“L’orchestra suona, il mondo affonda” e la moda che fa?

Negli ultimi anni ma soprattutto in questi mesi molte persone si sono chieste come sia possibile continuare ad occuparsi e a trovare piacere nella moda, nell’arte e nella musica mentre il resto del mondo va a fuoco. Una domanda morale e introspettiva che da anni tormenta la nostra società. È il dilemma che smuove le arti rendendole vive e motrici di cambiamento. Quelle stesse arti che ad oggi si rifiutano di aprire questo dialogo morale così urgente e necessario 

Limitandosi alla moda si può affermare, nonostante i pregiudizi che la circondano, che questa sia una forma d’arte strettamente connessa alla società e alla sua storia. Infatti, fin da quando l’uomo ha cominciato a coprirsi, i vestiti hanno assunto un ruolo di espressione personale e di comunicazione sociale e politica. La moda per secoli ha comunicato con la società ed è stata veicolo della stessa in un rapporto reciproco. Pensiamo ad esempio all’importanza che ha avuto durante la Rivoluzione Francese. Un legame che, seppur cambiato nel tempo, possiamo osservare fino a pochi decenni fa quando un capo come la minigonna divenne il simbolo della lotta femminista. Premettendo le chiare difficoltà nell’individuare schemi e abitudini nel presente, si può affermare che questo dialogo moda-società sia in crisi o che faccia molta fatica ad esprimersi nei modi in cui siamo abituati a vederlo.

L’utilizzo consapevole dell’espressività della moda sembra essersi completamente disarticolato nel mercato capitalistico di oggi. Quello stesso mercato formatosi già a partire dagli anni Sessanta. Infatti, i capi simbolo della rivolta, della protesta giovanile come l’eskimo o la minigonna non rimasero proprietà esclusiva dei rivoltosi, come i sanculotti durante la Rivoluzione Francese, ma si integrarono gradualmente nel sistema che li rese universali. Da quel momento la fashion industry, facente parte dell’economia capitalistica, ha preso ogni controcultura, capo emblema, espressione culturale e lo ha reso mainstream. Una vera e propria privazione di carica sociale e simbolica.

Prendiamo ad esempio le tote bag che sono state individuate come immagine della  sinistra italiana. Nell’arco di pochi mesi sono diventate semplici borse che si utilizzano per portare la spesa, sono state commercializzate e personalizzate da tutti con la conseguente perdita del suo valore politico e sociale. Il nuovo simbolo della sinistra è stato sradicato dal suo ambiente natio e trasformato in una borsa venduta a prezzi altissimi come la tote bag di Jil Sander o di Bally.  Un fenomeno che si può riassumere nella celebre frase dello scrittore romano Pasolini << altre mode, altri idoli s’assesta[no] là dove il Nuovo Capitale vuole>>.

Una bolla dorata (e instabile)

La moda sembra essere completamente disconnessa dal presente o, forse, sta riflettendo la disconnessione che la società occidentale ha nei confronti del Medio Oriente. Mentre la guerra miete vittime e i prezzi dei carburanti salgono, i social media risplendono patinati. Fra modelle ed influencer che si preparano per andare al Coachella e il conto alla rovescia per il Met Gala di quest’anno. Proprio l’evento organizzato per il Costume Institute del MET di New York sembra racchiudere in sé le problematicità della moda.

L’evento per decenni ha rappresentato il dialogo fra società, arte e moda. Sotto l’egida di un dress code che ha permesso ai vari designer di sbizzarrirsi si sono affrontate anche tematiche importanti allo sguardo del grande pubblico. Quest’anno l’evento ha come patron il proprietario di Amazon, Jeff Bezos, e la consorte. La coppia miliardaria si è generosamente garantita il diritto di parola su tema ed invitati con una donazione di 6,25 milioni di dollari all’Institute. Sarà, quindi, molto difficile osservare la relazione fra la moda e il mondo attuale in questa sede. Ricordiamo infatti la vicinanza di Bezos con il presidente Trump.

La moda, quindi, resterà nella bolla che si è creata negli ultimi anni o, forse, se crediamo che il rapporto moda-società sia ancora saldo, nella bolla in cui noi occidentali ci siamo posti per sentirci intoccabili.  

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Apr 16, 2026

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