Art

“Typologien: Photography in 20th-Century Germany”: la fotografia tedesca del ventesimo secolo in esposizione a Fondazione Prada

Gli spazi di Fondazione Prada Milano ospitano le opere di venticinque artisti tedeschi ispirate al concetto della “tipologia” applicato alla fotografia in un progetto a cura di Susanne Pfeffer

Dopo numerosi progetti dedicati alla fotografia contemporanea nello spazio di Osservatorio, Fondazione Prada intraprende una ricerca retrospettiva sul medium fotografico. A partire da inizio aprile, la sede milanese ospita la mostra “Typologien: Photography in 20th-century Germany”, dedicata alla fotografia tedesca del Novecento e curata da Susanne Pfeffer, storica dell’arte e direttrice del MUSEUM MMK FÜR MODERNE KUNST di Francoforte. L’esposizione, a Milano dal 3 aprile al 14 luglio 2025, è ospitata nel Podium, spazio centrale della sede. 

Il concetto della tipologia dalla botanica alla fotografia tedesca

Il progetto si propone di applicare il principio della “tipologia”, sviluppatosi nella botanica tra il XVII e XVIII secolo come metodo di classificazione e studio del mondo vegetale. A partire dall’inizio del Novecento la tipologia inizia ad essere applicata anche alla fotografia, affermandosi nel corso del secolo in Germania. In fotografia l’applicazione di questo concetto implica affermare l’equivalenza tra le immagini e l’assenza di gerarchie in termini di soggetti rappresentati, temi, generi e fonti. Si tratta di un approccio ambivalente, che consente la documentazione sistematica di persone e oggetti da un lato, mentre dall’altro corrisponde a una scelta individuale e arbitraria, un’azione potenzialmente sovversiva. 

Con la diffusione delle immagini e delle pratiche digitali, l’idea della tipologia continua a essere messa in discussione e ridefinita da fotografi e artisti contemporanei. «La qualità unica, l’elemento individuale, sembra confluire in una massa globale, nell’onnipresente universalità delle cose. Internet consente di istituire tipologie nell’arco di pochi secondi» spiega Susanne Pfeffer, e sottolinea: «Quando le differenze non sono più percepite come qualcosa di altro, ma vengono trasformate in elementi di divisione, è necessario riconoscere ciò che abbiamo in comune. Le tipologie ci permettono di individuare innegabili somiglianze e sottili differenze». 

Catalogazione oggettiva e componente individuale convivono al limite del paradosso nella mostra curata da Susanne Pfeffer

Il concetto delle tipologie viene applicato al percorso espositivo: un principio formale che permette di stabilire analogie inaspettate tra artisti tedeschi di diverse generazioni, rivelando al contempo i singoli approcci alla fotografia. «Solo l’accostamento permette di scoprire, nel confronto diretto, che cos’è individuale e che cos’è universale, normativo o reale» -afferma Pfeffer- «Il confronto tipologico lascia emergere differenze e somiglianze, e coglie le specificità». 

Il progetto crea connessioni inattese tra pratiche artistiche diverse tra loro, accomunate da un principio o da una volontà condivisa di classificare la realtà, riunendo oltre seicento opere fotografiche di venticinque artisti. La mostra include le fotografie di Bernde Hilla Becher, Sibylle Bergemann, Karl Blossfeldt, Ursula Böhmer, Christian Borchert, Margit Emmrich, Hans-Peter Feldmann, Isa Genzken, Andreas Gursky, Candida Höfer, Lotte Jacobi, Jochen Lempert, Simone Nieweg, Sigmar Polke, Gerhard Richter, Heinrich Riebesehl, Thomas Ruff, August Sander, Ursula Schulz-Dornburg, Thomas Struth, Wolfgang Tillmans, Rosemarie Trockel, Umbo (Otto Umbehr) e Marianne Wex.

L’esposizione permette l’incontro con figure fondamentali per la fotografia d’arte caratterizzata da un taglio specifico, basato sull’impostazione scientifica e su tecniche ricorrenti. Un approccio segnato dall’ambizione di documentare la realtà in modo sistematico e dalla volontà di usare il mezzo fotografico come strumento di analisi sociale e ricerca artistica in dialogo con altre discipline. 

Un’esortazione a riflettere sul nostro approccio alla fotografia nella contemporaneità, alla ricerca della singolarità anche nelle somiglianze

In occasione della mostra, Fondazione Prada pubblica un volume illustrato progettato da Zak Group, prestigiosa agenzia di design London-based. Il libro comprende un’introduzione di Miuccia Prada, un testo della curatrice Susanne Pfeffer e tre saggi di storici dell’arte e curatori internazionali come Benjamin Buchloh, Tom Holert e Renée Mussai. 

La mostra e il libro portano la storia all’interno del contesto attuale, invitando a riflettere su opportunità e rischi del modo in cui ci relazioniamo alle fotografie in un momento storico in cui tutti comunichiamo per immagini. La classificazione sistematica prodotta dalle tecnologie digitali anima il dibattito intellettuale di oggi, con reazioni soggettive e contro-narrattive anche da parte di fotografi e artisti. I loro intenti sono simili a quelli degli artisti di “Typologien” che hanno perseguito e, in parte, coltivano ancora l’idea di fotografia come strumento di istanze sociali, collettive e individuali.

Anche nella nostra epoca, le tipologie ci permettono di osservare grandi somiglianze e piccole differenze, di notare la varietà del mondo e di riconoscere nel ritratto anche la singolarità dei soggetti. 

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Mag 15, 2025

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