“Jean Paul Gaultier – Sfilate”, edito da Ippocampo, si presenta come una raccolta di tutte le collezioni realizzate dall’enfant terrible della moda nell’arco di quasi cinquant’anni di carriera. In realtà, ci rivela un mondo fatto di sogni in cui uscire dagli schemi, facendo ciò che si desidera, è il principio attorno cui si sviluppa ogni idea
«Jean Paul Gaultier incarna la libertà di mettere tutto in discussione: i generi, le gerarchie, i canoni estetici, i vincoli delle passerelle, persino la sua stessa opera». Così scrive Loïc Prigent nella prefazione di “Jean Paul Gaultier: sfilate”, edito da Ippocampo. Il volume va ad arricchire la collana best seller delle Sfilate, realizzata dalla casa editrice in collaborazione con le maison.
Il volume costituisce la prima raccolta completa delle collezioni donna dell’enfant terrible della moda, dagli esordi fino al suo ritiro nel 2020. Inoltre quarant’anni di carriera, Gaultier ha allargato i confini della haute couture, partendo dal prêt-à-porter e contaminando la moda con le influenze dello stile street.
Rompere gli schemi: rifiuto dei valori borghesi e desiderio di autodeterminazione
Al di fuori da ogni etichetta, Jean Paul Gaultier ha costruito attorno al proprio nome un intero universo. «Una bolla creativa», come scrive Prigent, in cui studio e atelier rispondevano alle sue differenti ispirazioni. Ma anche alle sollecitazioni che il suo pensiero traeva dal mondo circostante e soprattutto dal cinema e dalla danza, traducendole in qualcosa di mai visto. Gaultier non pensava all’abito come a un qualcosa di statico, concependo ogni capo come un’opportunità di trasformazione e rinnovamento. Dal 1976 al 2020, anno in cui ha abbandonato la direzione creativa del brand, ha continuato a rompere le regole del sistema moda con le sue marinières, i kilt, i trench, i corsetti. Ogni elemento nel linguaggio visivo di Gaultier conduceva al sovvertimento delle gerarchie e dei paradigmi delle maison parigine più affermate al momento del suo debutto.

Amante della provocazione, il suo continuo ribaltare le convenzioni si applicava anche ai materiali e alle lavorazioni, come avveniva per le costruzioni inside-out. Un approccio, il suo, che deriva da un rifiuto netto dei valori borghesi e da un desiderio di libertà e autodeterminazione. Come dimostra, infatti, anche la scelta della sede del suo quartier generale, stabilito in un ex circolo operaio.
Il mondo di Jean Paul Gaultier: dalle prime creazioni alla nascita della maison verso il successo globale
Nel mondo di Gaultier nulla è mai come sembra. Il potere trasformativo dell’abito tra atto performativo e mezzo per la costruzione identitaria è un tema con cui si confronta fin da bambino. Ciò accade grazie alla nonna materna Marie Garrabé. Da lei deriva non solo la passione per i corsetti, che inizierà a realizzare già a sei anni in versioni custom made per il suo orsetto peluche, ma soprattutto l’idea che l’abito possa evolversi in qualcosa di diverso, e accompagnare un cambiamento non solo fisico ma anche psicologico ed emozionale.
Sempre fuori dagli standard, eredità uno spirito di apertura dalla sua prima esperienza nella moda come assistente di Pierre Cardin. Come lo stesso Gaultier ricordò successivamente, nell’atelier di Cardin vigeva un ampio margine di libertà. Non c’erano limiti invalicabili, si ragionava al di fuori degli schemi delle altre maison.

JEAN PAUL GAULTIER collection Les Marquis Touaregs Paris July 1997
Un approccio che sicuramente Gaultier eredita quando decide di lasciare l’atelier e aprire la propria maison, su consiglio del partner Francis Menuge. La sua prima collezione, “Le Biker de l’Opéra”, viene presentata nel 1976. Si tratta di una linea prêt-à-porter, all’epoca categoria nuova e da poco riconosciuta dalla Chambre Syndacale de la Mode. Circa vent’anni più tardi nasce anche la linea Haute Couture, che nel 2015 diventerà l’unica della maison con l’accantonamento del prêt-à-porter. Nel 2020, l’enfant terrible della moda decide di fare un passo indietro e abbandona la direzione creativa delle collezioni. L’attività della maison però non cessa, inaugurando un programma innovativo per cui ogni stagione viene invitato un Guest designer, a cui viene affidato il compito di reinterpretare l’archivio con collezioni haute couture.
Dal successo della collezione “Barbès” del 1984, accompagnata dal lancio della linea Uomo lo stesso anno, ai costumi per il tour di Madonna “Blond Ambition”, all’epoca d’oro con collezioni come “Rabbi Chic” (FW93) e “Les Tatouages” (SS94), fino alla sua uscita di scena, Gaultier non ha mai smesso di stupire. Lo spirito di libertà e di gioco, il suo desiderio di evasione sono ora resi indimenticabili grazie alle pagine del volume “Jean Paul Gaultier – Sfilate”. Un’edizione che ripercorre l’avventura della maison con cui lo stilista ha dato vita concreta alla propria joie de vivre.
Photo courtesy Ippocampo.



