Armonia nel disordine: la femminilità variabile di N°21 

Nella seconda giornata della Milano Fashion Week N°21 apre i cassetti segreti di un hotel anni Quaranta. Alessandro Dell’Acqua parte proprio dal disordine che si nasconde in un guardaroba, nella mente di un creativo e in una camera d’albergo. Una narrazione controcorrente che decide di partire proprio dalla fine dello show che diventa un armonioso preludio 

Nel 1963 Federico Fellini si ritrovò ad interrogarsi sul vero significato della creatività e, nel suo caso specifico, del cinema. Una sorta di crisi indentitaria che si riversò nella trama di 8 ½ e nei sogni e nelle incertezze esistenziali del protagonista Guido, un regista che aveva perso la propria strada. Fellini non sapeva che stava raccontando l’essenza caotica che si nasconde dietro la creatività di ogni tipo. Ma soprattuto che quel film sarebbe diventato uno dei più influenti nella storia del cinema mondiale. Alessandro Dell’Acqua con la nuova collezione del suo N°21 parte proprio dai quesiti di Guido e dal flusso di coscienza disorientante che muove la narrazione di 8 ½.

E così la sfilata per l’autunno/inverno 2026 parte proprio dalla fine con la canonica uscita di tutti i look. Una scelta consapevole che omaggia l’ultima scena della parata onirica all’interno della pellicola del maestro Fellini. La fine diventa il preludio e viceversa; in un gioco di disordine armonioso che ricade anche nel guardaroba della donna contemporanea.

La femminilità viene analizzata dall’interno con un occhio voyeristico ma “mai malizioso” proprio come gli scatti di Sophie Calle nel suo photo book “The Hotel”. Quest’ultima difatti immortala il “disordine”, gli oggetti e gli abiti lasciati nelle camere dai clienti di un albergo a Venezia. Immagini intime, romantiche e sospese nel tempo che l’artista riesce a realizzare fingendosi una cameriera della struttura. E questo racconto essenziale e senza filtri sulla naturalezza del quotidiano diventa il punto focale della ricerca del direttore creativo del brand che dichiara: «Vorrei raccontare una femminilità possibile, quotidiana. Senza sovrastrutture ma anche senza nascondere le fonti dell’ispirazione che l’hanno prodotta. È  un argomento di verità creativa che mi ha portato a descrivere gli elementi estetici dell’abbigliamento femminile attraverso le foto che, fingendosi cameriera e con un atto di innocente voyerismo, Sophie Calle ha scattato nel 1981 in un albergo di Venezia.»

La variabilità inesorabile che si verifica in un presente sempre più caotico difatti è lo specchio della nuova femminilità e del significato ultimo della creatività. Un lavoro di ricerca quasi sociologico quello realizzato da Sophie che, nella visione di Alessandro Dell’Acqua, si sposa perfettamente con 8 ½ di Fellini come afferma: «Queste immagini, sensazioni e verità semplici di donne viste nel quotidiano attraverso oggetti e vestiti mi ha richiamato la sfilata finale di 8 ½ in cui la sequenza di personaggi e caratteri descrive bene la necessaria variabile umana della vita. Per sottolineare la normalità di questa sensazione, ho usato con insistenza il nero, colore/non colore che rappresenta la sottrazione ma anche lo spazio neutro su cui scrivere l’inizio di qualcosa. Per parafrasare Fellini, allora, la collezione inizia cosi, con il nero».

La collezione: variabili preziose e necessarie 

All’interno della collezione ritroviamo dunque un senso estetico variabile che parla di dinamismo senza mai urlarlo. La sottrazione infatti sembrerebbe essere il filo conduttore di questa camera “a vista” che, anche in onore di Fellini, ci mostra per primi diversi look total black. Un inizio essenziale ma allo stesso tempo reso ricco da applicazioni preziose e strutture formali che ci ricordano i completi giacca e gonna degli anni Quaranta. Volumi e forme regalano così movimento agli abiti a sacco mentre il satin e lo chiffon ci raccontano il lato più romantico della donna N°21.

Il nero con un passo deciso si apre all’armonia del colore che non si nasconde ma si esprime pienamente nel rosso acceso di un cappotto. La stessa cromia viene reinterpretata in un abito a sacco e nelle gonne asimmetriche o pencil che risplendono attraverso l’utilizzo di un tessuto spalmato lamè. In un gioco di contrasti questi elementi vengono affiancati a capi di maglieria grigia che esprimono al meglio l’estetica di una “messy girl” raffinata. Gli abiti da sera si sorreggono su bustini che riportano il doppio reggiseno a vista in raso rosa fra sovrapposizioni al sapore di nostalgia. Anorak in raso e faille catturano l’attenzione con fantasie geometriche coloratissime mentre i fiocchi e i colli in pelliccia bordati di raso rosa diventano dettagli magnetici. 

Alessandro Dell’Acqua realizza il ritratto perfetto della bellezza variabile della donna contemporanea delineando con maturità un nuovo linguaggio. Nella collezione i codici estetici di N°21 diventano sublimati e portati in una dimensione raffinata e disinteressata; dal forte potere attrattivo. Nel caos si ritrova equilibrio e un senso estetico ricercato, solido e onirico. Fra il sogno di una notte passata in hotel e il risveglio nella vita reale.

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Feb 26, 2026

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