Jonathan Anderson continua a coltivare la sua visione per Dior attraverso una riscrittura contemporanea dei codici della Maison e, in questo caso, del guardaroba maschile. La collezione menswear per la primavera/estate 2027 difatti si presenta come un archivio restaurato. Attraverso interventi di decostruzione del “costume” Anderson fa collimare epoche distanti e codici formali agli antipodi che si rinnovano e vivono il presente

La sottrazione è una delle direzioni stilistiche più indagate nelle nuove collezioni maschili per il 2027. Anche Jonathan Anderson e il suo sguardo su Dior sembrerebbero virare verso questo obbiettivo ma con una netta differenza di intenti. Qui la sintesi di stile passa attraverso uno studio incisivo dei codici storici che hanno caratterizzato sia il Novecento che l’Ottocento. La collezione per la spring/summer 2027 ci trasporta in un archivio ideale in cui l’uomo Dior per Anderson sintetizza il proprio guardaroba attraverso una disinvoltura poetica. Non c’è dunque un unico riferimento ad un determinato periodo storico. Ma si manifesta una dissolvenza omogenea di piccole intuizioni estetiche che adattano linguaggi lontani ma comunque comprensibili.

La sensibilità e l’estro del designer inglese riescono a collimare, senza ricadere nell’eccesso, i mondi dell’aristocrazia con la cultura rock, ma non solo. Ritornano le riscritture più contemporanee dei pezzi più celebri di Dior ma anche gli omaggi ai direttori creativi che lo hanno preceduto. In questo caso l’eco di Hedi Slimane sembrerebbe risuonare nella colonna sonora dello show ad opera di Fred again… ma anche nell’allure volutamente dismessa di diversi capi. La collezione ripropone narrazioni ben radicate nella nostra memoria ma con twist inaspettati capaci di riscriverne i confini culturali. Si giunge così alla ricostruzione di una nuova “formalità” (come afferma il direttore creativo). E difatti in passerella secoli di storia dell’abbigliamento maschile sembrerebbero abbandonare la rigidità legata al proprio heritage in favore di una più libera sintesi contemporanea.

Aristo-rock
Il primo look che apre la sfilata rappresenta perfettamente gli intenti stilistici dell’intera collezione. Il completo gessato con la giacca doppiopetto si dissolve in una mussola di seta impalpabile lasciando intravedere la camicia sartoriale bianca con polsini extra long. Questa silhouette, in cui i revers della giacca si tramutano in scialli leggerissimi, viene riproposta in diverse varianti e combinazioni. E così la formalità viene riscritta attraverso contaminazioni contemporanee e sfumature gentili aristo-rock. La redingote ottocentesca si rilassa sul corpo e viene combinata con jeans logori in cui i fili cadenti vengono sostituiti da piccole catene preziose. Una decadenza opulenta ma sempre misurata che si riflette anche nei cardigan in maglia che lasciano cadere come frange gli orli scuciti. Ritornano le leggendarie giacche Bar nella versione maschile che si liberano in dinamiche lavorazioni di trama e ordito.

Dior fa riceve così la propria storia e l’heritage di un’estetica passata ma che ritrova sempre nuove direzioni stilistiche da esplorare. In questo racconto di Anderson, come anticipato, riemerge anche la visione più graffiante del Dior Homme di Hedi Slimane. I pantaloni rigorosamente dalle linee asciutte riportano difatti applicazioni all-over di paillettes dorate o argentate riflettenti. Un chiaro riferimento alla collezione di Slimane per la Maison primavera/estate 2006. In questo senso si riscontra sicuramente una sorta di eclettismo di stile che però non sovrasta la grande eredità di Dior e della sua lunga storia.

La camiceria gioca un ruolo importante in questi incontri di epoche differenti. Patch di camicie check si alternano a quelle interamente in denim chiuse da papillon in seta bianchi mentre ritornano le linee della redingote questa volta in popeline bianco e azzurro.

Jonathan Anderson dipinge come in un’opera rococò un guardaroba maschile poetico ma mai lezioso e in perfetta sintonia con la Maison. L’uomo di Dior sembrerebbe dunque non fermarsi ad un unico riferimento estetico ma si destreggia con grande creatività fra ricordi più o meno lontani. Il risultato è una collezione in cui la stratificazione di pensiero corrisponde ad una complessità di lavorazioni, linee e silhouette molto vicine al mondo Couture. La poesia del passato danza con l’artigianato del presente.
Photo courtesy Dior.



