Cher e l’alchimia del cambiamento: tra moda, cinema e musica

Le vere streghe non hanno paura del cambiamento. Lo affrontano come se fosse sintomo di una normalità guadagnata. È il loro modo per fuggire dal pregiudizio, per impedire a quel pubblico che le guarda di stancarsi. Questo accade a tutte le donne, soprattutto quelle esposte a livello mediatico, che vivono nella costante necessità di provare il proprio valore. Allora mutano, di forma e di aspetto, di tono di voce, di carriera e di scelte di vita, per non accontentare mai quella discriminazione originata con il loro genere

Alchimiste della vita, si potrebbero definire, capaci di elaborare magici incantesimi che ammaliano e sconvolgono, senza concedere spazio ad interpretazioni. La loro fuga dalla categorizzazione è inarrestabile, non si lasciano definire dalle aspettative degli altri. Iniziano il proprio percorso senza sapere quale sarà la destinazione, con l’unico obiettivo di dare valore alla propria identità. Di queste donne, talvolta, si leggono memoir, a celebrare un eterno reinventarsi che trova spazio fertile nell’arte. È in quella magia che diventano immortali, anime senza tempo il cui potere si trasmette a prescindere dalla loro presenza fisica. 

Eppure vivono in un costante limbo, al vaglio di critiche e disapprovazione. Consapevoli che, nonostante si sforzino, il loro destino sarà sempre un rogo, sia in senso letterale che in senso simbolico. Per questa ragione non soddisfano aspettative, abbandonano la coerenza, mettendo al primo posto la propria volontà di autodeterminarsi. Così il loro materializzarsi nel mondo acquisisce numerose sembianze: in un interscambio figurato di mantelli e grembiuli, capelli naturali e parrucche, realtà e fantasia. 

Nello scontro con il mondo esterno per questa congrega non esiste vittoria, non si conosce libertà che coincida con l’ideale che gli altri hanno costruito su di loro. Dimenticate perché obsolete e immobili, ricordate perché incoerenti e senza freni. Vittime senza distinzione di un presente che non ne riconosce il diritto ad esistere. E quando qualcuna di loro emerge, lì ritrovano quel senso di appartenenza perduto nell’eterna caccia. 

Cher: 80 anni di metamorfosi

Strega indiscussa tra queste consorelle è una regina dal fascino esoterico, mai afflitta dalla paura di reinventarsi. In un paradossale vortice di giudizio che le ha chiesto di essere differente, purché restasse sempre la stessa. Cher, icona sovversiva, dalle molteplici personalità, morgana senza definizione, dalla quale fugge per paura di perdere sé stessa. In ogni istante, sin dalla nascita, la vita ha cercato di rinchiuderla in una categoria: da orfana con genitori vivi, a cantante, ad attrice. In un’infinita metamorfosi la sua figura ha acquistato quel senso, cambiando pelle, volto e fisionomia, per dimostrare che si può fuggire dalla gabbia dell’idealismo. 

Le parole da spendere su di lei sembrano sempre troppo poche, “Dea del Pop”, prima e unica artista a mantenere salda la propria posizione nella top Ten di Billboard, per ben sei decenni. La sua storia non è un semplice pezzo di carta, né un certificato custodito per tempo all’anagrafe, è un papiro di molteplici incantesimi, fatti per raccontare che la vita delle donne non ha un solo destino. Incompresa, come tutte quelle fattucchiere che scelgono di non lasciarsi determinare. Trasportata da un susseguirsi di eventi complessi che hanno definito un’infanzia da cui è nata la sua fama. 

Nel complesso scorrere del suo tempo sulla terra si sono intrecciate “sovrapposizioni e sfumature, apparenti contraddizioni e false antinomie” in una convivenza reciproca di stili che hanno influenzato la cultura popolare. In prima battuta emersa in un duo, dopo aver lasciato la scuola per la diagnosi di dislessia dopo che, a soli 16 anni, è stata scoperta a cantare in un bar. In fuga da una narrazione che non era la propria, come quando i serpenti mutano di pelle per affrontare la nuova stagione. 

Affascinante ma temuta per la sua voce da contralto, poco diffusa nel genere femminile. Dai posti secondari Cher è riuscita, alzando il tono del suo grido, ad esporre la profondità di una caratteristica che la spaventava. Confusa e scambiata per un uomo, tanto da non piacere a quel pubblico, che la riteneva ambigua. Il suo tono vocale è stato per lei croce e delizia. Disprezzata qualità di un sé che non voleva cedere alle aspettative altrui, elemento differenziante in un contesto che solo con il tempo riuscì a comprenderla.

Da Sonny & Cher a icona hippie: gli anni che hanno cambiato la pop culture

Furono gli anni Sessanta a darle animo, in quel fragore di pace e amore, di cui insieme al compagno si fece portavoce. Una contro-cultura che l’ha spinta a diventare ciò che è oggi, libera paladina di un movimento di cui difende diritti e concetti base. Eppure, stregata dalla luce del suo partner nella carriera e nella vita, ha perseguito strade più lineari. In un duo ha passato ben dieci anni della sua esistenza, in un alternarsi di alti e bassi che non hanno mai fatto sì che perdesse la sua determinazione. 

