Per la collezione primavera/estate 2027 dedicata al guardaroba maschile, Miuccia Prada e Raf Simons decidono di attuare un atto di sottrazione radicale. Si delinea così un lessico concentrato in cui i capi in passerella diventano archetipi da reinterpretare e spogliare di tutti i loro significati primordiali

Sottrazione e significato. L’iper-stimolazione tipica del presente viene esorcizzata attraverso l’essenzialità del nuovo guardaroba maschile pensato da Miuccia Prada e Raf Simons. Un cambio di rotta sostanziale rispetto alle stagioni precedenti in cui la visione del brand risiedeva nella contaminazione del lusso ad opera del tempo. In questo caso invece proprio quell’industria del lusso, di cui Prada ne è una delle rappresentati più di successo (nonostante la crisi generale), viene “ridimensionata”. Sulla passerella difatti vediamo manifestarsi l’essenza distillata di Prada, in cui il superfluo viene eliminato e i capi assumono i loro significati più autentici. La direzione che si delinea nei capi maschili pensati per la primavera/estate 2027 è sincera, cruda ma soprattutto necessaria.

Il guardaroba diventa atto radicale di un nuovo capitolo storico in cui la funzionalità passa inevitabilmente dalla pulizia della forma. La collezione e le intenzioni di Miuccia Prada e Raf Simons presentano una sorta di purezza di significati. E così i capi vengono ridotti “all’osso”: netti, chiari e fruibili per tutti. Anche il deposito della Fondazione Prada si tramuta in un posto liminale, spogliato di tutte le sue sovrastrutture. Qui la limpidezza dei significati, quella sincerità degli archetipi della moda, si riflette in pavimenti in vetro trasparente illuminato da grate di neon stranianti. C’è difatti una sorta di sub-narrazione alienante che ci accompagna fin dall’inizio dello show.
Suoni di videogiochi anni Novanta si alternano all’estate di Vivaldi per poi giungere alla colonna sonora di Kill Bill Vol.1. La collezione rappresenta la direzione opposta della moda contemporanea che per Prada andrebbe costruita attraverso pochi e semplici ingredienti. E così il superfluo non è più sinonimo di lusso.

Chiarezza ed equilibrio
Attraverso la costruzione di circa cinquanta look, Miuccia Prada e Raf Simons ci illustrano la loro scelta ben precisa di creare un guardaroba pragmatico. La silhouette protagonista, che abbiamo già osservato in diverse stagioni precedenti, si assottiglia, è lineare e controllata. In questa visione sleeked e asciutta del guardaroba maschile viene celebrata e accentuata la semplicità dei capi: pochi e funzionali. Nella collezione difatti è possibile individuare una sola tipologia di pantaloni, semi-skinny con taglio alla caviglia, che ci viene proposta in diverse reinterpretazioni. Dalla pelle colorata si passa al denim e infine al tessuto tecnico che risiede nel DNA di Prada.
La stessa modalità di racconto si riversa anche nelle giacche che piegano a misurati ed equilibrati giochi di proporzioni. Queste ultime vengono sì riscritte ma senza ricadere in estremismo estetici e dunque rifiutando quel “superfluo” che non risiede nella collezione. C’è sicuramente una reminiscenza stilistica del brand omonimo di Raf Simons, sia per la scelta delle silhouette che per i capi singoli.

Le sfumature più sincere di Miuccia Prada invece si riflettono nelle pochissime stampe optical a rombi o nei segni grafici più geometrici, anche questi distillati nella forma. È possibile individuare l’approccio dissacrante alla bellezza del celebre “ugly-chic” in cui l’errore diventa motivo d’attrazione. Gli accessori in questa prospettiva si presentano come gli errori misurati più magnetici come nel caso degli occhiali da sole che presentano nello stesso modello lenti e montature diverse fra loro. Piccoli e pochi elementi giocano di contrapposizioni stilistiche senza mai sovraccaricarsi di significati o riferimenti al passato. I capi difatti rifiutano la categorizzazione temporale o quella più complessi del loro utilizzo in favore di un’intercambiabilità trasversale.

La catarsi del presente
Questi pochi elementi diventano dunque un antidoto alla complessità in cui il fiuto dell’eccesso si presenta come catarsi necessaria per il presente. I capispalla dei coordinati si fermano alla vita mentre sul retro presentano per un nuovo logo “IYKYK”. Anche il celebre triangolo ribaltato viene semplificato attraverso l’utilizzo di semplici bottoni a pressione applicati in tre vertici. La maglieria di assottiglia e diventa quasi trasparente come i total look in nylon che lasciano intravedere la pelle nuda.
La palette colori, quasi interamente neutrale, si accende attraverso gli accessori saturi di colori primari, ma non solo. Sul finale, proprio sulle note di Kill Bill 1, due coordinati in denim rosso barolo e giallo limone ci ricordano proprio la celebre protagonista della pellicola cult. Negli accessori la pulizia formale si dissolve anche nell’imperfezione e nella caoticità controllate. Le maxi cinture in pelle presentano superfici vissute mentre i nuovi modelli di flat-sneakers con punta squadrata si arricchiscono di numerose chiusure con fibbie lunghissime.

Nonostante la sottrazione e l’intenzione del “rifiuto”, la collezione si presenta come una solida cartolina del presente. Prada riesce come sempre a catturare e rileggente con grande intuito sociologico, le necessità del quotidiano. Questa purezza della forma e la scelta di proporre pochissimi prototipi di capi si immettono nella narrazione più sincera della moda. L’estetica che si delinea difatti può essere replicata e ribaltato attraverso numerose combinazioni. Miuccia Prada e Raf Simons ci dimostrano come l’identità di un brand si possa manifestare anche attraverso la sottrazione e l’essenzialità. Prada diventa istinto preciso, misura e una chiara fotografia del clima contemporaneo. Un silenzio che si contrappone ad una caoticità troppo assordante.
Photo courtesy Prada.



