Music, Fashion, Film: Charli XCX e il dissacrante peso della fama 

È fuori ovunque “Music, Fashion, Film”, il nuovo progetto musicale di Charli XCX che apre un nuovo capitolo nella sua crescita creativa e personale. L’album difatti si presenta come un diario intimo in cui l’artista indaga le conseguenze della fama e di tutte le aspettative artistiche nate dal travolgente successo di “BRAT” 

La carriera decennale di Charli XCX è stata segnata indubbiamente dall’uscita del suo celebre “BRAT”. Non un semplice progetto musicale, ma un vero e proprio momento di svolta capace di investire tutte le sfere della cultura popolare contemporanea. Nel 2024 lo show business, la fashion Industry e l’opinione pubblica divennero adepti del culto “verde acido”, delle “Brat girls” e di un modus vivendi sprezzante e quasi sempre imperfetto. Un’autenticità creativa riconoscibile e replicabile grazie ad un’unica cromia e a un font sgraziato che ancora oggi vediamo negli edit di TikTok. Ma la BRAT era è finalmente giunta al termine; “bruciata” dalla voracità di quella stessa cultura che l’ha reso immortale (come i fondali logori e incendiati delle ultime date del tour promozionale). 

Dopo l’uscita della soundtrack di “Cime Tempestose”, Charli XCX aveva intenzione di fermarsi e capire quale sarebbe stato il giusto passo da fare in seguito al suo più grande successo. Ma è proprio in quei momenti di stasi effimera che l’artista riceve l’ispirazione esatta per l’ideazione del suo prossimo progetto. Nonostante il mondo intero e i “nuovi” fan si sarebbero aspettati un “BRAT” 2.0, Charli XCX decide di cambiare completamente direzione. Nasce così l’esigenza di raccontare il peso dell’aspettativa che nasce in ogni artista in seguito ad un successo travolgente. La fama e le sue ombre che appiattiscono il pensiero e l’autenticità andava dissacrata e la storia dell’artista del “verde acido” andava riscritta. Nasce così “Music, Fashion, Film” una risposta “analogica” al mondo digitale e iper-performativo di “BRAT”.

Fama e peso culturale 

Le intenzioni dell’album vengono subito chiarite con la pubblicazione della cover art. Una cucina dismessa e vuota riempita soltanto dall’aura “immortale” di leggende della musica, della moda e del cinema. Vediamo immortalati così l’uno di fianco all’altro John Cale (membro del leggendario gruppo Velvet Underground), Marc Jacobs e Martin Scorsese. Il verde disturbante viene sostituito dal bianco e nero e il vuoto della cultura contemporanea si arricchisci dell’heritage di chi quella cultura l’ha plasmata tramite la propria arte.

In questo caso l’autenticità sprezzante di BRAT si tramuta nella ricerca di un’eredità creativa più profonda. Le figure che osserviamo sulla cover dell’album non hanno bisogno di essere raccontate. La musica, la moda e il cinema difatti sono stati rivoluzionati proprio grazie al loro lavoro di precursori e innovatori. Un apporto creativo immensurabile così come la loro fama assolutamente non replicabile. In questo contesto Charli XCX decide di promuovere la rivoluzione personale del proprio lavoro attraverso un progetto lontano dai trend e dalla musica elettronica; ma non troppo. 

“Music, Fashion, Film” è un album in cui i generi si mescolano in un vortice disturbante e dissacrante. La voce dell’artista è messa a nudo e tutte le sovrastrutture elettro-pop dell’autotune vengono rimosse. E così si delinea un “diario” scritto attraverso chitarre elettriche, sonorità underground e testi sinceri. Il lead single “Rock Music” si presenta come una prefazione in cui vengono chiarite le intenzioni artistiche. “The dance floor is dead” ascoltiamo dalla voce rauca di Charli che in qualche modo ci ricorda come la “brat summer” sia soltanto un lontano ricordo. Così come tutto il suo universo collegato in quanto l’artista ci tiene a specificare che ogni suo nuovo album viene realizzato agli antipodi del suo precedente. Dicotomie repellenti che tengono viva la sua crescita artistica. 

Le aspettative di una fama effimera

Questa disanima della fama viene affrontata anche nei brani “Camera” e “Wink Wink”. Nella prima (che si immette nella sfera ideologica “film”) l’artista apre una riflessione sulla matrice effimera della fama e di come si possa fuggire da questa interpretando un ruolo diverso dalla propria persona. Esattamente come accade nelle pellicole cinematografiche che nel video-clip ritrovano rappresentanza nel leggendario Vincent Cassel fra riferimenti a “Taxi Driver” di Scorsese e “L’odio” di Kassovitz.

Successivamente in “Wink Wink” Charli cerca di dissacrare il peso delle aspettative. Si presenta un testo provocatorio in cui afferma “I’m not a bad girl anymore, i promise”. Ma queste promesse che nascono dal bisogno di accontentare le masse vengono rotte in modo istantaneo e sporcate “nel fango” proprio come accade nel video clip diretto da Aidan Zamiri. Charlie XCX resta fedele a se stessa rinnegando le etichette che il mondo assegna ad ogni artista e al suo lavoro. In questo modo si libera dal peso del successo per giungere ad un’atarassia ideale. 

“No One last forever”: l’illusione dell’immortalità artistica

Proprio questo concetto di libertà e pace viene ripreso perfettamente all’interno dell’outro dell’ultimo brano dell’album “No One last foverever”. Nel testo si delinea il desiderio dell’artista di non “lasciare mai la festa” ovvero di non poter rinunciare al successo e alla fama. Ma “nulla dura per sempre” e così come un deus ex machina euripideo la voce di David Cronenberg ci racconta la propria visione della fama. Nonostante sulla cover dell’album si ritrovino volti considerati “immortali” per via della propria arte, Cronenberg afferma quanto l’immortalità legata al lavoro creativo sia soltanto un’illusione. Tutti gli artisti le cui opere hanno superato secoli e millenni fino ai giorni nostri difatti non hanno mai potuto vivere le conseguenze della fama “immortale”. 

E così “Music, Fashion, Film” si chiude con un loop introspettivo che in qualche modo risponde alla complessità interiore che si è formata in Charli. Questo suo lavoro di certo non raggiungerà l’impatto mediatico e culturale del precedente. Di sicuro però si presenta come una disamina matura e ricercata sull’identità dell’artista e del suo ruolo nella cultura contemporanea. Charli XCX giunge in una sfera creativa ancora più autentica di “BRAT” affrontando e superando i confini creativi che il mondo le aveva prefissato. 

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Lug 24, 2026

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