi architettonico: costruire molto attraverso pochi elementi. Le composizioni sono minimaliste e unisex e combinano tre materie prime naturali chiave, molecole sintetiche di aldeidi, acqua e alcol, compreso alcol ottenuto dall’upcycling. Le aldeidi costituiscono la firma della collezione. Attraversano le materie prime, ne amplificano alcune caratteristiche e ne modificano la percezione, funzionando come una sorta di lente attraverso cui osservare ingredienti già familiari.
JIL SANDER le descrive come “scintille di luce”: una definizione che restituisce bene il loro ruolo nelle formule. Non sono semplicemente una nota aggiunta alla composizione, ma uno strumento per dare risalto, verticalità e nuove proporzioni agli ingredienti principali. È qui che la profumeria incontra il design: l’apparente semplicità del risultato nasconde una costruzione precisa.
Le sei nuove composizioni nascono da ricordi, paesaggi e sensazioni trasformati in materia olfattiva. A firmarle sono Julie Massé, Alexis Grugeon, Mathilde Bijaoui, Meabh Mc Curtin, Louise Turner e Coralie Spicher. Non c’è però l’ambizione di riprodurre fedelmente ciò che evocano. Piuttosto, ciascuna fragranza prende un’immagine riconoscibile e ne seleziona alcuni elementi, lasciando che siano le materie prime e le aldeidi a ricomporla in una forma nuova.
JIL SANDER Shiso: la natura nell’istante prima dell’alba

Shiso, creato da Julie Massé, parte da una scena quasi cinematografica: una passeggiata all’alba, il vento fra le foglie, qualcuno che raccoglie erbe selvatiche lungo la strada. La fragranza è legnosa-verde, attraversata da una componente verde più amara e da una morbidezza data dal legno di sandalo australiano. La limetta ottenuta dall’upcycling introduce luminosità, mentre la bacca di ginepro estratta con CO₂ richiama l’energia e la freschezza delle foglie di shiso. Il risultato lavora sul contrasto fra una parte verde, tagliente e luminosa e una dimensione più morbida e avvolgente. È una tensione che ritorna, con modalità diverse, anche nelle altre fragranze della serie.
JIL SANDER Salt: quando l’acqua diventa materia

Con Salt, Alexis Grugeon traduce un’esperienza fisica: l’immersione nell’acqua, il sale sulla pelle, la luce che rimbalza sulla superficie del mare. Le aldeidi trasformano queste impressioni in una texture minerale e iridescente. Cardamomo ottenuto dall’upcycling, vaniglia estratta con CO₂ e lavanda francese costruiscono una fragranza ambrata-acquatica. L’idea non è quella di ricreare semplicemente l’odore del mare. Salt lavora piuttosto sulla sensazione che rimane sul corpo dopo il bagno: quella combinazione di freschezza, umidità, sale e pelle che rende difficile separare il corpo dall’ambiente che lo circonda.
JIL SANDER Lily: il fiore che esiste soprattutto di notte

Lily, firmato da Mathilde Bijaoui, nasce da un’immagine notturna: una calda notte fiorentina e il profumo dei gigli, che raggiungono la massima espressività dopo il tramonto. La composizione è floreale, costruita intorno a gelsomino sambac estratto con CO₂, benzoino del Vietnam e cipresso ottenuto dall’upcycling. Le aldeidi ne accentuano le sfaccettature metalliche e la dimensione più rigogliosa. Il risultato parte dunque da un fiore riconoscibile ma evita di trattarlo come una semplice nota floreale. La composizione cerca piuttosto di ricostruire l’esperienza del giglio quando la luce cambia e il suo carattere diventa più intenso.
JIL SANDER Sesame: la memoria di un sapore

Con Sesame, Meabh Mc Curtin parte da un’esperienza sorprendentemente quotidiana: il primo assaggio di gelato al sesamo nero. Da qui la fragranza si sposta immediatamente dal gusto all’olfatto. Il sesamo nero viene portato verso una dimensione legnosa-gourmand, cremosa e vellutata. Scorza di cacao ottenuta dall’upcycling, legno di quercia estratto con CO₂ e legno di cedro americano costruiscono profondità e struttura. Nel fondo, secondo il progetto della collezione, sono presenti materie prime ottenute al 100% dall’upcycling. Sesame è forse una delle composizioni in cui il rapporto fra memoria e materia emerge con maggiore evidenza: non cerca di imitare un dessert, ma di trasformare la sensazione associata a quel primo assaggio in qualcosa di olfattivo.
JIL SANDER Mahogany: il lato oscuro della materia

