Alessandro Michele presenta a Parigi la sua seconda collezione di Haute Couture per Valentino inaugurandola con un sentito omaggio al fondatore della Maison. La collezione è una liturgia contemporanea ispirata alle divinità della vecchia Hollywood che si manifestano attraverso un Kaiserpanorama. L’osservazione e il flusso moderato delle immagini in contrapposizione all’era digitale diventano strumento di riscoperta dell’autenticità e dei significati della Couture

Una voce fuoricampo racconta la nascita delle sua vocazione per la moda ma soprattutto per la “bellezza”. Sono le parole di Valentino Garavani, scomparso pochi giorni fa, che riecheggiano nell’aria e ci ricordano che alcune figure leggendarie non muoiono mai. Alessandro Michele accoglie così un’eredità immensa resa contemporanea anche dai suoi predecessori Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, che li ringrazia in una lettera.
Per Valentino e la sua Maison la bellezza è un punto cardine e le prime suggestioni edonistiche sono arrivate nella sua vita proprio attraverso il cinema. La collezione di Haute Couture si immerge nel mondo mitologico della vecchia Hollywood e di quelle bellezza divina che non appartiene più al presente. L’espediente narrativo che Alessandro Michele decide di utilizzare per comprimere nel tempo e lo spazio questo universo è il Kaiserpanorama. Questo strumento collettivo diffusosi alla fine del XIX secolo era costituito da una struttura circolare in legno dotata di piccoli spioncini. Gli spettatori erano invitati ad osservare attraverso queste fessure scene di vita quotidiana in luoghi esotici, città lontane e mondi onirici.

Un luogo sospeso fra l’espediente della cinepresa e la vita reale ma anche fra l’osservazione e la contemplazione. Una terra di mezzo analogica ma ricca di magia in cui il tempo si fermava e viaggiava avanti anni luce. La venue dello show diventa difatti un “peepshow” in cui osservare da vicino ogni singolo racconto racchiuso nei look di Haute Couture. La modalità scelta è dispotica ma il Kaiserpanorama si presta perfettamente ad una lettura critica della condizione dello sguardo nella contemporaneità. È la contrapposizione alla sovraesposizione digitale e all’indigestione quotidiana di immagini effimere. Sotto questa lettura ricade anche l’Haute Couture stessa, un’arte arcaica che non si piega ai ritmi e alle esigenze del presente.
Attraverso lo spioncino lo sguardo viene limitato e l’abito riceve un’attenzione segreta delineando un rapporto d’intimità fra l’opera e lo spettatore che risulta profondo. L’intenzione voyeuristica si intensifica negli sguardi furtivi che si nascondono dalla collettività per mirare ad una nuova prospettiva sul mondo.

Rituali mitologici
Nella visione dello show il Kaiserpanorama diventa un “altare contemporaneo” in cui la ritualità dei gesti e delle presenze viene isolato dal resto del mondo. La musica techno si sostituisce ai rintocchi delle campane che venivano utilizzate nel dispositivo per scandire la fine e l’inizio di ogni scena. In questa atmosfera metafisica si fanno materia visioni divine che emergono dal passato dorato della vecchia Hollywood. Mitologie di icone impalpabili che nella loro elevazione richiedono gesti di venerazione. È il mito per eccellenza della bellezza primordiale che nella storia ha caratterizzato soltanto il vero divismo della prima Hollywood.
Volti, silhouette e movenze ultraterrene ricoperte di eccesso e luce; capaci di far nascere culti laici. Gli abiti presentati nel racconto di Specula Mundi sono difatti mito e materia. Virtuosismi estetici complessi e travolgenti che catturano l’attenzione dello sguardo invitandolo ad interrogarsi e fermarsi. La collezione è un susseguirsi di immagini devozionali lontane dal presente e da qualsiasi arco temporale. Il manierismo che contraddistingue Alessandro Michele da vita a mosaici di bellezza opulenta.

Le silhouette anni Venti si ricoprono di applicazioni preziose, ricami e plissé laminati come in un dipinto Art Deco o in un bozzetto di Madeleine Vionnet. Copricapi dorati e ricoperti di piume di struzzo portano nel reale la figura edonista per eccellenza: la marchesa Casati. In questo racconto opulento emergono le sfumature essenziali di diversi look in cui conversano armoniosamente il bianco e il nero ricordandoci la visione immortale di Valentino Garavani. Ritorna il culto della bellezza e della dimensione rituale e ciclica della moda. Alessandro Michele ci invita ad interrogarci e fermare i nostri sguardi per rallentare e comprendere la realtà, anche attraverso il mito. Nelle distanze che si annullano impariamo a contemplare il mondo.
Photo courtesy Valentino.



