Pirelli HangarBicocca ospiterà una grande retrospettiva dedicata al lavoro di Rirkit Tiravanija, dove architettura, memoria e relazione diventano strumenti di incontro. Il percorso d’esposizione assume la funzione di uno spazio partecipativo, in un progetto che riattiva le icone del Modernismo attraverso l’esperienza viva del pubblico
Dal 26 marzo al 26 luglio 2026 Pirelli HangarBicocca presenta “The House That Jack Built”, prima retrospettiva dedicata alla ricerca architettonica e spaziale di Rirkrit Tiravanija, a cura di Lucia Aspesi e Vicente Todolí. La mostra, allestita nelle Navate, si configura come un gigantesco labirinto che guida il pubblico attraverso ambienti pensati per favorire esperienze condivise di gioco, relax, cura e convivialità. Figura centrale dell’arte relazionale, Tiravanija ha ridefinito dagli anni Novanta il concetto di opera, trasformandola in un processo partecipativo che intreccia arte e vita e invita i visitatori a diventare parte attiva del lavoro.
Rirkrit Tiravanija: l’arte come territorio per la trasformazione sociale
Nato a Buenos Aires nel 1961 e cresciuto tra Thailandia, Etiopia, Canada e Stati Uniti, Tiravanija ha sviluppato una pratica profondamente segnata dal tema della globalizzazione e dalla circolazione di persone, immagini e capitali. Il suo lavoro indaga la tensione tra “locale” e “globale”, decostruendo concetti come viaggio e rifugio e interrogando le strutture culturali e politiche che modellano l’esperienza contemporanea. Attraverso installazioni, performance e momenti conviviali – emblematico l’atto del cucinare e condividere cibo in ambito museale – l’artista mette in discussione le convenzioni espositive e propone l’opera come spazio di dialogo e trasformazione collettiva.

L’architettura modernista si rinnova attraverso attivazioni collettive
Fulcro della mostra è la più ampia selezione di opere architettoniche realizzate dall’artista, molte ispirate a edifici iconici del Modernismo firmati da maestri quali Sigurd Lewerentz, Le Corbusier, Rudolf Michael Schindler, Frederick Kiesler, Jean Prouvé e Philip Johnson. Tiravanija rilegge queste architetture alterandone la funzione originaria attraverso attivazioni collettive, trasformandole in piattaforme aperte il cui valore è determinato dall’uso e dalle persone che le abitano. Il percorso si apre con una piattaforma a spirale ispirata al Raumbühne di Kiesler, spazio per performance e dibattiti, e si sviluppa tra tende-archetipo di abitazione minima, una casa modernista in scala arredata da bambini e una rilettura della Maison Tropicale di Prouvé, arricchita da riflessioni visive sul colonialismo.

Un labirinto esperienziale, tra spazio espositivo e partecipazione attiva
Concepita appositamente per le Navate, l’esposizione si articola in un labirinto dalle pareti rivestite di tessuto arancione, colore ricorrente nella pratica dell’artista e legato a un’idea di esperienza immersiva e consapevole. Ad aprire il percorso sarà untitled 2026 (demo station n. 9) (2026), una piattaforma in legno a forma di spirale accessibile alle persone ispirata al Raumbühne di Kiesler. Come suggerisce il titolo, l’opera invita il pubblico a dimostrare qualcosa configurandosi come un luogo di incontro e scambio e giocando tra il significato politico e individuale del termine “dimostrazione”. Tra le altre installazioni, “untitled 1996”: uno studio di registrazione aperto a musicisti e visitatori rievoca lo spazio newyorkese frequentato da Tiravanija negli anni Novanta.
All’interno di un Cubo prenderà vita anche “untitled 2009 (the house the cat built)”: una casa in legno che ospita opere di artisti amici, sottolineando la dimensione collaborativa del progetto. Più che una celebrazione museale, “The House That Jack Built” si presenta come un formato attivo e partecipativo, in cui le opere vengono riattivate di volta in volta dalla presenza del pubblico, trasformando la mostra in un organismo vivo e in continua evoluzione.

La mostra sarà accompagnata da una monografia che raccoglie i più recenti studi critici sulla pratica di Rirkrit Tiravanija. Disegnata da Francesca Grassi, include saggi appositamente commissionati al curatore Francesco Bonami e alla storica e teorica Beatriz Colomina. Il volume comprende inoltre una conversazione tra Tiravanija e l’architetta Frida Escobedo e schede dettagliate sui lavori esposti.
Photo courtesy Pirelli HangarBicocca



