Nel cuore di Times Square a New York ha preso vita “GUCCICORE” la prima collezione Cruise di Demna per la maison. Lo show è il “quarto atto” analitico del designer per il brand e ci presenta una lettura antropologica del presente attraverso un guardaroba pragmatico. Con GUCCICORE il brand diventa un lifestyle; un vero e proprio culto da celebrare e desiderare nel proprio quotidiano; fra appartenenza sociale e aspirazione

Il cuore della città che non dorme mai, illuminato dai Led e inondato dai rumori della vita che scorre velocemente. Caos, progressione e frenesia si incrociano a Times Square, simbolo mondiale del capitalismo performativo. Demna per la sua prima collezione Cruise per Gucci sceglie New York come luogo e metafora del suo quarto atto creativo e analitico. Uno show che si insinua nelle arterie della metropoli per eccellenza presentandoci il nuovo volto della Maison italiana che nel tempo ha acquisito i suoi stessi caratteri. Un’estetica costruita non solo attraverso i diversi direttori creativi che si sono susseguiti ma soprattutto grazie ad una clientela che riconosceva in Gucci un “modo di essere”.

Da qui nasce l’idea di un lusso sempre più rumoroso che non ha paura di mostrarsi anche attraverso gli stereotipi più demonizzati. Direzione che non abbandona il savoir-faire italiano, la seduzione dell’era Tom Ford e l’estetica indie sleaze di Frida Giannini che sembrerebbe ritornare nel presente. Gucci è il risultato di tutti questi ingredienti antropologici che nella visione di Demna si sintetizzano perfettamente anche con la sua storia centenaria. Per la Cruise 2027 si manifesta GUCCICORE: non più semplicemente un brand di abiti ma un vero e proprio lifestyle. Se con La famiglia, Primavera e Generation Demna ha riportato nella contemporaneità la storia della maison, con questo show inizia la sua edificazione del futuro.

“Men in the Cities” e la perfomatività capitalistica
Dal 1977 al 1983 Robert Longo posizionò macchina fotografica sul rooftop del proprio appartamento per immortalare la reazione dei propri amici al lancio di vari oggetti. Le fotografie realizzate mostravano i soggetti in pose plastiche ma al tempo stesso naturali; liberi nei movimenti ma intrappolati nei propri completi da ufficio. La dinamicità del corpo dunque collideva con l’immagine del potere, della finanza e della divisa “da metropoli”; alla costante ricerca di una performatività lontana dal reale. Gucci riprende questo immaginario celebrando il lavoro di Longo e facendolo proprio. In una serie di brevi video pubblicati prima dello show vediamo ricreati gli stessi movimenti. Le stesse “divise” da città in questo caso diventano il punto di partenza antologico per la collezione Cruise.
Ma New York viene scelta come location non solo per una ricerca e analisi estetica della “metropoli” ma anche per il rapporto storico che la Maison ha con questa città. La prima boutique di Gucci negli Stati Uniti fu aperta proprio sulla Fifth Avenue nel 1953 diventando difatti il primo punto focale della sua espansione globale. E proprio la globalizzazione e il conseguente sistema capitalistico diventano un’ulteriore narrazione per la collezione. GUCCICORE non sta ad indicare soltanto una serie di abiti must-have o “pragmantici” (come afferma Demna) ma ci presenta un nuovo modus vivendi.
Pochi minuti prima dell’inizio dello show difatti sui billboard di Times Square sono stati trasmessi diversi spot pubblicitari fittizi. E così vediamo Gucci Acqua, Gucci Cioccolata, viaggi sulla luna e sieri per la longevità promossi da Gucci e così via. Un lifestyle estremizzato e dissacrante; rumoroso e superficiale: sintesi perfetta della direzione capitalistica del presente. Lusso e performatività che si incrociano su stereotipi legati alla storia dell’italian dream e della tanto agogliata “Dolce vita” di cui vediamo un estratto fra uno spot e l’altro.

Gli archetipi del reale di Guccicore
Lo show che prende vita nella zona pedonale di Times Square ricrea una sorta di labirinto nella celebre piazza commerciale senza distaccarsi troppo dalla realtà. In concomitanza con la colonna sonora difatti è possibile ascoltare ancora la vita della città che scorre frenetica. Le voci dei passanti, i clacson e le sirene continuano a creare l’atmosfera caotica tipica delle metropoli mentre in passerella si manifestano i suoi abitanti. Con GUCCICORE Demna decide di illustrare gli archetipi sociali che è possibile ammirare fra le strade di New York. Dalla it-girl all’artista giungendo agli impiegati di Wall Street, le celebrity e le socialite. Un’indagine antropologica che riconosce nel vestire un’espressione d’appartenenza sia ad un ceto sociale che ad una professione. E così si delineano i capi pragmatici e dunque da indossare nel quotidiano sopracitati dal direttore creativo.

La perfetta giacca da ufficio, la gonna a tubino, la blusa in seta e i capispalla over che si rifanno alle silhouette degli Ottanta. C’è un’intenzione stilistica ben radicata nel DNA del lusso di Gucci: sensuale e loud; aspirazionale e ricercato. Vediamo pellicce con fodere in seta che riportano l’iconica stampa Flora che si espande anche su un cappotto bianco. Mentre il celebre Web impervia su accessori e top tubolari. La dinamicità di New York si riversa sull’archetipo della donna in carriera fra completi in pelle nera, maxi borse da giorno e iphone sempre in mano, ma non solo.

Per le strade della città non è raro incrociare celebrità. E così in passerella arriva Tom Brady in un completo in pelle nera e Paris Hilton in un abito in seta con stampa Horsebit e pelliccia. Se nei completi lucenti e fluidi vediamo manifestarsi il gusto di Tom Ford nei coordinati in jeans, nei gilet di pelliccia cropped e nello styling stratificato è possibile riconoscere un omaggio a Frida Giannini.
L’ultima parte dello show dedicato alla sera mostra il lato più glamour della Maison attraverso abiti drammatici, sensuali e simbolo di un lusso decadente. Desiderio ed edonismo diventano gli ingredienti per i look in mesh nero indossati da Alex Consani e Mariacarla Boscono. Cindy Crawford invece avvolta da piume nere stratificate su un abito architettonico chiude lo show.

Il culto di Gucci
Ciò che si delinea nello show è l’intenzione ben chiara di Demna di far nascere nel presente un nuovo “culto” di Gucci. Creare dunque una desiderabilità di apparenza che possa superare la stagionalità e giungere in una dimensione di “adorazione”. Aspirare a raggiungere il lifestyle di Gucci e di entrare a fare parte di quel “Core” in cui desiderio, sensualità e performatività si espongono senza chiedere il permesso. Gucci ritorna a prendersi il proprio posto nella contemporaneità fra le luci e i rumori della città più esposta al mondo.
Photo Courtesy Gucci.



