L’architettura emotiva dell’abito: il debutto di Pierpaolo Piccioli nell’Haute Couture di Balenciaga 

Pierpaolo Piccioli presenta ufficialmente la sua prima collezione Haute Couture per Balenciaga. Lo show che prende vita nel cortile della Citè Universitaire di Parigi, immortala le emozioni umane attraverso abiti complessi ma fortemente umani. Il direttore creativo difatti assegna ad ogni uscita il nome dell’artigiano degli atelier della Maison sottolineandone la magistrale manualità 

Balenciaga è una delle pochissime Maison a nascere proprio nel mondo dell’Haute Couture e se non fosse stato per i suoi eredi Christobàl non avrebbe mai introdotto nel proprio brand le linee di pret-à-porte. Un’identità così radicata nella matrice Couture che negli anni non ha mai smesso di influenzare i direttori creativi anche delle maison più blasonate; compresa Madame Coco. Pierpaolo Piccioli è forse uno dei più grandi ammiratori del designer spagnolo e il suo lavoro da Valentino negli anni passato lo ha dimostrato. A distanza di quasi un anno dalla sua nomina di direttore creativo di Balenciaga finalmente arriva anche il debutto della sua visione per il brand anche nell’Haute Couture. Il punto di partenza è sempre il laboratorio per il designer romano e così prima dello show vengono pubblicati i ritratti delle persone che hanno contribuito alla costruzione della collezione.

«L’Haute Couture è realizzata dalle persone. È realizzata con il tempo, l’attenzione, lo spirito delle persone e soprattutto con il loro amore infinito. Questi sono gli esseri umani che hanno costruito questa collezione con me. Questi sono i volti. Questi son i cuori. Questa è l’identità di Balenciaga Couture.» Afferma Piccioli in una nota pubblicata prima dello show. E questa attenzione umana verso un’arte fatta di amore e incredibili capacità tecniche si riflette in un pensiero più profondo di qualsiasi narrazione spettacolare. Si restringe così l’attenzione su ciò che davvero rende Couture un abito e sul suo significato creativo più sublimato. 

I colori delle emozioni 

Nel cortile della Citè Universitaire di Parigi entrano in scena abiti che vivono di aria, sospesi nel vuoto di quei volumi sintetizzati proprio da Christobàl. Le strutture Couture di Balenciagia difatti si ergono sullo spazio progettato appositamente fra il corpo delle donne e l’abito che le veste. Una leggerezza di spirito e tecnicismo che non mira le grandi e drammatiche silhouette che caratterizzano l’identità della Maison. Piccioli per l’Haute Couture di Balenciaga dedicata all’autunno/inverno 2026-27 cattura il linguaggio del fondatore facendolo proprio. Rivediamo in passerella, sotto una nuova luce contemporanea, i cocoon dress sorretti dalle infrastrutture invisibili dell’etere. Qui Piccioli interviene attraverso interferenze materiche come le centinaia di migliaia di piume applicate sullo scollo del retro di un abito verde smeraldo. E proprio le piume sembrerebbero essere un filo conduttore sorprendete che ci aiuta a decodificare l’intera collezione. In un abito balloon vengono realizzate una ad una in organza di seta (si dice siano circa 24mila) mentre in un altro look ricoprono un top che si espande intorno al volto della modella. Quest’ultimo pezzo viene realizzato in collaborazione con Philip Tracy. 

Il tessuto Gazar regala a diverse creazioni la manualità e la struttura dal profumo di leggenda, ricordandoci i primi abiti realizzati con questo materiale. C’è sicuramente nella visione di Piccioli un twist molto contemporaneo che nella Couture non esclude i pantaloni. Indossati sotto il cappotto bianco rigido esplodono di un arancione avvolgente grazie anche alle “finte” piume applicate sulla lunghezza. 

Materia e identità 

Immancabili nel linguaggio del designer i contrasti cromatici fra gli abiti e gli accessori; fra il bianco e il nero; il lilla e il ceruleo. Questa dicotomia si espande anche ai tessuti o alle loro lavorazioni. Un top azzurro con cappa nera minimal si scontra con i pantaloni ricoperti di maxi-perle dorate. La leggerezza dello chiffon di una blusa con strascico sovrasta i volumi estremi dei pantaloni realizzati con lunghissime frange dinamiche. Le stesse compaiono sotto una gonna a sigaretta blu elettrico abbinata ad una camicia bianca diplomatica che lascia la schiena scoperta. Il tessuto moirè si arricchisce tramite applicazioni di grandi gemme ton sur ton che rappresentano uno dei pochi interventi manieristi. La collezione si erge interamente sulle linee sorprendenti degli abiti come nel caso di una creazione nera il cui corsetto avvolge il busto senza mai sfiorarlo. Fra le diverse ispirazioni di Pierpaolo Piccioli sembrerebbe ritornare il 1967 e tutte le creazioni che Christobàl Balenciaga realizzò in quell’anno. Fra queste oltre al cocoon dress, uno dei primo abiti bianchi della Maison. Ed è proprio il bianco nuziale a chiudere la passerella con le sue linee morbide e austere; risolute e leggerissime allo stesso tempo. 

Pierpaolo Piccioli ci racconta la Couture attraverso le emozioni e i cuori di tutte quelle persone che hanno realizzato gli abiti e che oggi ringraziano il pubblico insieme a lui. 

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Lug 8, 2026

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