È passato esattamente un anno dalla scomparsa di una delle figure più influenti e importanti del fashion system: Giorgio Armani. La sua eredità resta immortale e continua a rappresentare uno degli esempi più autentici di Made in Italy attraverso uno stile che ne ha fatto una leggenda
Padre fondatore del fashion system italiano, Giorgio Armani rappresenta per la nostra storia un simbolo di eccellenza ma anche di innovazione. A distanza da un anno dalla sua scomparsa la sua assenza sembrerebbe aleggiare in un “essenza” leggendaria che in qualche modo non scomparirà mai. Re Giorgio ha cambiato per sempre il volto della moda e la percezione del Made in Italy nel mondo con defilate ma radicali rivoluzioni. La sua storia iniziata quasi per caso fra le vetrine della Rinascente a Milano ha dato vita non solo ad un nuovo mondo creativo ma anche a nuove metodologie imprenditoriali.
Partendo dalle origini il celebre e inconfondibile “stile italiano” (amatissimo oltreoceano) nacque proprio fra le sue prime intuizioni. Nella metà degli anni Settanta in concomitanza con la fondazione del suo brand omonimo, Giorgio Armani iniziò un’operazione di sottrazione sulla sartoria maschile che avrebbe rivoluzionato il guardaroba contemporaneo. In una contro risposta “ideale” alla rigida sartoria inglese, il designer decise di eliminare tutte le strutture più rigide della giacca da completo. Le linee così divennero più sinuose, le spalle sporgenti si abbassarono e la silhouette iniziò ad adattarsi sia all’anatomia maschile che a quella femminile.
In quel momento il giovane studente di medicina e vetrinista della Rinascente divenne una delle figure più importanti della storia della moda. Qualche anno più tardi, esattamente nel 1980, arrivò la sua definitiva consacrazione con il celebre film “American Gigolò”. Il guardaroba del protagonista interpretato da Richard Gere difatti fu curato interamente da Giorgio Armani. E così le giacche “spogliate” della formalità più rigida raggiunsero gli schermi di tutto il mondo dando vita all’immagine definitiva dell’Italian style.
Dal prêt-a-porte all’Haute Couture
La scena della pellicola con Richard Gere in cui il protagonista allinea le giacche sul letto per coordinarle a camice e cravatte è forse la corrispondenza per immagine più incalzante per descrivere lo stile Armani. Il senso della misura, della sottrazione e l’attenzione ai dettagli più curati non hanno mai mostrato una visione travolgente o espandiva. Il potere di Re Giorgio difatti risiedeva nella sua capacità di vestire il “reale” e dunque il quotidiano con una disinvoltura essenziale oggi punto di riferimento per le nuove generazioni. Da questo metodo nasce anche il “greige” Armani, ovvero una nuance fra il grigio e il beige capace di adattarsi a qualsiasi capo. Una cromia neutrale dunque ma che con la sua costante presenza in tutte le collezioni e diventata sinonimo dello stile del designer.
Nonostante non si associ il potere del colore ad Armani (come si è fatto con Valentino ad esempio) c’è un altro colore che in molti definiscono identificativo per il Re. Il blue notte è un’altra sfumatura ricorrente nelle sue collezioni e racchiude forse il senso ultimo della sua filosofia di stile. Sicuramente, non troppo austero come il nero, il blu utilizzato da Giorgio Armani si immette in una narrazione essenziale e defilata. È quel senso estetico che non spinge fra la folla rumorosa ma si pone al centro senza difficoltà e resta protagonista della storia per decenni. Forse si racchiude qui il senso della vita e del lavoro leggendario di Giorgio Armani.
Il suo operato ha rivoluzionato la moda senza atti di sovversione urlati ed esposti negli annali. Questa filosofia nel 2005 arriva ufficialmente anche fra le passerelle elevate dell’Haute Couture di Parigi. Nasce così Armani Privè che non si presenta come un esercizio di stile volto allo stupore ma come un’elevazione sussurrata dello stile del Re. E così le suggestioni etniche della sua amata Pantelleria si uniscono all’austerità delle sere Milanesi ibridate a sua volta da suggestioni esotiche. I tessuti preziosi e le silhouette essenziali hanno dato vita ad un’altra sfumatura della maison che la linea Privè ha vestito i nomi più importanti dello show business. LìHaute Couture di Armani difatti si distingue per la sua elevata “vestibilità” (dettaglio non scontato oggi) e per una sensualità essenziale che punta alla valorizzazione del corpo femminile.
La nascita di un impero
Oltre ad essere direttore creativo, è noto, Giorgio Armani è stato fino al giorno della sua morte uno degli imprenditori più importanti del nostro Paese. Con la nascita delle seconde linee il designer iniziò, passo dopo passo, a creare il proprio impero che non si limitava soltanto alla moda. A partire dal 2010 con Armani Hotel il brand divenne anche sinonimo di lifestyle attraverso spazi di design in cui l’essenza Armani poteva essere vissuta a 360°.
Fra le varie realtà ricordiamo Armani Libri, Armani Casa, Armani Ristorante e cafè e la sua fondazione/museo a Milano. Un’espansione trasversale che in tutti questi anni ha permesso al marchio di restare indipendente da qualsiasi grande conglomerato dell’industria. Ad oggi, nonostante la divisione del patrimonio fra i suoi eredi, questa peculiarità che appartiene a pochissime realtà resta un dato di fatto. Lo stile Armani continua ad investire ogni aspetto della vita sociale: dal guardaroba alla tavola passando per i soggiorni vacanzieri.
Un’eredità immortale
L’eredità di Giorgio Armani, come quella di tutti i grandi geni, continua ad essere coltivata da sua nipote, Silvana Armani oggi direttrice creativa di tutte le linee femminili. Lavorando al fianco di suo zio, Silvana ha appreso il suo metodo, la sua visione dedita alla sottrazione e la dedizione al “bello”. A distanza da anno dalla morte del Re del Made in Italy inoltre è stata pubblicata la sua prima biografia autorizzata dalla famiglia. Il libro scritto dalla giornalista Roberta Filippini, “Giorgio secondo Armani. La vita oltre il successo” ci racconta gli aspetti più personali del designer. Attraverso una serie di confessioni personali fatte all’autrice possiamo e diverse testimonianze nell’opera si ripercorre la vita di uomo e di un genio che ha plasmato la moda con garbo e con rivoluzioni silenziose.



