Interferenze: lo show di Valentino FW 2026 rivela gli equilibri polarizzanti della moda 

Palazzo Barberini a Roma diventa cornice e metafora significativa dello show di Valentino per l’autunno/inverno 2026. Alessandro Michele per questa collezione ritorna alle contraddizioni ancestrali dell’uomo, diviso fra apollineo e dionisiaco. Un equilibrio che viene individuato anche nelle contraddizioni architettoniche del palazzo barocco. Quest’ultimo difatti diventa materia ispirazionale per un guardaroba che fa delle “Interferenze” strutturali il suo linguaggio più poetico 

Gli equilibri che ricerchiamo costantemente negli spazi che abitiamo, nelle nostre vite e nel presente racchiudono una sintesi vorticosa di contraddizioni materiche e di pensiero. È lo stesso principio che ritroviamo in una città come Roma nata fra le bellezze misurate del tempo antico e smossa da terremoti storici, figli del progresso. Una convivenza di essenze che rendono la metropoli affascinante e repulsiva; accogliente ed escludente. In questa conversazione contraddittoria si immette perfettamente la matrice architettonica di Palazzo Barberini; edificio barocco che racchiude in se forze in continuo conflitto. Per l’autunno/inverno 2026 di Valentino, Alessandro Michele decide di indagare questi aspetti diluendo la materia del vestire proprio in queste contraddizioni. Il palazzo difatti presente un’architettura rigorosa, confortante e in linea con la tradizione ma soltanto in una prima e apparente analisi.

Partendo dal grande salone è possibile individuare la prima sfumatura che fa decadere queste giustapposizioni: l’affresco del Trionfo della Divina Provvidenza di Pietro da Cortona. Quest’ultimo rompe le geometrie perfette ascendendo verso la natura libera del cielo come un “terremoto” strutturale e d’ideali. Una direzione contraddittoria che ritroviamo anche negli interventi di Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini. Il primo realizza una scala rassicurante, solida ed equilibrata; il secondo una salita a vortice che confonde e rompe la conversazione con la materia prevedibile. Per Alessandro Michele queste “Interferenze” che, nel loro scontro, generano poesia si riflettono anche nel guardaroba di Valentino. Così come nella costruzione di un palazzo, un vestito può rivelare la sua doppia matrice contraddittoria. Al limite fra l’apollineo e il dionisiaco; fra la ragione e l’istinto più ancestrale. Aspetti polarizzanti che nel lavoro del designer romano rappresentano da sempre un linguaggio di rottura.

Tramite la costruzione di un nuovo guardaroba difatti Michele rompe con la tradizione, non escludendola del tutto, ma inglobandola in un nuovo lessico. E così la struttura si contraddice con la fluidità, l’apertura con la chiusura e la luce con il pensiero nebuloso. La collezione è dunque testimone di queste “interferenze” culturali, temporali e storiche. Viaggia in un equilibrio perfettamente dissonante e in un ossimoro poetico che solo Alessandro Michele riesce a manifestare nella sua visione. 

Frizioni estetiche 

Partendo da queste considerazioni la collezione di Valentino diventa essa stessa un elemento architettonico di Palazzo Barberini. Le anime contraddittorie difatti danno vita ad un guardaroba dinamico e ricco di dettagli polarizzanti, dalla struttura alla scelta dei materiali. C’è una grande contrapposizione materica che convive o nello stesso look o in un unico capo. Il pizzo leggerissimo diventa romantica inserzione nella maglieria quotidiana ma anche audace dettaglio nei look da sera abbinato a pezzi splendenti. Un esempio sono le mini gonne ricamate in paillettes che riportano una trama tridimensionale a mo dì petali o piume luminose, ma non solo. Pantaloni blu cobalto in chiffon vengono realizzati interamente in un pizzo iper ricamato di applicazioni preziose. I capispalla avvolgenti e dai volumi generosi lasciano intravedere la narrazione sottostante e riportano ricami e vezzi di stile dal forte impatto visivo.

L’architettura delle scalinate del Bernini e del Borromini sembra dissolversi e rivivere attraverso gli intricati look che si ergono sull’elemento stilistico del plissé. Quest’ultimo si ripete in diverse forme e su diversi materiali ricreando contraddizioni di prospettive fra il verticale e l’orizzontale attraverso le cinture che segnano il giro vita. Ritroviamo il plissé anche in poetici pantaloni che ricreano l’illusione di corolle sovrapposte in un gioco dinamico di stratificazione. 

Codice e deviazione 

Il manierismo di Alessandro Michele si manifesta in maniera misurata unendo la tradizione di Valentino e il suo gusto più ricercato. La fluidità dello chiffon di seta e dell’organza si contrappone alle spalline architettoniche anni Ottanta, alle giacche in pelle e al rigore formale dei look più minimalisti che rompono con l’essenzialità attraverso il colore. Il guardaroba maschile si inclina ad un gusto orientalista attraverso le giacche alla coreana arricchite da chiusure preziose, ma non solo. Le stampe etniche di una camicia si alternano ai ricami geometrici e tridimensionali di una giacca da sera.

Lo show si conclude con un abito da sera essenziale che si riappacifica con la tradizione della Maison attraverso il leggendario rosso. Alessandro Michele realizza per Valentino una collezione che solo in apparenza predilige l’ordine ma che in fondo ne rivela tutte le sue vulnerabilità. La poesia della trasgressione contrapposta alla tradizione delinea un racconto estetico misurato e opulento; polarizzante e conciliante. 

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Mar 13, 2026

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