Dal 18 settembre 2025 all’11 gennaio 2026 Pirelli HangarBicocca ospiterà la mostra personale più estesa in Europa dell’artista Yuko Mohri
L’artista giapponese Yuko Mohri (Kanagawa, 1980) vive e lavora a Tokyo. Le sue creazioni sono sculture cinetiche site-specific che nascono dal connubio di oggetti del quotidiano e strumenti musicali da lei adattati. In dialogo con l’eredità di Marcel Duchamp (1887-1968), Mohri connette questi elementi a circuiti elettronici che reagiscono a forze invisibili come gravità, magnetismo, calore e umidità. Aria, polvere, detriti e variazioni di temperatura diventano così materiali vivi che trasformano le installazioni in ecosistemi instabili e organici, dove il suono gioca un ruolo centrale.

Probabilmente non è un caso che l’artista durante il percorso di studi nelle arti figurative alla Tokyo University of the Arts, sia stata uno dei membri del gruppo punk “Sisforsound”. L’interesse per il suono e la musica ha influenzato radicalmente il suo approccio all’arte, dissolvendo i confini tra dimensione acustica e visiva. Dopo l’esperienza con il movimento Fluxus degli anni Sessanta e con la musica sperimentale, il suo lavoro si apre al dialogo con John Cage (1912-1992). Ne nasce una pratica che intreccia arti visive e ricerca sonora, offrendo nuove prospettive e modalità di relazione con il contesto.
Entanglements: gli intrecci nascosti del mondo
La mostra “Entanglements”, letteralmente “intrecci, grovigli”, racconta i legami invisibili e le interazioni mistiche che si generano tra oggetti, forze, suoni e persone. Le sculture di Mohri esprimono l’interconnessione degli elementi – naturali e artificiali – che caratterizzano il mondo, ne evidenziano l’imprescindibile evoluzione e gli equilibri nascosti. Il risultato è un flusso di energia costante tra le parti che caratterizzano l’opera, la quale sintetizza i meccanismi complessi e imprevedibili della realtà che ci circonda. In PirelliHangar Bicocca sarà possibile osservare un nucleo di opere appartenenti a diversi cicli creativi dell’artista.

“Realizzo le mie opere in modo improvvisato. Non ho la visione di un’intera scultura fin dall’inizio. Voglio sempre valorizzare l’ispirazione ricevuta dal luogo e dall’incontro con esso”, motivo per cui le sculture verranno riadattate per rispondere alle condizioni dello Shed. La mostra è stata pensata come esperienza collettiva, cinetica e acustica che metterà in dialogo visitatori, opere e singole parti delle creazioni. In ciascuna installazione sarà presente un elemento che fungerà da forza motrice per innescare e attivare il circuito dinamico. Il sistema di causa/effetto interdipendente, evidente nel corpus creativo di Mohri, prende ispirazione dalle sperimentazioni sonore di John Cage (Water Walk, 1952 e Variation VII, 1966), ma anche da Video Fish di Nam June Paik (1932-2006).
Tradurre l’invisibile tra luce, suono e movimento
L’impossibilità di collaborare con altri artisti durante la pandemia, ha condotto Mohri nel cuore della foresta. Immersa nella natura ne percepisce la melodia, il vento che accarezza piano le foglie, la danza dell’acqua e il canto degli uccelli. Tutto era lì prima dell’arrivo di Yuko che con maestria inizia a registrare i suoni della foresta convertendoli in input per un pianoforte che li traduce in composizione musicale, da qui nasce l’opera Piano Solo: Belle-Île (2021-24). Il titolo fa riferimento al luogo in cui Claude Monet (1840-1926) realizzò la sua prima serie di dipinti.
Mohri sceglie proprio la cima di quel dirupo per proiettare un video con le registrazioni dei suoni che ha sentito in quel posto suggestivo. Il riferimento alla forniture music di Erik Satie (1866-1925) è chiaro, qui la musica non richiede un ascolto attivo.Nell’opera You Locked Me Up in a Grave, You Owe Me at Least the Peace of a Grave (2018), la melodia si fonde con la natura, diventando parte dell’ambiente e superando i confini della tradizione concertistica. Il tema della circolarità, centrale nell’arte giapponese contemporanea, è un elemento chiave. Per la prima volta l’opera verrà presentata fuori dal Giappone e regalerà un’esperienza immersiva nella quale luci e suoni danzeranno in un’unica e ipnotica coreografia.

Il titolo dell’installazione riprende una citazione del rivoluzionario francese Louis-Auguste Blanqui (1805-1881), tratta dall’opera scientifico-filosofica L’eternità viene dagli astri (1872). Blanqui suggerisce l’idea che il tempo e la vita umana siano parte di un ciclo cosmico più ampio. Secondo il rivoluzionario, l’infinito e l’eterno non risiedono nella storia o nella società, ma negli astri e nell’universo che continuano a muoversi e a trasformarsi indipendentemente dall’uomo. La citazione, dunque, racchiude un senso di continuità, ciclicità e connessione tra il destino umano e il cosmo. La cosmologia di Blanqui si riflette nell’opera di Mohri dove spazio, aria e vibrazione, suono e rotazione, rivoluzione e movimento cosmico coesistono in un’unica performance artistica.
Il quotidiano come esperienza artistica
Nel corpus di opere che sarà presente all’interno della mostra, ritroviamo un elemento essenziale del percorso artistico di Mohri: la materia. In Decomposition (2021 – in corso), presentata insieme a Moré Moré (Leaky): Variations (2018-in corso) alla 60. Biennale di Venezia, l’organico si decompone. La decomposizione della materia, silenziosa nel mondo naturale, qui trova manifestazione in un sistema vivo fatto di suono e luce. La frutta viene collegata a dei device tramite elettrodi, il suo conseguente decadimento genera elettricità che a sua volta attiva suoni e controlla il dimmeraggio della luce. Moré Moré (Leaky): Variations (2018-in corso), al contrario, nasce come serie fotografica.
Documenta le soluzioni improvvisate con cui il personale della metropolitana di Tokyo gestiva le perdite d’acqua. Mohri, rivelando la sua attrazione per la tecnica DIY, ha poi realizzato installazioni cinetiche con oggetti domestici – ombrelli, pentole, spolverini – spesso rielaborati, trasformando il quotidiano in esperienza artistica. L’elemento della casualità, infine, verrà introdotto dall’opera I/O (2011 – in corso) che si configura come un ecosistema organico in cui forma e movimento nascono dalle condizioni mutevoli dello spazio dello Shed. Rotoli di carta sospesi raccolgono polvere e detriti, trasformandoli in segnali elettrici che muovono luci, strumenti e utensili. Le tracce lasciate dall’ambiente stesso sulla carta si trasformano in partitura musicale dell’opera: una volta “suonate”, queste impronte generano eventi casuali.

La mostra è accompagnata dalla più completa monografia su Yuko Mohri, con testi di critici internazionali come Ryo Sawayama, Martin Clark e Diego Sileo. Il volume include scritti dell’artista, un glossario tematico e un manga Shōjo di Ran Kurumi sul suo percorso creativo e offre nuove chiavi di lettura della sua opera.
Il 2 ottobre 2025, il Public Program di Entanglements presenta una performance live con Eiko Ishibashi e Jim O’Rourke, in dialogo con le opere di Yuko Mohri: suono, luce e movimento attivano l’installazione come organismo vivente.
Photo courtesy Hangar Bicocca.



