Dopo cinque anni dall’uscita di scena della fondatrice Katie Grand, la rivista Love torna con una nuova direzione creativa indipendente guidata da Juan Costa Paz e Nadine Bientoman
Dopo cinque anni di inattività, Love Magazine, la pubblicazione di moda dallo spirito sovversivo fondata da Katie Grand nel 2009, annuncia il suo atteso ritorno. La rivista, che aveva interrotto le pubblicazioni nel 2020 dopo l’uscita della fondatrice, rinasce oggi con una nuova visione editoriale indipendente. Il rilancio arriva in seguito all’acquisizione del titolo da parte di un gruppo di investitori, tra cui spicca il quotidiano britannico The Independent, dopo essere stato precedentemente di proprietà di Condé Nast.
Il nuovo lancio vedrà alla direzione creativa di Love Juan Costa Paz, ex Global creative director di Vogue, e Nadine Benotmane. Il duo creativo è già responsabile della nascita di Convoy, agenzia di brand strategy con base Parigi. Come dichiarato da Costa Paz, i due individuano in Love Magazine il potenziale necessario per sopperire a quella che ritengono una mancanza fondamentale nel panorama dell’editoria di moda attuale.
Juan Costa Paz evidenzia la necessità di dare vita a un magazine di moda con un forte approccio culturale, fino ad oggi rappresentato soprattutto da pubblicazioni britanniche come i-D e Dazed. L’obiettivo è quello di rilanciare Love Magazine come rivista indipendente e innovativa, capace di diventare un punto di riferimento nel panorama editoriale internazionale.
La nuova visione editoriale si fonda su un mix originale di moda, arte, cultura, ma anche su tematiche sociali e discussioni legate all’attualità, raccontate con uno sguardo autenticamente parigino. Un crocevia creativo e multidisciplinare.
La nuova linea editoriale di Love
Il duo di creativi ha spiegato di non voler rivoluzionare radicalmente quella che era la linea editoriale originale. L’intenzione è più quella di ampliarne gli orizzonti, offrendo una panoramica globale su quelli che sono i punti di contatto tra moda e cultura. In questa linea si inserisce l’idea di introdurre dei racconti documentari su tematiche variegate e attuali. Da fulcro del racconto, la moda si fa così narratrice di storie identitarie, innovazioni tecnologiche e scientifiche, avvenimenti di interesse politico e sociale, progetti culturali e artistici.
Nelle intenzioni dei due direttori creativi rientra anche un ampliamento dei confini culturali, per dare spazio e valore non solo alla moda delle grandi capitali ma anche alla creatività di zone ricche di riferimenti originali e unici, come Africa e Sud America.
Costa Paz e Benotman progettano inoltre di espandere la presenza di Love Magazine nel mondo digitale, portandola a operare come piattaforma mediatica a trecentosessanta gradi. Uno spazio creativo, non solo una rivista dunque. Oltre alle copie cartacee e alle edizioni speciali, Love darà vita a contenuti digitali, ma anche ad eventi e merchandise, frutto di collaborazioni con brand e artisti.
Come sottolinea Costa Paz, i magazine oggi devono essere vivi. Il panorama editoriale in cui ci troviamo immersi oggi è completamente diverso rispetto al passato: dare vita nel 2025 a un magazine con lo stesso approccio degli anni Novanta è impensabile. Oggi le riviste (di moda e non solo) devono agire come veri e proprio organismi, immergendosi nel mondo circostante e permeando la vita delle persone su differenti livelli.
Le dichiarazioni del nuovo direttore creativo riflettono una tendenza sempre più condivisa nel panorama editoriale contemporaneo: oggi non basta più integrare supporti cartacei e digitali. Un magazine di moda deve evolversi in un vero e proprio brand, capace di operare come piattaforma crossmediale, sviluppando contenuti coerenti su più canali – digitali e fisici. I player più influenti del settore sono infatti le pubblicazioni in grado di costruire un’identità editoriale solida, riconoscibile e innovativa, creando attorno a sé una community attiva e fidelizzata.
Moda e cultura: un legame sempre più forte che affonda le sue radici più autentiche nel panorama indipendente
Tra le dichiarazioni rilasciate da Costa Paz ce n’è un’altra significativa, che riflette sull’importanza di non chiudersi in un sistema che tende all’autoreferenzialità. «È il momento che la moda guardi oltre se stessa, inserendosi in nuovi spazi culturali». Le scintille creative più impattanti possono nascere solo dallo scambio, dall’intersezione di mondi, discipline e prospettive differenti. Progettato come uno spazio per celebrare e ospitare questo tipo di energia, Love Magazine si ripropone dunque di perseguire un continuo dialogo al di là della moda in sé, con ambiti culturali disparati.
Un approccio che probabilmente nel contesto attuale si rivela vincente, confermato dalla tendenza diffusa anche tra i brand di interessarsi al settore della cultura in senso lato. Solo nelle ultime settimane, Chanel ha annunciato la propria collaborazione con Cinema Paradiso, festival cinematografico ospitato al Louvre di Parigi, e Sofia Coppola. Fondazione Prada ha istituito un fondo annuale per sostenere il cinema indipendente internazionale. Mentre, a Roma, Fondazione Valentino Garavani allestisce la mostra immersiva Orizzonti | Rosso, creando dialoghi tra gli abiti iconici del brand e le opere di artisti come Fontana, Burri, Rothko.
Certo è che, per risultare davvero pregnante, il dialogo tra il mondo della moda e quello artistico e culturale deve essere autentico e sincero, mai forzato con finalità meramente commerciali o di immagine. Per questo forse il panorama della moda di lusso ufficiale è un territorio da cui tenersi relativamente lontani, addentrandosi piuttosto nell’universo indie. Proprio come nel caso di Love Magazine, che passa dalla proprietà di un colosso editoriale come Condé Nast a un gruppo di stakeholder autonomo.
In un mondo spesso chiuso in se stesso e autocelebrativo come la moda, il ruolo di forze trainanti dell’innovazione viene spesso assunto da realtà indipendenti che si fanno portatrici di voci autentiche ed estetiche sperimentali. E se in contesti internazionali come quello britannico o francese l’editoria di moda indipendente gode da anni di una certa autorità, con pubblicazioni di spessore come i-D o Purple Magazine, nel contesto italiano il settore ancora sembra arrancare.
Forse perché, tra tutte le capitali della moda, Milano risulta quella in cui ogni intento innovativo viene spesso male interpretato o poco apprezzato, forse perché lo stesso contesto socio-culturale italiano spesso impedisce ad estri creativi di attecchire. Il fatto è però che questa moda italiana, e la sua editoria ‘ufficiale’, iniziano a risultare stantie se paragonate ad altre realtà internazionali. Resta quindi aperto l’interrogativo che forse troppo poco ci si pone, se non sia giunto il momento di svecchiare il fashion system nazionale seguendo esempi come può essere quello di Love Magazine.
Photo courtesy Love Magazine.



