Maria Grazia Chiuri presenta la sua prima collezione per Fendi, intrecciando memoria e portabilità tra rimandi alle origini e dichiarazioni collettive. Un ritorno alle radici che privilegia soprattutto l’architettura progettuale che si cela dietro la narrazione visiva
In questa edizione della Fashion Week milanese segnata dai debutti di nuovi nomi e nuovi direttori creativi, la prima collezione di Maria Grazia Chiuri per Fendi ha suscitato grande attesa. Questo non solo perché Chiuri, nei suoi quasi dieci anni di carriera da Dior, si è fatta portavoce di numerosi riferimenti femministi – un aspetto che la avvicina molto alla base creativa di una maison al femminile come Fendi. Quello di Chiuri da Fendi non è tanto un debutto, quanto un ritorno alle origini: fu proprio qui che la designer diede avvio alla propria carriera nel 1989.
Per la sua prima collezione come Creative Director del brand, Chiuri ha incentrato il proprio processo creativo sul motto “Meno io, più noi”. Una dichiarazione d’intenti, esplicitata lungo tutta la passerella, in cui la pluralità viene rivestita di un valore aggiunto senza però voler annullare l’individualità. E anche un rimando a quella coesione creativa attorno cui si è sviluppato il marchio, attraverso l’operato delle sorelle Fendi.

Il dialogo con voci artistiche contemporanee si riconferma come la firma riconoscibile di Chiuri
Il rimando alla collettività come forza creativa emerge, nel concreto, soprattutto nella collaborazione con l’Archivio Mirella Bentivoglio e SAGG Napoli, attraverso cui Chiuri rinnova la propria prassi di dialogare con realtà e voci artistiche femminili. Così, la collezione viene arricchita da pezzi nati dall’incontro tra l’eredità intellettuale di Bentivoglio e l’heritage di Fendi. Ne derivano una linea di gioielli in edizione limitata, progettati dalla stessa artista nei primi anni Settanta e realizzati appositamente in collaborazione con l’Archivio, e capi giocati sui doppi sensi caratteristici dell’artista.
La collaborazione con SAGG Napoli, artista campana il cui operato si estende su un piano multidisciplinare, si articola attraverso una serie di dichiarazioni che funzionano come principi personali e proposizioni collettiive, presentate su sciarpe football e T-shirt statement.
Fendi FW26, tra linee narrative classiche e accenti di carattere
La Fall-Winter 2026/27 di Fendi si delinea come una collezione pulita, che si sostanzia di silhouette classiche e una palette incentrata sul nero. Elementi di tayloring impongono in apertura un’atmosfera rigorosa, inframmezzata da qualche tratto di colore presente nei colletti – un elemento su cui Chiuri gioca anche in seguito, presentandoli anche in pelliccia.

A spezzare una linea estetica a tratti austera, interviene circa a metà sfilata una componente più boho, con accenti di colore più brillanti, accenti animalier e dettagli esuberanti. Spiccano le bordature e gli elementi in pelliccia: un rimando alla tradizione di Fendi, rielaborata attraverso complesse operazioni di rimodernamento. Terminata questa parentesi più grintosa, i look finali sembrano chiudere il cerchio riprendendo i codici visivi presentati in apertura. Punto di forza della collezione di Chiuri sono gli accessori, prima fra tutti la rivisitazione dell’iconica Baguette – alla cui creazione la designer prese parte nel 1997, durante la sua prima esperienza presso il marchio. Reinterpretata nel modello Baguette® 26424, la mitica borsa a spalla torna morbida e si veste di un’estetica appariscente e giocosa.
Un debutto che privilegia la metodologia progettuale
L’ingresso di Chiuri nell’universo di Fendi avviene in modo pacato: l’impatto del suo operato si percepisce soprattutto nell’intento progettuale che costituisce lo scheletro a partire da cui si sviluppa l’architettura della collezione. La FW26 si muove lungo coordinate che privilegiano coerenza e una certa attenzione alla portabilità. D’altro canto, la centralità del «desiderio dei corpi» viene presentata come uno dei pilastri portanti della linea. Il nuovo guardaroba Fendi è pensato per accogliere e accompagnare il corpo in una quotidianità fatta di contraddizioni e di stimoli continui. Nel complesso, la proposta di Chiuri si affida a un linguaggio misurato e a codici già consolidati. Il debutto–ritorno della designer getta basi solide e coerenti, pur lasciando intravedere margini di evoluzione ancora da esplorare nelle prossime stagioni.
Photo courtesy Fendi



