Domenico Orefice presenta “Habitat”, una collezione che espande il linguaggio estetico del brand italiano. Per la primavera/estate 2027 difatti il designer decide di arricchire il proprio universo visivo, strutturato e già riconoscibile, con nuovi elementi. Dall’architettura di una casa ideale giungiamo dunque alle anime che la abitano

Domenico Orefice in pochissime stagioni è riuscito a costruire un immaginario estetico ancorato ad un’identità magnetica e con una forte personalità. Elementi di stile che negli anni abbiamo imparato a riconoscere e assimilare in un’associazione di immagini che ci riconducono alla visione del giovane designer. Per la primavera/estate 2027 il brand eleva il proprio heritage attraverso un’operazione di espansione del proprio universo narrativo. La collezione “Habitat” nasce dunque dall’esigenza di progettare e coltivare un’intimità autentica attraverso l’abito e l’abitare. I capi diventano così espressione della nostra interiorità, di ciò che vorremmo essere o diventare in una ricerca identitaria profonda. Vengono inseriti nel racconto di Domenico Orefice nuovi tessuti come se fossero abitanti sconosciuti di una casa già solida e vicina al proprio essere.

Il brand ci racconta anche la ritualità del vestire attraverso gesti quotidiani come il posare le chiavi nella stessa ciotola o la giacca lanciata sullo stesso appendiabiti. Passaggi di vita che difatto modellano il nostro mondo e di conseguenza gli spazi che abitiamo imprimendo una memoria visiva permanente. Lo stesso concetto si applica al guardaroba che diventa il risultato delle nostre storie, dei nostri corpi che modellano gli abiti e dei nostri ricordi. Orefice decide così di reinterpretate le carte da parati della sua casa d’infanzia attraverso i tessuti jacquard delle giacche sartoriali, ma non solo. In una reminiscenza domestica anche l’iconico cappotto del brand cambia essenza grazie all’utilizzo di nuovi materiali come la spugna che lo rendono più simile ad una accappatoio da indossare in casa.

L’habitat Naturale
La narrazione dello show è pervasa da un’intimità inedita per il brand che cerca in questo caso di creare l’habitat naturale per un nuovo futuro visivo. I capi presentano linee rilassate e leggere proprio come lo slip dress impalpabile o nei capispalla destrutturati e cadenti. C’è una ricerca di stile disinvolto e sincero che si manifesta nelle fibbie slacciate, nei colletti aperti e nelle camicie infilate sotto le cinture. In una riscoperta dell’interiorità anche i capi lasciano intravedere la proprio struttura attraverso le fodere a vista; crude e senza filtri. Anche la palette cromatica si espande in questa riscoperta di nuovi orizzonti stilistici. Al classico nero di Domenico Orefice si aggiungono il rosso accesso ma anche interventi più grafici come le righe. Tutti questi elementi ci regalano una visione rinnovata del brand: più morbida e rilassata come afferma il fondatore: «La struttura delle borse in pelle si rilassa, il tessuto dei kilt cambia, la modularità delle camicieaumenta. Quando ti apri, ti ammorbidisci.»

Domenico Orefice continua il suo percorso di crescita dimostrando che il suo mondo estetico è ricco di sfaccettature pur rimanendo fedele alla propria identità. Questa collezione si presenta come un punto fermo per nuovi capitoli da scrivere o nuove case da esplorare e poter abitare.
Photo courtesy Domenico Orefice.



