Una meravigliosa macchina narrativa: i tarocchi fra fascinazione e psicologia 

Tutti coloro che sono appassionati di cartomanzia sanno perfettamente che il mondo dei tarocchi è variegato. Un caledoscopio di tipologie, letture, riscontri ed interpretazioni che sembrano raccontare più le infinite sfaccettature dell’uomo che delle stesse carte. Infatti, per quanto possano essere legati ad un immaginario esoterico e magico, fanno parte della complessa ed enigmatica psicologia umana. Ma sopratutto della sua secolare ricerca di risposte

A riprova del longevo potere seduttivo dei tarocchi, l’Accademia Carrara a Bergamo ha inaugurato a febbraio una mostra che ne ripercorre la storia dalle origini ludiche fino alla loro trasformazione esoterica. Infatti, i tarocchi nascono come semplici carte da gioco che riscuotono grande successo fra i nobili europei ed italiani che ne commissionano la produzione ad alcuni fra i più importanti artisti dell’epoca. Nel corso del XV secolo ne vengono implementate altre 22 ispirate al poema petrarchesco “I Trionfi” da cui traggono il nome. Così si completa il mazzo classico composto da 78 figure che, però, continua a mantenere il suo scopo primitivo.

Sarà soltanto a partire dal XVII secolo, nell’illuminata Europa, che inizieranno ad assumere un nuovo significato. Mentre la religione veniva condannata e la superstizione liquidata, in un clima di libertà e di fervore culturale fiorivano libretti e pamphlet sull’astrologia, sulla chiromanzia e sulla cartomanzia. Nel 1773 Antoine Court de Gébelin, considerato uno dei padri fondanti dell’occultismo, pubblica “Le mond primitif […]” dove ne teorizza la discendenza dai Libri di Thot (che si scoprirà poi essere falso). Ad infonderle di potere fu, però, Etteilla, fondatore di una scuola di magia a Parigi dove insegna a leggere e a interpretare gli arcani. 

I tarocchi entrano così a far parte non solo dell’esoterismo e dell’occultismo ma anche della cultura europea e dei suoi passatempi. La loro popolarità diventa una cartina tornasole dei decenni che si susseguono fra loro, dipendente da incertezze e benessere, dall’entusiasmo intellettuale e dal conservatorismo politico. Infatti, fama e diffusione sembrano esserne direttamente proporzionali alla psicologica necessità di risposte in periodi transitori e vacillanti in cui la cultura e la società si aprono a nuove soluzioni. Gli arcani, così, entrano in una dimensione che non è più solo spirituale ma anche psicologica ed artistica. Basti pensare che il primo mazzo illustrato completamente e di facile interpretazione. Il cosiddetto Rider-Waite, nacque a ridosso di uno dei periodi più difficili per l’Occidente, nel 1909. 

La nascita di un fenomeno culturale

L’apice della popolarità arriva a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta in una società in continuo mutamento e alla costante ricerca di punti fissi, risposte e chiavi di lettura. In questo giunto di tempo la cultura fiorisce, si libera dei dogmi del passato e cerca nuove prospettive e nuove vie. Inoltre, il movimento femminista riporta in auge le figure delle streghe, fattucchiere, maghe e con loro tutto l’immaginario magico, compresi i tarocchi. Letture ed interpretazioni conoscono una nuova età dell’oro in bilico fra passatempo, spiritualità e interesse artistico che ridimensiona il pregiudizio sociale a loro attribuito. Agli arcani è riconosciuta una validità che va oltre l’interpretazione esoterica. Forse per la prima volta si intuisce che queste figure raccontano più dell’uomo che della magia e della superstizione.

Lo intuisce Niki de Saint Phalle che, a partire dal 1979, realizza a Capalbio “Il giardino dei Tarocchi”. Questa sua monumentale opera è fortemente legata al nucleo centrale della sua arte e della sua vita: la maternità. Diventata madre giovanissima, a soli ventun anni, si ritrova a dover fare i conti con i canoni sociali di “moglie e madre”, devastanti per chi, come lei, non riusciva ad instaurare un rapporto con i figli. Queste difficoltà gravano sulla sua salute mentale e, conseguentemente, verrà ospedalizzata e “curata” con l’elettroshock. Qui scopre la funzione terapeutica che ha per lei l’arte e così, attraverso le sue opere, elabora, discute e dialoga con la fertilità artista e biologica.

Le Nanas

La sua lotta femminista e sociale raggiunge il suo culmine con le Nanas, sculture femminili che ironizzano sul loro nome. In francese le nanas sono sia le ragazze che le “frivole”. “A quelle donne alle quali, per secoli, non è stato permesso di rivelare la loro forza e la loro creatività; e quando hanno osato farlo, sono state derise, schernite, represse, bruciate come streghe o rinchiuse in un manicomio”

L’opera toscana si inserisce perfettamente nel dibattito interno dell’artista sulla dualità. Gli arcani non vengono rappresentanti figurativamente o esotericamente, vengono realizzati tenendo conto della loro natura bivalente (lettura dritta o rovesciata) e della loro relazione con l’uomo e la società. Di particolare interesse sono le donne per eccellenza del mazzo: la papessa e l’imperatrice. La prima è “la grande sacerdotessa del potere femminile dell’intuizione.

