Texture, volumi, imperfezioni e artificio. Cyndia Harvey, Duffy, Kim Rance, Benjamin Muller e Christian Eberhard raccontano un nuovo modo di pensare l’hair: meno perfezione, più carattere
Per anni anche i capelli hanno inseguito la perfezione. Onde lucidissime, pieghe disciplinate, raccolti impeccabili e texture naturali trasformate per sembrare ancora più “naturali”. Ora qualcosa sta cambiando. Nella moda il capello torna a essere materia. Si gonfia, si bagna, si appiattisce, si intreccia, diventa enorme oppure quasi scompare. Può sembrare incompiuto, artificiale, eccessivo o semplicemente sbagliato. Ed è proprio lì che diventa interessante.
Identità in testa
Nel lavoro di Cyndia Harvey il capello è identità, cultura e scultura. Texture afro, trecce e volumi diventano strutture capaci di modificare completamente il volto. La texture non viene neutralizzata per adattarsi all’immagine fashion: diventa il punto da cui partire. Il capello non completa l’identità. La racconta.
Fuori misura
Con Duffy il capello torna a occupare spazio. Molto spazio. Volumi estremi, silhouette improbabili e costruzioni dichiaratamente artificiali trasformano l’hairstyle in uno degli elementi dominanti dell’immagine. Dopo anni di effortless hair, torna il piacere di vedere qualcosa che dichiara apertamente di essere stato costruito.
Cambio di personaggio
Per Kim Rance i capelli diventano uno strumento di trasformazione. Parrucche, lunghezze, frange e texture permettono di costruire personaggi diversi, modificando il modo in cui percepiamo un volto prima ancora dell’abito. L’hair non arriva alla fine del processo. È parte della costruzione del personaggio.
Imperfezione controllata
Benjamin Muller lavora sul confine tra precisione e incidente. Texture vissute, capelli spettinati e ciocche apparentemente casuali costruiscono un’imperfezione attentamente progettata. Il risultato sembra spontaneo, quasi accidentale. Naturalmente, non lo è. Perfettamente imperfetto.
Fuori posto
Nel lavoro di Christian Eberhard emerge un’attitudine più underground. Punk, new wave e sottoculture incontrano texture libere, forme irregolari e capelli che sembrano conservare una propria autonomia. Non tutto deve essere corretto. A volte una ciocca fuori posto, una texture troppo secca o un volume non convenzionale sono esattamente ciò di cui l’immagine ha bisogno. L’errore diventa parte dello stile.
Nuovi codici
Il crespo non deve essere eliminato. Il wet può diventare una superficie. Una treccia può essere architettura. Una parrucca può dichiarare la propria artificialità. Non esiste più un’unica idea di hair styling. I capelli non devono più stare al loro posto. Devono avere qualcosa da dire.



