L’arte delle streghe: il potere dell’invisibilità trasformato in dipinto

Nascoste tra gli anfratti temporali, alcune donne si sono fatte portatrici di un’arte di resistenza. Tacciate di stregoneria, emarginate e relegate alla passività, hanno scritto da sé le proprie storie, nel confondersi tra realtà e immaginazione. L’esilio non le ha temperate, ma ha reso la loro voce più forte. E, ora, tele e pagine di un surrealismo celato portano la loro firma

Sono artiste di una civiltà che cambia costantemente, ma il cui mutamento diventa impercettibile se le regole in cui sono ingabbiate fanno difficoltà a cambiare. Sono donne il cui nome è pronunciato per celebrazione, ma le cui opere restano nascoste, davanti a quelle di uomini da sempre più noti di loro. Hanno segnato un tempo difficile, fatto di fuga, di guerra e di isolamento. Eppure ci hanno provato a rendersi inventrici del proprio universo.

Scrittrici di racconti che sfuggono alle interpretazioni dei più e che, attraverso la pittura, hanno declamato come oratrici silenziose di un destino comune. Sfruttare i lati nascosti della propria personalità le ha portate a non essere mai prese sul serio. Finché il colore dei loro quadri non è diventato più denso di qualsiasi interpretazione. Sono streghe-artiste, di cui solo oggi e solo tra pochi se ne riconosce la firma.  Queste hanno contribuito ad alimentare un movimento nel tempo fattosi sempre più audace. 

La gloria postuma le rende attuali, ispiratrici d’abiti e di forme che non ritornano solo in materia ma nel pensiero delle loro discendenti. Tenute “sempre un passo indietro” nella loro epoca, perché prive di questa potenza che risiedeva, “soltanto nei testicoli”. Cresciute in un contesto più surreale delle loro opere, dove quel baffo dritto si faceva strada per annunciarsi più forte e dove il potere femminile era relegato a culti lontani dalla realtà. Rifugiandosi in riti pagani, si facevano compagne e narratrici fedeli di una natura, l’unica a non tradire la forza della loro esistenza, pari a quella di tutte le altre creature. Condannate ad essere preda di turbe psichiche di chi le circondava. Strappavano alla penna e al pennello quella libertà che le allontanava da regole e catene. 

Streghe-artiste

Nel fuggire da individui che avevano tarpato le loro ali, angosciandole con gabbie di mattoni, le rappresentavano come simbolo di un’autobiografia scritta per mano di un sé più alto di quello terreno. Luoghi dove l’unica via d’uscita era il sonno, per creare nuove versioni di vite relegate al destino dogmatico del genere femminile. Non dame della religione, lettrici e declamatrici di lunghe preghiere ma profetesse di un futuro di ribellione che si è fatto strada con versi e pennellate. 

Le loro storie si sono incrociate, di sfuggita e poi per sempre, intorno agli anni Quaranta del Novecento. L’esilio in Messico le ha unite, con una forza che oggi si legge anche nei libri. “Amabili streghe” che hanno combinato il loro essere donne con la propria arte, in un tempo in cui avere qualcosa da dire per il genere femminile era impensabile. Sono state compagne, in una sventura che le ha definite e dalla quale non si sono lasciate travolgere, tracciandone segni impressi  nelle proprie opere. I loro nomi, inscritti nelle tecniche artistiche da loro selezionate, sono Maria e Leonora. La prima pittrice spagnola più nota con il nome di Remedios Varo, la seconda scrittrice e pittrice inglese che di cognome fa Carrington. Entrambe pronunciartici silenziose del surrealismo femminile. Movimento artistico alimentatosi grazie alle creazioni di donne come loro, che ne hanno permesso uno sfondamento nel magico e nell’onirico. 