Questa intuizione femminile è una delle chiavi che portano alla saggezza”. Invece, l’Imperatrice è intrisa del rapporto personale con la maternità e la creatività dell’artista stessa: la carta prende vita in un dialogo e in un’opposizione fra la grande fecondità artistica di Niki e le difficoltà nel suo ruolo materno. In una crudele ironia della vita la sua arte che, l’aveva portata ad essere madre di opere e a ricucire la spaccatura con i figli, sarà anche causa della sua morte (la scultrice morirà di una malattia respiratoria causata dalle polveri dei materiali in lavorazione).

Dalle live di TikTok a Trevor Ballin

Nell’attuale clima politico, economico e sociale i tarocchi hanno trovato nuovamente un terreno fertile. Quando le certezze diventano esigue, le prospettive future sembrano un miraggio e le opportunità svaniscono, gli arcani forniscono indicazioni e consigli di cui le persone hanno bisogno. Non si tratta di un contesto nuovo ma l’influenza dei social network ha comportato una diffusione maggiore rispetto al passato. Tik Tok, Instagram, Substack e X si sono popolati negli anni di profili che si occupano di letture, spiegazioni e interpretazioni contribuendo a diffondere un sapere e a legittimarlo completamente.

Uno degli account più seguiti è quello di Trevor Ballin, il cartomante delle star. Infatti, Ballin non si occupa di divulgazione ma, come un Nostradamus moderno, interpreta le figure di personaggi famosi e le diffonde (per chi è capace di leggerle), contribuendo ad una capillare diffusione dell’arte. Questa fascinazione, in questo sistema capitalistico, ha comportato la nascita di nuove opportunità business che spaziano dai podcast fino al mercato luxury con il mazzo firmato Hermes.

Fra la mano di carte di Jonathan Anderson, un articolo di Vogue e live di lettura, i media si sono impossessati di questo mondo e della loro estetica. Ma se da una parte hanno contribuito alla loro diffusione, dall’altra ne hanno ridimensionato il carattere esoterico. Oramai, l’aura misteriosa ed incantata che li circondava sembra essersi totalmente smarrita in un mercato che ne ha colto la popolarità. Libri, articoli, video e post hanno disarticolato un sapere che da secoli veniva trasmesso generazionalmente e che aveva fatto della luce-ombra la sua casa. 

Il potere della fascinazione

In realtà, l’immaginario legato ai tarocchi si è costruito nei secoli fra documenti falsi e facili guadagni. Il loro potere stregonesco è una fantasia in cui gli uomini hanno scelto di credere con un effetto placebo. Infatti, questi, indipendente o meno al fatto che si creda alle loro facoltà soprannaturali, rispondono a fattori umani. Nel momento in cui ci si approccia a questo mondo, da lettori o da richiedenti, si risponde a meccanismi psicologici. Seduti davanti ad una persona con il mazzo si ripone la propria fiducia in qualcosa di superiore e che si spera possa essere positivo.

Vi è una completa apertura nei confronti di uno sconociuto che fornisce delle risposte che si possedevano già prima e di cui si aveva solo bisogno di avere conferma. Il lettore volge quasi la funzione di psicologo perché più che interpretare le carte. Analizza la persona che ha davanti a sé, le sue paure ed incertezze e risponde tenendo conto delle fragilità e delle speranze. Le persone hanno bisogno, come dimostrano le religioni, di trovare un responso, ma non solo. Nasce il bisogno di qualcuno che sappia districarsi fra gli arzigogoli del cuore e della mente e che dica loro una cosa che sanno già ma che non hanno ancora le capacità per accettarle. Mescolandole si è certi di star comunicando più con sé stessi che con l’universo.

Rituali umani

“Fare una domanda ai tarocchi significa sempre rivelare qualcosa di sé: un desiderio nascosto, un incidente imbarazzante, un rimpianto mai superato. La persona che deve essere resa partecipe di questa preoccupazione affinché possa offrire un consiglio, viene però percepita come un terzo spazio, né interno né esterno.” (Dà Il caffè dei tarocchi per i giorni felici)

La chiave del fascino dei tarocchi è insita nella loro funzione naturale. Secoli, interpretazioni e commercializzazione non possono privarli della loro predisposizione al dialogo con le fragilità dell’uomo. Come una falena con la luce, gli essere viventi cercano una spiegazione e un significato e la trovano in maniera diversa fra religioni, credenze ed esoterismo. Così quella lettura fatta dopo cena, magari con una bottiglia di vino vuota sul tavolo, diventa qualcosa che travalica l’occultismo. È una rituale delle debolezze umane che cercano stabilità e diventa una lettera aperta ai più reconditi dubbi dell’anima. 

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Mag 16, 2026

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