Addio a Bob Mackie: il designer che illuminava la notte 

Si è spento all’età di 87 Bob Mackie, uno dei designer statunitensi più influenti della sua generazione. Le sue creazioni hanno contribuito alla nascita del mito di Cher fra lustrini, paillettes e una visione esasperata di matrice Camp. Costumista pluripremiato e icona queer, viene ricordato come il “Rajah of Rhinestone” 

Per Bob Mackie la moda doveva suscitare stupore. Uno strumento “splendente” capace di far notare una donna anche fra mille. Oggi ci lascia all’età di 87 anni e un’eredità creativa che difficilmente sarà dimenticata. 

La sua passione per la bellezza e l’amore per lo spettacolo lo hanno accompagnato fin da bambino quando iniziò ad osservare i costumi di scena nelle pellicole in technicolor. Le dive degli anni d’oro di Hollywood e i primi varietà della tv divennero le suggestioni ideali per quella che sarebbe stata una delle carriere più longeve dell’industria. Dopo i suoi studi al Pasadena City College e al Chouinard Art Institute entrò nel reparto costumi di Hollywood. Un primo passo significativo che influenzò tutto il suo lavoro e plasmò difatti la sua visione fatta di lustrini, paillettes e frange. Il talento del giovane Bob Mackie fu immediatamente notato Edith Head, la più grande costumista nella storia del cinema e vincitrice di otto premi Oscar.

Successivamente anche Jean Louis, altro costumista leggendario, decise di prendere sotto la sua ala creativa il designer. È passato alla storia lo sketch che Bob Mackie realizzò (sotto la direzione di Louis) per Marilyn Monroe nel 1962. L’iconico abito “nude illusion” che l’attrice indossò in occasione del compleanno del presidente Kennedy infatti fu proprio ideato da Mackie. I suoi primi due Emmy arriveranno nel 1966 grazie ai costumi di scena realizzati per Mitzi Gaynor, la sua prima effettiva star-client. La vera svolta però arriverà nel 1969 quando Diana Ross con le Supremes si affidò al designer per diversi speciali tv. 

Diana Ross e la nascita di un mito 

La collaborazione fra Bob Mackie e “The Boss” ha attraversato difatti più di quattro decenni. Fra pellicole cinematografiche, spettacoli e tour, il duo ha dato vita all’iconico immaginario fatto di paillettes e silhouette sorprendenti che oggi conosciamo. Fra gli eventi (e gli abiti) più significativi di questo sodalizio ricordiamo i costumi realizzati per “Lady sings The Blues” per il quale Mackie ricevette la sua prima nomination agli Oscar, ma non solo. Sono passati alla storia gli abiti che Ross indossò nel suo varietà serale “An Evening with Diana Ross”, primo tra tutti l’abito a sirena in paillettes e piume con le forme della cantante volutamente estremizzate. 

Il leggendario sodalizio con Cher

Con l’arrivo degli Settanta nacque quello che sarebbe stato il sodalizio trasversale più iconico della cultura pop: Bob Mackie e Cher. La prima collaborazione arriva con “The Sonny & Cher Comedy Hour” uno show varietà che permetteva al designer di sperimentare senza limiti. Ad ogni messa in onda Cher cambiava pelle, si trasformava in creature mitologiche, in personaggi storici, dee e donne irreali. Una metamorfosi continua fatta di lustrini, paillettes, nude illusion, frange e piume che portó nelle case di tutto il mondo l’autentico stile di Mackie.

L’essenza mutevole di Cher si intersecava perfettamente con la visione del designer: radicale, sovversiva e camp. In una società ancora troppo influenzata da stilemi borghesi, Cher e Bob Mackie si ribellarono attraverso la bellezza della matrice fantastica. La moda e gli abiti di scena diventarono un manifesto splendente e intriso di magia evocativa mai visto prima in Tv. Ma Cher si affidò a Mackie anche per successivi ed innumerevoli eventi che segnarono la sua carriera. Nel 1974 il duo raggiunse il red carpet del Met Gala in coppia, suscitando stupore e dissenso.

Cher difatti indossava il celebre naked dress ricoperto di pietre preziose e piume bianche riproposto e reinterpretato da numerose celebrity nel corso degli anni. Kim Kardashian ad esempio ne indossò una replica di Roberto Cavalli nel 2015 proprio in occasione del Met Gala. Un’altro abito passato alla storia venne indossato da Cher nel 1986 in occasione dei premi Oscar. In quel caso Bob Mackie Realizzò un coordinato nero ricoperto di pietre preziose composto da pantaloni lunghi e un top ricamato che lasciava scoperto l’addome dell’artista. A completare l’iconico look un copricapo drammatico di piume e paillettes impresso nella memoria di tutti. Anche in quel caso la creazione suscitò non poche polemiche in quanto in un contesto così formale Cher aveva ignorato l’etichetta richiesta. È la bellezza che diventa sovversione pacifica in favore di una rinnovata cultura camp. 

L’immessa influenza sulla cultura queer 

Nel corso della sua lunga carriera Bob Mackie ha collaborato con le più grandi figure dello spettacolo. Oltre a Cher e Diana Ross le creazioni del designer sono comparse su Tina Turner, Dolly Parton, RuPaul, Beyoncé, Elton John e fra le ultime collaborazioni ricordiamo quelle con Sabrina Carpenter e Miley Cyrus. 

Questa visione radicale in cui la moda scenica rifiuta i limiti creativi della cultura predominante, si sposò perfettamente con i valori più autentici della cultura queer. Non è un caso che i costumi di Cher vengano continuamente reinterpretati dalla comunità Drag, ma non solo. Bob Mackie è considerato uno dei punti di riferimento artistici per tutti gli ambienti queer creativi. I suoi costumi per il Carol Burnett Show del 1972 riecheggiano ancora oggi sui palchi delle serate queer in tutto il mondo. Il suo stile doveva essere scomodo per chi osservava ma anche assolutamente glamour, camp ed esasperato. I tessuti ricoperti da kilometri di piume e paillettes trasformavano le donne che li indossavano in dee irraggiungibili. Bob Mackie ha vestito le stelle, illuminando la notte con miti che ancora oggi vivono fra noi.

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Set 15, 2026

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