Gucci by Frida Giannini: la riscoperta di un’eredità estetica troppo sottovalutata 

Da Madonna sul palco del Coachella 2026 sino ad arrivare a Kylie Jenner e un costume da bagno intrecciato del 2010. Lo show business e la moda stanno riscoprendo un’era estetica troppo spesso dimenticata; quella di Frida Giannini da Gucci 

Prima del manierismo stratificato di Alessandro Michele, del minimalismo urbano di Sabato De Sarno e del nuovo “Core” di Demna, c’è stata un’era di Gucci che ha influenzato la moda contemporanea più di quanto si voglia ammettere. Era la seconda metà dei Duemila e la direzione creativa di Frida Giannini da Gucci conquistò il fashion system. Superato l’allure misterioso e sensuale di Tom Ford, la storica maison fiorentina entrò difatti in un decennio di rinascita estetica. L’innovazione apportata dalla designer si basava su pochi e riconoscibili elementi di stile. La nuova donna Gucci si presentava come risposta indiretta all’indie sleaze francese di Hedi Slimane, prima con Dior Homme e poi con Saint Laurent.

Giannini riuscì a sintetizzare nuovi archetipi del linguaggio stilistico femminile fra il glam rock degli anni Settanta e un’eleganza ribelle ma fermamente legata all’heritage della Maison italiana. Jeans skinny, bootcut, frange, borchie e Napoleon Jackets si amalgamavano ad una narrazione audace e senza filtri. Gucci era ritornato ai suoi intenti primordiali; ovvero vestire per farsi notare e non solo conquistare attraverso il corpo nudo. Lo styling bohémien e stratificato, i riferimenti alle rock star del passato e le falcate delle slavic dolls coniarono un rinnovato linguaggio della moda italiana.

Frida Giannini riuscì difatti a rendere Gucci di nuovo desiderabile conquistando nuove fette di mercato grazie ad intuizioni estetiche riprese più volte anche dai suoi successori. Prima fra tutte la riscoperta dell’iconica stampa “Flora” che proprio sotto la sua direzione creativa divenne nuovamente simbolo identitario. E così i celebri fiori che in origine adornavano soltanto foulard e accessori giunsero sugli abiti e i capispalla. 

Dall’archivio a nuovo culto estetico 

Questa rilettura dell’archivio non si limitava ad un semplificato citazionismo ma apriva nuove possibilità stilistiche dirette al gusto contemporaneo. In diverse collezioni difatti vennero inclusi anche gli elementi che tradizionalmente si riferivano al mondo dell’equitazione: mercato originale del brand. In quegli anni inoltre innumerevoli accessori divennero oggetto del desiderio grazie alla lunga esperienza alla direzione degli accessori di Frida: prima da Fendi e poi proprio da Gucci. Fra le borse più iconiche della sua era è impossibile non citare il bauletto Boston. Realizzato in canvas con logo all over o in pelle, era la perfetta risposta estetica alla Speedy di Louis Vuitton considerata, proprio sul finire dei Duemila, la it-bag per eccellenza.

In un reel pubblicato recentemente sui suoi social, Frida Giannini mostra la sua personale collezione di Boston Limited Edition. Realizzate per le nuove aperture dei negozi Gucci in tutto il mondo queste borse rappresentano la sintesi perfetta della visione della designer. La tradizione del logo si scontra perfettamente con glitch stilistici pop ma misurati; chic ma pur sempre ribelli. Il successo di questa era si consolidò nel 2008 quando Gucci divenne il brand più desiderato sul mercato mentre Frida Giannini fu inserita nella lista delle 100 donne più influenti al mondo dal Wall Street Journal. 

Quando la moda dimentica

Nonostante il grande apporto stilistico e il successo commerciale della designer italiana molto spesso il suo decennio alla direzione creativa viene eliminato dai ricordi del passato di Gucci. Tom Ford resta il direttore più citato e “rimpianto”, eppure il decennio di Alessandro Michele nel brand (nonostante i linguaggi siano lontanissimi) sembrava sbocciare proprio dalla visione precedente di Frida. Ma nel ricircolo spietato della moda, si sa, la nostalgia è riservata ad una cerchia di pochi linguaggi e poche visioni. Nonostante questa damnatio memoriae ingiustificata, nell’ultimo anno sembrerebbe essersi manifestata una rinascita d’interesse nei confronti del lavoro di Frida Giannini. 

Frida Core 

Il primo a contribuire a questo rinascimento dell’era di Giannini è stato indubbiamente Demna che, in un lavoro certosino di studio dell’archivio del brand, sta riportando nel presente i codici più riconoscibili di Gucci. E così il glam dismesso di Frida diviene un nuovo linguaggio da reinterpretare per il designer georgiano. Un esempio sono le soluzioni di styling che abbiamo visto nei suoi due show in cui il layering fra denim, pellicce e stampe ci parlano di quella stessa donna immaginata da Frida. Quest’ultima inoltre, in occasione della Design Week a Milano, diviene anche protagonista di un’intero arazzo del progetto Gucci Memoria. Un exhibition in cui Demna ripercorre la storia della maison e di tutte le sue icone: dalle it-bag, passando per i draghi di Alessandro Michele sino ad arrivare a Frida Giannini rappresentata come una moderna Venere di Botticelli.

Ma questo interesse nei confronti della designer si immette anche in un’altra narrazione, quasi leggendaria: l’annuncio della parte due di “Confessions on The Dance Floor” di Madonna. Quando nel 2005 venne pubblicato il celebre album della regina del pop a seguire la visione estetica del tour promozionale fu proprio Frida Giannini. Un sodalizio passato alla storia grazie a look statement come il celebre chiodo in pelle argentato o il bomber lilla reinterpretato in molteplici versioni. Pezzi iconici passati alla storia che Madonna indossò durante il suo primo e ultimo Coachella in qualità di Headliner.

E così come un cerchio che si ricongiunge lo scorso aprile l’artista decide di indossare gli stessi capi (di nuovo) sul palco del celebre festival. Al fianco di Sabrina Carpeter per presentare il loro inedito duetto, la regina del pop fa riemergere dal passato l’estetica del primo “Confessions” e di conseguenza la visione di Frida Giannini. Anche Kylie Jenner riscopre il lavoro della designer scegliendo un costume cut-out con inserti in metallo della collezione SS 2010 di Gucci. Un unico scatto divenuto virale in pochissimi minuti grazie ai migliaia di utenti che si chiedevano di che brand fosse il costume indossato dalla celebrity. 

Un’eredità da custodire

La seconda “vita” dell’era di Frida Giannini ci dimostra quanto nella storia della moda contemporanea si sbagli a santificare gli stessi profili da decenni. Il brand e il loro heritage è il risultato di tutti i creativi che si sono susseguiti negli anni; anche quelli non considerati troppo impegnati dagli insider e dalla stampa. Nonostante sia arrivata subito dopo una figura ingombrante come quella di Tom Ford, Frida Giannini è riuscita a riscrivere i codici visivi di Gucci. Un lavoro che oggi riscopriamo ma che forse non avremmo mai dovuto depennare dal racconto contemporaneo. 

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Giu 10, 2026

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