Nascondendo quel senso di incomprensione, quell’incapacità, non originata dalla sua volontà, di puntare i piedi in un Paese che l’aveva vista nascere ed evolversi. Diventare quella Cleopatra, compagna amata e determinante nella vita di un Cesare da lei ammaliato. Con lui varcò quell’oceano sterminato per raggiungere il Paese dove ebbero un effettivo successo, ritrovando quel riconoscimento che ripagò tutta la frustrazione del non essere apprezzati. 

Nel frattempo l’aspetto di Cher l’aveva resa simbolo di un movimento che alimentò il fragore dei giovani americani di quel tempo. Lunghi e ondeggianti capelli neri, una frangia che richiamava la capigliatura della grande regina d’Egitto, trucco calcato e ombelico scoperto. A identificare quella generazione hippie di cui ha fatto parte, senza abbandonare quei dettagli che la rendevano unica. Anche qui non è stata risparmiata dall’opinione pubblica in fervore, per non aderire perfettamente a quei canoni del movimento. Contraria all’utilizzo di droghe, fu considerata obsoleta, quando già rivoluzionava lo stile musicale di un’epoca ancora in arrivo. 

Le Streghe di Eastwick, Moonstruck e la notte degli Oscar

La carriera di Cher ha preso lo slancio televisivo, ridisegnando quel volto profondo in un simpatico e sorridente personaggio che da strega nella realtà aveva assunto lo stesso ruolo nella finzione. Fu questo che gli permise di ottenere un Oscar. Una pellicola girata subito dopo Le Streghe di Eastwick, in quegli anni Ottanta che seguivano alla persecuzione delle femministe. Gitana di un tempo passato, da cui prende sfumature e ribellioni, non abbastanza forti da allontanarla dallo sfavore del proprio movimento, quando la copertina di un album la ritraeva nuda e incatenata. 

Così, senza l’approvazione di nessuno, Cher si è guadagnata quella statuetta d’oro, per essere stata Stregata dalla Luna, in una commedia dal dramma romanzesco. Sul grande schermo ebbe una resurrezione, tramutata in un abito nero, semi-trasparente, con dettagli di fili luminosi, a farsi eterea icona di una congrega. Coronata da una stola nera, con dettagli in argento, una capigliatura mossa e luminosi pendenti, illuminava, quello stesso tappeto che più volte aveva calcato da personaggio secondario. 

Libera di scegliere chi essere, dopo aver ricevuto giudizi severi sul look da lei indossato due anni prima. “Non un’attrice seria” come lei amava definirsi, non per le sue performance ma per il suo essere anti-convenzionale, padrona di sé stessa e di abiti dal fascino inaspettato. Quella bralette nera tempestata di diamanti, alternata ad una gonna con spacchi laterali, a vita rigorosamente bassa e un copricapo a cresta irochese dall’imponenza spumeggiante. Uno schiaffo a chi l’aveva sbeffeggiata, a chi, con un fare di presunzione e critica, aveva sminuito il suo lavoro. 

Così, tra ruoli femministi e album di denuncia sulla distorsione patriarcale del mondo l’epoca matura della sua carriera ha acquisito un valore universale. Abbandonata la convenzionalità della sua voce, si è sforzata per ricreare un’armonia, da sempre richiestagli dal pubblico. In una narrativa sofferente di un universo femminile che è costretto a scalpitare per guadagnare l’interesse dell’opinione di un mondo violento. 

È stata lei, dopo aver ricevuto una stella sulla Walk of Fame, a non arrestare la fame di nuove libertà. A sentire l’esigenza di inventare una nuova versione di quella Cher che ci aveva creduto. Tanto da dare vita a Believe, quel singolo dalla vena robotica, che aveva introdotto per la prima volta l’autotune nelle registrazioni della voce. Così nella combinazione tra estremismo musicale e innovazione ha conquistato la vetta delle classifiche di Billboard, proponendosi come la donna più anziana, a soli 53 anni, ad essere presente in classifica. Una hit che ha fatto parte di un album dall’impatto tale da permettergli di vincere un Grammy Award.

Moda, potere e una libertà che non chiede permesso

Nell’assenza di categorizzazione ha costruito un impero, un mondo fatto di forme e di segreti dettati dalla forte fiducia in sé stessa. Camaleonte dell’arte, star che anche nella moda ha dato origine ad una rivoluzione fatta di pantaloni a zampa e chiodi in pelle, di calze a rete e di gilet scamosciati. Un mix di stili che si sono ritrovati per costruire inediti abiti e completi che le hanno permesso di distinguersi senza abbandonare la sua vera essenza. È stato il suo sogno di diventare famosa a renderla turbolenta icona delle arti e della cultura, nonché attivista e filantropa che ha continuato senza pausa a stupire una corrotta industria.

A due anni da quell’intimo racconto d’introspezione fatto dalla stessa per definire quel lato nascosto, di figlia, moglie e amante. Oltre che di donna in cerca della sua essenza, multiforme strega di una realtà fatta di apparenze e superficialità. Non è ancora pronta, ad ottant’anni, a svelare quell’occulta pozione che post pone per la paura di risultare fragile. Perché la crudezza del mondo ancora spaventa quelle maghe custodi di una libertà di scegliere chi essere, guadagnata tra lacrime e sorrisi. 

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Ago 29, 2026

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