Dallo sguardo di Takashi Homma e una corrispondenza di immagini ideali fra Napoli e il Giappone nasce un progetto fotografico sospeso nel tempo. “Napoli Direzionale” mette in luce le contraddizioni del celebre quartiere partenopeo attraverso la poetica visiva del fotografo giapponese che tramuta la città in spazio metafisico

Napoli è una città dalle mille vite. Storie polari e antitetiche che si sono sovrapposte e manifestate anche attraverso le architetture che la sorreggono. Dai quartieri popolari sino agli edifici nobiliari, si alternano con facilità stili e mondi visivi polari fra suggestioni antiche e nuove soluzioni urbanistiche. Lontano dal cuore pulsante della metropoli, dai resti medievali e romani si erge con presenta travolgente il Centro Direzionale. Una cartolina internazionale illuminata dai raggi solari che si riflettono sulle vetrate di grattacieli imponenti. Quartiere rivolto al futuro e a ciò che la città sarebbe potuta diventare se non fosse per la sua intramontabile bellezza nascosta all’ombra dei suoi celebri vicoli. Questi spazi quasi sconnessi dall’anima partenopea più autentica difatti si immettono in una visione avanguardista dell’architettura urbana. Molto più vicina alle grandi megalopoli del mondo, il Centro Direzionale oggi rappresenta il volto più moderno di Napoli e dunque la sua più grane contraddizione.

Luogo ricco di evocazioni estetiche, Edizioni C/O Bardi decide di raccontarlo attraverso l’obbiettivo di Takashi Homma, fotografo giapponese, nel libro “Napoli Direzionale”. Ed è proprio il Giappone a ritornare ciclicamente in questa narrazione come nel caso di una tela del 1985 di Ed Ruscha dal titolo “Japan is America”. Ma se negli anni Ottanta questa affermazione era valida anche nel suo contrario ad oggi possiamo affermare che anche Napoli è il Giappone o almeno il suo Centro Direzionale. Il complesso difatti venne progettato nel 1982 dal celebre architetto giapponese Kenzo Tange, esponente del Matabolismo.

Piani metafisici e sguardi sospesi
Con il contributo di diversi architetti napoletani, il Centro Direzionale fu ultimato nel 1995 assumendo l’aspetto “elegante” e aziendale che oggi conosciamo. Un luogo grigio ma al contempo luminoso grazie ai suoi grattacieli, alle vetrate e alle inserzioni metalliche che stridono con il resto della città. Le grandi piazze desertiche che impedivano sui piazzali dell’edificio ne appiattiscono la percezione sovrastata soprattutto dall’imponente Vesuvio e dal Mediterraneo. Quando arriva il tramonto e gli uffici iniziano a svuotarsi, gli impieghiati animano per qualche minuto questo deserto urbano lasciando spazio poi alla popolazione della notte. Skater, giocatori di cricket, spacciatori o passanti disorientati da queste architetture così comuni ma così anomale per la città di Napoli. Takashi Homma viene invitato a catturare proprio questo momento: un rito di passaggio fra il giorno e la notte; tra Tokyo e Napoli.

Perché nonostante Napoli sia la città del sole è pure vero che la sua anima si accende anche e soprattutto di notte. Nei misteri millenari, nelle nuove generazioni che animano i vicoli e anche nelle sue macchie sociali che però sono comuni a tutte le grandi metropoli. Homma immortala il tramonto, la luce che scende sui vetri brillanti e le piazze che, fotografate dall’edificio più alto del complesso, assumono l’aspetto di quadri metafisici. Ombre e pochissime persone che interagiscono fra cemento, piccole aiuole verdeggianti e la luce soffusa. Il fotografo Giapponese nel suo week-end di permanenza riesce inoltre ad entrare in contatto proprio con l’elemento umano di questi luoghi. Dai business man in ferie sino agli adolescenti sugli skate. All’interno del libro fotografico vengono inseriti anche gli scatti degli spazi più nascosti del Centro Direzionale. Luoghi sotterranei e fatiscenti, parcheggi bui e suggestioni architettoniche più ancorate alla realtà fra luci al neon e graffiti.

Napoli è Tokyo
Questa narrazione di “Napoli Direzionale” si immette nella visione ben riconoscibile della fotografia di Takashi Homma. Il suo linguaggio visivo e personale è difatti strettamente legato alla materia urbana e a tutte le sue sfumature. Negli anni i suoi lavoro si sono quasi sempre incentrati sulle sui quartieri suburbani di Tokyo, dei suoi grattacieli e delle persone che li animano. Un racconto sincero della sterilità di architetture imponenti, nichiliste e realizzate al servizio della società massificata. Il suo obbiettivo cattura anche l’essenza più umana della città come oggetti abbandonati o nelle case di sconosciuti, bambini al parco e sguardi che nascondono infinite storie da raccontare. Fra gli innumerevoli libri fotografici realizzati negli anni sicuramente il più significativo è “Tokyo Suburbia” (1998) grazie al quale Homma fu insignito del Kimura Ihei Commemorative Photography Award.

Con “Napoli Direzionale” Takashi Homma ci illustra una realtà onirica fra l’alienazione contemporanea e prospettive urbane contraddittorie.
© Takashi Homma, Napoli Direzionale, courtesy EDIZIONI C/O BARDI



