Il ritorno della Napoleon Jacket: una tendenza già virale, sintomo di un sentimento di restaurazione 

Sulle passerelle dedicate alla primavera/estate 2026 un capo in particolare si è fatto spazio fra i pezzi più desiderabili della stagione. È la “Napoleon Jacket” che, in linea con il clima nostalgico che perversa sulla moda, ritorna nei nostri guardaroba dopo due decenni d’assenza. Dai palcoscenici di Michael Jackson e Freddy Mercury arriva ufficialmente alle nuove collezioni di Alexander McQueen e Ann Demeulemeester 

Prima della “Grande Rinuncia”, l’abbigliamento maschile tradizionale si distingueva per una complessità estetica che forse superava anche quella femminile. Il termine, coniato dallo psicologo tedesco John Fugel nel 1930, fa riferimento alla pulizia formale che i capi maschili hanno attraversato dopo la rivoluzione francese. Un processo che si è realizzato a pieno soltanto dopo il primo conflitto mondiale e che, ancora oggi, influenza i preconcetti legati alla mascolinità tossica. Prima di tutti questi avvenimenti uno dei capi maschili più tridimensionali e stupefacenti, per lavorazioni e colori, era sicuramente la giacca. Dalla marsina alla redingote questo capospalla veniva realizzato in tessuti preziosi, broccati e adornato da bottoni, cuciture e passamanerie vezzose.

Ma cosa centra tutto questo con la moda contemporanea? Nel clima dinamico che ha caratterizzato l’ultimo fashion month, dominato dalle nuove direzioni creative, c’è stata sicuramente un ritorno ad una nostalgia per secoli lontani. Una sorta di fuga da un presente troppo cupo e che quindi, per tornare a splendere, si affida a ricordi confortevoli e familiari. Ed è proprio in questo sguardo al passato che si fanno spazio le linee e le silhouette di capi sedimentati nella storia del costume. Protagonista assoluta è la (erroneamente detta) Napoleon Jacket che sta conquistando il web e tutti i siti di rivendita vintage. Una silhouette che abbiamo ammirato negli iconici guardaroba di Michael Jackson e Freddy Mercury che ora diventa protagonista delle collezioni primavera/estate 2026. 

Da Versailles alle passerelle di Parigi 

La “Napoleon Jacket”, la cui definizione corretta è “Hussar Military Jacket”, è un capo che è stato già al centro delle tendenze del passato. Fra i primi a portarla in passerella vi è  sicuramente Hedi Slimane; prima da Dior Homme e poi da Saint Laurent. In particolare ricordiamo la collezione per l’autunno/inverno 2006 di Dior costruita sull’estetica di questo capo; imponente presenza in molteplici uscite. La “Napoleon Jacket” difatti si immette nella narrazione Indie Sleaze che nell’ultimo anno sta vivendo una rinascita culturale come mini-trend. L’estetica dell’hedi boys continua ad avanzare nel presente attraverso pezzi statement che inevitabilmente arrivano ad arricchire le visioni di molte maison. Fra le collezioni primavera/estate 2026 abbiamo visto la reinterpretazione della Napoleon Jacket nello sguardo poetico di Stefano Gallici e il suo Ann Demeulemeester. Una direzione estetica che, oltre alla giacca in se, porta sul défilé un sapore nostalgico polveroso; distante dalla frenesia del presente.

Outsider per eccellenza, anche Enfant Riches Déprimés declina lo stile napoleonico attraverso uno show che dissacra gli splendori della nobiltà francese. Tra affreschi, specchi dorati e salotti barocchi si fanno spazio giacche che richiamano il romanticismo massimalista della giacca più virale del momento. Infine, in una cerimonia ancestrale in cui il corpo diviene ambasciatore di sensualità, Sean McGirr da McQueen ci presenta la sua versione della Napoleon Jacket. Riproposta in molteplici colorazioni la giacca si allinea alle forme e alle decorazioni più tradizionali, risultando un vero e proprio omaggio al costume. Non manca la rivisitazione più rock nella versione floreale con orlo sfrangiato e sicuramente più esplicativa del mondo dissacrante di McQueen.

Nelle atmosfere romantiche del nuovo Dior, Jonathan Anderson dipinge il ritratto di un uomo gentile e intellettuale. Il suo guardaroba si muove fra gilet preziosi e sceniche Redingote che riportano nel presente l’immaginario del Grand Tour. Una declinazione più essenziale ed esclusiva dello stile napoleonico che rinuncia alla decorazione in favore della forma. C’è un vero e proprio studio del costume nel rinnovato uomo Dior che abbraccia lo stile della restaurazione senza distaccarsi troppo dalla contemporaneità. Una direzione sicuramente demi-couture che però si dimostra sintomatica di una tendenza sempre più incalzante. Non solo per quanto riguarda un semplice capo ma per l’intero “risveglio” della moda quiet. 

Lo stile Napoleonico: da fenomeno culturale a nuovo approccio estetico 

La nascita di una tendenza nel fashion system si è dimostrata da sempre un sintomo (positivo o meno) di un cambiamento radicale delle direzioni estetiche. Se negli ultimi due anni la moda si è diretta verso uno stile sempre più essenziale nelle prossime stagioni sembrerebbe cambiare rotta. L’incertezza del presente e delle vendite del lusso ha causato un terremoto senza precedenti. Dalle direzioni creative cambiate radicalmente fino ai cambi ai vertici aziendali e alla strategie commerciali. Fra queste ricordiamo la vendita di tutte le linee beauty di Kering al gruppo L’Oréal o l’accelerazione della produzione delle collezioni fashion. Dal punto di vista estetico, sulle passerelle per la primavera/estate 2026 abbiamo visto dei riferimenti lapalissiani ai decenni più floridi del Novecento.

Fra questi i ruggenti Venti, gli Ottanta più eclettici e infine la parentesi sensuale e sussurrata dei Novanta. C’è un senso di nostalgia per tempi in cui la bellezza si piegava all’opulenza e al decadentismo più poetico; fra feste interminabili e abiti preziosi. In questa prospettiva la Napoleon Jacket diventa il simbolo di questa speranza, o volontà, di rientrare in un tempo spensierato. Il quiet luxury, ad oggi riservato a chi lo sa davvero fare, viene spazzato via dalle asole dorate di un capospalla che è già ovunque. Si delinea così un clima di “restaurazione” estetica che forse, per raggiungere la sala degli specchi a Versailles, trascurerà le vere esigenze del presente. 

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Ott 22, 2025

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