Art

L’arte esistenziale di Jannis Kounnelis in mostra a Galleria 10 Corso Como


Dal 13 maggio al 16 giugno, Galleria 10 Corso Como ospita un’installazione speciale dedicata a Jannis Kounnelis. Tra i principali esponenti dell’Arte Povera italiana, Kounnelis si è fatto portatore di istanze profondamente umane, espresse attraverso un linguaggio spesso ermetico ed essenziale

Durante il mese di maggio, Galleria 10 Corso Como rende omaggio a uno dei principali esponenti dell’Arte Povera Italiana: Jannis Kounnelis. Di origine greche, a vent’anni l’artista si trasferì a Roma e qui divenne noto per un linguaggio visivo forte, vigoroso ed essenziale, facendosi portatore delle istanze dell’Arte Povera con opere e installazioni di stampo fortemente riflessivo. Per l’occasione, gli spazi di 10 Corso Como sono stati reimmaginati nelle vesti di un teatro essenziale – un rimando evidente al legame dell’arte di Kounnelis con la drammaturgia. Il progetto, realizzato in collaborazione con Galleria Fumagalli, rende il visitatore protagonista accompagnandolo in un viaggio introspettivo attraverso le suggestioni suscitate dalla poetica essenziale dell’artista. 

Jannis Kounnelis: gli esordi e il legame con la drammaturgia 

Nato al Pireo nel 1936, Jannis Kounnelis si trasferisce a Roma all’età di vent’anni per intraprendere gli studi presso l’Accademia di Belle Arti della capitale. Qui si avvicina all’Espressionismo americano astratto e all’Informale europeo, e nel giro di quattro anni inizia a plasmare il proprio linguaggio visivo. È del 1960 la sua prima personale, esposta alla Galleria La Tartaruga di Roma. I primi lavori dell’artista si caratterizzano già per un approccio vicino al concetto animatore dell’Arte Povera. Kounnelis lavora con materiali di uso comune, utilizzando la pittura come veicolo per una scrittura ermetica e frammentaria, in costante mutamento. I suoi lavori si discostano dalla tecnica pittorica classica  e sfidano le pratiche tradizionali, sperimentando con materiali e linguaggi. La tela viene sostituita da lastre di metallo, su cui l’artista opera interventi con oggetti di uso comune e materiali come ferro, vetro, cera.

Attraverso tali sperimentazioni, le opere di Kounnelis si connotano di una componente riflessiva ed esistenziale, evocando l’esistenza umana nella sua quotidianità e conflittualità. L’artista ne affronta l’intrinseca drammaticità, proponendo una soluzione catartica. Proprio in questo aspetto si riflette il legame dei suoi lavori con la drammaturgia classica, le cui regole vengono traslate nello spirito portante di alcune sue opere. Successivamente Kounnelis arriverà anche ad applicarsi concretamente alla costruzione scenica: la sua prima scena viene presentata al Teatro Stabile di Torino con il regista Carlo Quartucci per la rappresentazione de “I testimoni” di Rozewicz. 

L’Arte Povera di Kounnelis tra entusiasmo e disincanto

Nel 1967 Kounnelis si avvicina alla corrente dell’Arte Povera, fondata da Celant quello stesso anno. Inizia così ad esporre a mostre collettive, presentando numerosi lavori presso L’Attico di Fabio Sargentini – uno tra i principali poli creativi che hanno animato la corrente. Risalgono a questo periodo le sue insolite performance e installazioni con animali vivi, come quella del 1969 in cui porta negli spazi de L’Attico ben dodici cavalli. Tuttavia, intorno ai primi anni Settanta Kounnelis vede scomparire il suo entusiasmo nei confronti di una corrente gradualmente assorbita dalla società dei consumi e svuotata del suo significato originario. Si apre così una fase di disillusione, il cui emblema è rintracciabile nella porta murata che presenta a San Benedetto del Tronto, esposta poi in numerose altre occasioni. 

La pratica artistica di Kounnelis passa inoltre attraverso l’interazione con stimolazioni sensoriali afferenti all’udito e all’olfatto: inserisce in diverse sue opere richiami al mondo musicale, e in altre lavora con la polvere di caffè. Negli anni Novanta si assiste poi alla ripresa di tematiche già affrontate nei suoi lavori precedenti, rilette con approccio più riflessivo. È in questa fase che riprende opere monumentali, come l’installazione “Offertorio” presentata nel 1955 a Napoli. 

“Jannis Kounnelis. Untitled”: l’installazione a Galleria 10 Corso Como

L’installazione di Galleria 10 Corso Como rende omaggio all’opera di un grande esponente dell’arte contemporanea italiana, a distanza di quasi dieci anni dalla sua scomparsa. Il progetto si sostanzia in un’unica installazione con settanta cappotti neri, disposti come tracce del passato. L’arte di Kounnelis diventa così dispositivo di introspezione: un invito a guardare oltre la superficie delle cose, rifiutando di farsi assorbire dal turbinio del quotidiano. 

Oggetto apparentemente banale, il cappotto assume nel contesto della Galleria, da sempre legata all’incontro tra discipline artistiche, una stratificazione di significati. Nel linguaggio di Kounnelis, il cappotto si connota come oggetto che conserva le tracce di chi lo ha indossato. Assume così la valenza di un segno che rimanda a presenza e assenza, testimonianza e memoria. Non più semplici capi di abbigliamento, i cappotti diventano un riferimento diretto all’uomo, portatore di storie individuali e collettive. Allo stesso modo, l’opera diventa un invito a riflettere sul valore dell’abito come testimonianza del tempo, in grado di abbracciare insieme dimensione sacra e sociale. 

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Mag 1, 2026

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