Con Mahogany, Louise Turner si sposta nella profondità di una foresta tropicale. Il riferimento non è soltanto all’odore del legno, ma anche al suo aspetto: le venature del mogano, la superficie, il colore scuro e la sensazione di materia compatta. Il cedro ottenuto dall’upcycling incontra le sfaccettature cuoio del cypriol indiano, lo zenzero estratto con CO₂ e la firma aldeidica della collezione. La fragranza è legnosa-cuoio, più scura e intensa rispetto alle composizioni costruite intorno a immagini vegetali e acquatiche. Qui la natura viene quindi osservata quasi come un oggetto: attraverso la sua struttura, la sua densità e il suo colore.
JIL SANDER Vanille: oltre la dolcezza

Infine, Vanille, creata da Coralie Spicher, prende una delle materie prime più riconoscibili della profumeria e prova a sottrarla alla sua interpretazione più convenzionale. La vaniglia non è soltanto dolcezza. Diventa più scura, balsamica, quasi cuoiata. Il legno di cedro ottenuto dall’upcycling e la vaniglia gourmand estratta con CO₂ dialogano con il labdano spagnolo, mentre le aldeidi attraversano l’intero spettro della composizione. Il risultato è una fragranza ambrata-cuoio, costruita sulla coesistenza di sfaccettature che siamo abituati a considerare distanti: gourmand e legnoso, dolce e scuro, morbido e austero.
Quando il flacone diventa parte del profumo
In Olfactory Series 1 anche il contenitore partecipa al progetto. Il flacone nasce dalla collaborazione fra JIL SANDER e Formafantasma, studio di design con sede a Milano e Rotterdam. L’obiettivo è portare una sensibilità artigianale all’interno di un processo industriale, mettendo in discussione i codici tradizionali della lavorazione del vetro. Ogni bottiglia ha una forma organica e asimmetrica e una distribuzione del vetro diversa. Le piccole imperfezioni casuali diventano parte dell’identità dell’oggetto: non difetti da correggere, ma tracce del processo produttivo che rendono ogni flacone differente.
È una scelta coerente con l’intero progetto. La collezione lavora infatti sulla trasformazione di elementi familiari attraverso variazioni minime ma significative. Lo stesso principio viene trasferito al flacone, dove la standardizzazione industriale lascia spazio a una componente di imprevedibilità. Anche il tappo a campana in alluminio bianco, oltre a proteggere il profumo dalla luce, introduce un gesto preciso: sollevarlo significa scoprire il contenuto attraverso un piccolo rituale.
JIL SANDER Olfactory Series 1: ridurre senza impoverire
Con le sei nuove fragranze, Olfactory Series 1 arriva a dodici composizioni e definisce con maggiore chiarezza il proprio vocabolario. Shiso parla di vegetazione e luce. Salt di acqua e pelle. Lily di fiori e oscurità. Sesame di memoria e piacere. Mahogany di materia e profondità. Vanille di ambivalenza e desiderio.Sono immagini molto diverse, ma il metodo rimane sostanzialmente lo stesso: partire da qualcosa che conosciamo e intervenire sulla sua percezione attraverso la sottrazione, la materia e la tecnologia.
È probabilmente questo il tratto più interessante del progetto. Non la ricerca dell’ingrediente raro in sé, né la necessità di costruire attorno a ogni fragranza un universo narrativo completamente nuovo. Piuttosto, la volontà di prendere un’impressione semplice — una foglia, l’acqua sulla pelle, un fiore, un alimento, un pezzo di legno, una vaniglia — e modificarne la lettura. La collezione si muove così in uno spazio molto vicino a quello occupato da JIL SANDER nella moda: forme essenziali, materiali protagonisti e una complessità che emerge solo quando si guarda più da vicino. Il quotidiano non viene trasformato in qualcosa di irriconoscibile. Viene semplicemente osservato da un’altra angolazione. Ed è forse proprio questa la chiave di Olfactory Series 1: non raccontare un mondo lontano, ma rendere meno familiare quello che conosciamo già.
Photo courtesy Jil Sander.



