È iniziata ufficialmente una nuova era in casa Gucci che accoglie la dirompente visione del suo nuovo direttore creativo, Demna. Per l’autunno/inverno 2026 il brand parte dalla “Primavera”, la stessa di Botticelli che ispirò la stampa Flora. La collezione oscilla fra stereotipi contemporanei, moda aspirazionale e omaggi visivi a Tom Ford

Gucci, fra tutto le case di moda italiane, è senza dubbio uno dei profili più trasversali del sistema. Negli anni la sua storia è stata plasmata dai creativi più in vista e rivoluzionari, come Tom Ford o Alessandro Michele. Narrazioni opposte, contraddittoriamente vincenti e fautori di un linguaggio culturale chiaro e vicino a tutte le sfere sociali. Demna arriva da Gucci con tutte queste consapevolezze riconoscendo che il brand, non venendo dalla Couture, ha una storia unica fatta di emozioni più che di significati intellettuali. E così, come solo lui sa fare, inaugura una nuova era nel brand italiano.
Attraverso una lettura sociologica degli stereotipi stilistici contemporanei si delinea una narrazione critica ma soprattutto emozionale. L’archivio di Gucci viene rispolverato ma non per un semplice citazionismo bensì per celebrarne l’importante e l’influenza culturale. Gucci è di fatto un culto o anche una “persona” come afferma Demna e dunque è una realtà ricca di sfaccettature. Dalla razionalità si passa all’azione immediata spogliata di qualsiasi orpello ma senza mai ricadere nelle semplicità.

Il brand è lo specchio aspirazionale del lusso e parla da sempre linguaggi diversificati che si stratificano nella società. Fra i top client, old money e nobiltà italiana e l’archetipo dell’adolescente che desidera ardentemente la celebre cintura con la doppia G. Storie distanti ma che negli anni hanno reso Gucci ciò che è oggi. Negli scorsi mesi Demna si è immerso negli archivi, ha visitato le fabbriche del brand e la città natale di quest’ultimo, Firenze. Proprio nella culla del Rinascimento italiano il designer georgiano ritrova la sintesi perfetta di Gucci; una realtà sospesa fra il presente, le persone che lo desiderano e l’arte. La “Primavera” che ispira la stampa Flora e “La Nascita di Venere” diventano gli ultimi tasselli di questo primo grande capitolo.
Una rinascita ricca di significati ed emozioni proprio come le foto ispirazionali pubblicate dalla maison i giorni prima dello show. Immagini realizzate con l’intelligenza artificiale, ritratti barocchi, foto di Sophia Loren e arte greca. Un mix e match di correnti estetiche ma che anticipavano velatamente tutto quello che abbiamo potuto ammirare in passerella.

La “nascita” di Gucci
Il primo look della sfilata autunno/inverno 2026 è un abito bianco in jersey che avvolge la modella mentre cammina sprezzante in passerella. La borsa Horsebit appoggiata sul braccio, stiletto nere e uno smokey dismesso ci portano alla mente l’immagine cult di Sharon Stone in Basic Instinct. Quella stessa bellezza dirompete, sensuale e dissacrante è il filo conduttore di tutta la prima parte dello show. Le linee oversize che hanno reso celebre l’estetica di Demna vengono sostituite da t-shirt, leggins, top e canotte strettissime. L’anatomia dei corpi statuari e le curve femminili si intravedono attraverso il bianco o le ombre dei capi in velluto.

C’è una chiara lettura della società contemporanea europea rappresentata, in chiave ironica e neorealista, dall’archetipo di quello che chiameremmo “maranza”. T-shirt croppata ricoperta di strass, pantaloni a vita bassa, boxer logati Gucci a vista e l’immancabile marsupio indossato sul petto. L’attitudine dissacrante e quasi svogliata dei protagonisti dello show ci fa riflettere su quanto questa nuova narrazione sia la più reale di qualsiasi altra maison. Cruda e sfrontatamente glam. La collezione continua oscillando fra stereotipi sociali agli antipodi. E così dal pantalone joggers per la palestra si passa agli abiti plissé e ai cappotti in pelliccia ( divisa estetica della sicura milanese). Nell’intermezzo che precede il finale l’anima di Tom Ford torna a farsi reale materializzandosi nelle silhouette sleek, nei coordinati in satin di seta lucidi, nei capi in pelle e in quelli in pizzo.

Un “grande” epilogo
L’ultimo atto si immerge nella sera più opulente fra abiti dorati, tessuti spalmati, stampa flora ricoperta di applicazioni e tagli sensuali. Una parentesi che sublima la bellezza glam e porn chic di Gucci indossata da Mariacarla Boscono, Vivian Wilson, Alex Consani e infine Kate Moss. La modella simbolo dei Novanta, dell’heroin chic e musa di Tom Ford avanza sulla passerella avvolta da un abito splendente che richiama proprio una creazione del designer americano. È il abito da sera che prende ispirazione da Halston e che lascia scoperta la schiena sino ai buchi di Venere. E proprio in questo punto spunta uno dei pezzi più iconici e ricercati nella storia del brand ma anche della moda mondiale. Il perizoma con la doppia G ritorna, indossato proprio da Kate Moss che conclude il primo show di Demna per Gucci accompagnata dalla voce sensuale dell’eterna Ornella Vanoni sulle note di “Tu si na’ cosa grande”.
Photo courtesy Gucci.



