“Birds of Paradise”: un’ode all’eccentricità divenuta gesto collettivo 

L’ultimo libro fotografico di Ángela Suárez trasforma un gesto istintivo in un diario visivo collettivo. Un progetto nato sui social e approdato alla carta che riflette, con ironia e leggerezza, sulle forme della libertà individuale e sull’evoluzione della fotografia contemporanea

Un’ode all’eccentricità: l’ultimo volume pubblicato dalla fotografa spagnola Ángela Suárez, “Birds of Paradise”, è una raccolta di immagini di chiome dai colori audaci. Scatti rubati durante le passeggiate nella terra natale della fotografa, e in altri luoghi, che ritraggono i colori neon e inusuali delle capigliature di signore  di mezza età, intente con disinvoltura alle attività del quotidiano. La fotografa, il cui lavoro si colloca arte, ritratto, moda e fotografia architettonica, costruisce una cronaca quotidiana, un diario visivo. “Birds of Paradise” sovverte I canoni della fotografia di moda tradizionale, con uno sguardo che coglie sprazzi di colore dal suo punto di osservazione tra folle brulicanti e caos urbano. 

L’evoluzione di Birds of Paradise, da progetto personale a riflessione meta-fotografica 

Quando Suárez fa ritorno a Madrid, la sua città natale, all’inizio della pandemia nel 2020 inizia a notare diverse donne con capelli tinti di colori accessi e insoliti. Ne resta affascinata: esse osano portare acconciature e colori audaci, seppur in età avanzata, come simbolo di libertà. Un invito a non prendersi troppo sul serio e a preservare il proprio lato più giocoso. La fotografa inizia dunque a immortalarle, in modo del tutto intuitivo, attraverso il proprio cellulare. Poco a poco gli scatti danno vita a una raccolta: dettagli prima inosservati assumevano improvvisamente un forte valore di espressione personale. Così, la raccolta diviene un diario di inaspettate e fugaci connessioni, vissute nel periodo dell’isolamento. 

Dopo aver collezionato diversi scatti, Suárez comincia a condividere il progetto sulle sue Instagram Stories per circa un anno. «Le persone hanno cominciato a reagire e a inviarmi a loro volta immagini degli incontri che facevano. Questo ha reso il progetto molto più ampio e collettivo», racconta la fotografa a Virtus. «Trovo questo aspetto particolarmente interessante, al di là del progetto in sé: il modo in cui oggi funzionano i media e come le informazioni e le idee circolano. Volevo creare qualcosa che rappresentasse questo cambiamento». “Birds of Paradise” assume così la valenza di un’espressione creativa sociale, ma anche una riflessione, con approccio leggero e ironico, su come il mezzo fotografico stia cambiando rapidamente. 

Dalla condivisione digitale al volume fotografico: la nascita editoriale di “Birds of Paradise”

Anni dopo la nascita della raccolta, “Birds of Paradise” ha visto la luce come volume fotografico lo scorso novembre, grazie al progetto editoriale Apartamento. Nato nel 2008 come magazine di interior design, con cui la stessa Suárez ha collaborato in diverse occasioni, nel 2015 Apartamento avvia anche il proprio ramo editoriale. Il volume ha preso forma non senza difficoltà e rifiuti da parte di case editrici. «Avevo paura che il progetto esistesse solo su Instagram. Fortunatamente Apartamento ne ha colto il potenziale».

In effetti, ad Apartamento va il merito di aver anticipato la capacità del libro di arricchire il panorama editoriale dei photobook. «Penso che questo tipo di espressioni sociali debbano essere documentate e raccolte: ispirano vita e cambiamento e riflettono l’impatto di alcune questioni contemporanee», spiega Suárez. Quello che era nato come semplice gesto istintivo e documentaristico si è trasformato in un fenomeno collettivo e condiviso: un fenomeno che, come afferma l’artista, sarebbe bello e divertente poter rivedere negli anni futuri. 

“Birds of Paradise” è disponibile sul sito di Apartamento: https://www.apartamentomagazine.com/product/birds-of-paradise-angela-suarez-book/

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Gen 15, 2026

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