Tra memoria della maison e presente vissuto, il debutto maschile di Rider per Celine è un esercizio di nonchalance necessaria, dove l’abito torna a essere linguaggio personale
Dopo il debutto di qualche mese fa con per la linea femminile, Michael Rider presenta ora la sua visione per l’uomo Celine. La collezione, esposta nel quartier generale della maison in Rue Vivienne a Parigi, si mantiene coerente con le cifre stilistiche già impostate dal designer americano. L’eleganza distintiva di Celine viene ripresa nei suoi elementi centrali, infondendo in capi minima accenni di quella nonchalance che distingue l’approccio di Rider.

L’eredità di Celine si ricompone e si rinnova in una collezione che riunisce i linguaggi del brand in una nuova coerenza visiva
Abiti appesi ai ganci al muro e un’installazione artistica di in cui le calzature disegnano una S in gradazione cromatica. La presentazione della linea Uomo FW26 riflette lo spirito distinti e ostentatamente disinvolto che essa vuole trasmettere. Come nella prima collezione femminile, il designer fonde il proprio linguaggio visivo con accenni al passato della maison. Linee pulite e una palette minimal si intrecciano con i codici visivi di Hedi Slimane, fautore dell’introduzione di una linea maschile del brand. Permangono quindi stivaletti a punta sotto jeans skinny o a campana e look che strizzano l’occhio al rock anni Sessanta, con occhialetti da sole con montatura stondata e capigliature lunghe morbidamente scompigliate. La visione di Rider si innesta sul passato della maison, introducendo accenti preppy visibili in calzature stringate e mocassini, maglieria dai toni caldi e morbide sciarpe coordinate. L’attitude è quella di una nonchalance elegante e necessaria, inframmezzata da dettagli e accenti di carattere.

La visione di Rider per Celine Uomo FW26: una discrezione che fa il giusto rumore
Il concetto attorno cui ruota l’approccio del designer, come delineato nella sua nota di accompagnamento alla collezione, è «Classici con mordente». Capi dall’estetica minimale e pacata, ma capaci di veicolare la personalità di chi li indossa con accenti riconoscibili. A consolidare questa visione contribuisce un outerwear con forte personalità, con trench oversize, piumini sottili con lunghezza al ginocchio, giacche a vento dai colori accesi, parka e accenti di pelliccia in sciarponi e bordature. I riferimenti culturali e visivi sono numerosi, ricomposti in una visione coerente e pacata ma rilevante.
Al centro di tutto, un concetto che Rider ben esprime nella sua nota: la vestibilità. L’idea che guida la collezione è quella di una Celine in cui il pubblico possa trovare abiti da indossare effettivamente, in qualsiasi occasione. L’abito, d’altronde, è strumento funzionale alla costruzione e comunicazione identitaria. I capi Celine diventano così parte dell’identità di chi li indossa, vi si adattano potenziandola e contribuendo a veicolarne tutte le sfaccettature. «Character over costume», spiega Rider. L’abbigliamento accompagna, non prevarica e nemmeno smorza: è funzionale all’esaltazione della personalità individuale.

Photo courtesy Celine