Leonora Carrington e Remedios Varo

Ad accomunarle era una serie di dogmi, inculcati ad entrambe attraverso collegi religiosi e scuole per sole ragazze. L’esser mogli e madri non rappresentava la loro aspirazione, si sentivano strette, confinate a ruoli che non gli appartenevano. Sono state schiave di un pensiero, familiare e comunitario, che necessitava di una via di fuga. Entrambe hanno trovato sfogo nell’arte, quella che si spinge al di fuori del reale, perché ciò che le circondava non costituiva altro che un ammasso indefinito di regole, dalle quali sfuggire non era contemplato. Eppure hanno individuato un modo, trasformando quella ricerca di casa durante l’esilio in una via per “riconquistare sé stesse” alla scoperta di un mondo lontano da quello che gli avevano insegnato.

La fantasia è diventata, quindi, un’evasione, quando una condanna all’inferiorità le distingueva dai loro pari maschili. Al pronunciarsi estetico e narrativo di Dalì, Ernst o Magritte, la loro firma passava in secondo piano, in un mondo che le relegava a muse. Meri oggetti d’ispirazione, le cui uniche incombenze ruotavano intorno alla casa. Schiave estetiche di padroni, del cui talento importava a pochi. In un’Europa in cui il corpo femminile “era oggetto di un feticismo surrealista e di una mistificazione oggettivante” senza via di scampo, Leonora e Remedios non lo accettarono.

Tanto da denunciarne l’estremizzazione attraverso i propri quadri. Come il fotomontaggio “delirante” The Message, che Varo realizzò nel 1935, ritraendo una pin up girl degli anni Trenta, simbolo di oggettificazione della donna, che nuda nel petto e con lingerie nella parte bassa del corpo, è contornata da un piatto di cibo, a farsi rappresentazione di un’epoca distorta che trovava piacere nel trasformare le donne in mero oggetto del desiderio maschile. 

Misticismo rivoluzionario

Emarginandosi dalla loro “cerchia” artistica hanno declamato la propria individualità con timidezza, nel tempo in cui esistere al di fuori della maternità e dell’essere sposa di qualcuno sembrava non rientrare tra i diritti dell’essere femminile. Sono state donne-streghe, capaci di distaccarsi solo attingendo a poteri magici e da veggenti. “Muse riluttanti ma silenziose” come le descrivono  Pina Varriale e Serena Montesarchio in Amabili Streghe. Arte e magie di Leonora Carrington e Remedios Varo. Ma al contempo tra le poche capaci di “trascendere il mondo fisico” verso un soprannaturale che non fa altro che riproporre una realtà nelle sue dimensioni incomprensibili ai più. 

Protagonisti dei loro quadri sono racconti, leggende, storie non chiare al primo sguardo, ma da interpretare attraverso un’osservazione che fa del simbolismo il proprio punto di partenza. Perseguitate da fantasmi, di spirito e reali, riproducevano un’esistenza al limite dell’immaginario, non lasciando mai intercettare la linea di confine tra sogno e realtà. Le loro opere, già femministe ed esoteriche trovarono risonanza maggiore lì, dove la connessione con la natura era cifra intelligibile di individualità e collettività. Così Varo e Carrington divennero icone di un movimento che da loro ha preso ispirazione e con loro ha moltiplicato le sue aspirazioni. Non più lette dagli occhi altrui, ma lettrici di un destino comune che si traduce in un surrealismo magico che incrocia scienza con sapere mistico, inneggiando a quella Grande Madre, intorno a cui si alimenta uno spiritualismo atemporale, che diventa Nutrimento celeste

Le incantatrici

Attraverso una Rottura con la tradizione, si liberarono dalle rigide strutture di un passato fatto di controllo, di mille occhi che fissavano intrepidi costringendo a limitare ogni azione. E se una di loro non riuscì a metter piede in quegli anni Settanta che hanno ridefinito la ribellione femminile e le hanno dato alcune sembianze che si ritrovano ancora oggi, l’altra continuò a fare dell’arte il proprio manifesto. Definita da Breton “incantatrice dallo sguardo dolce e beffardo”, Carrington ha continuato a combinare irrequietudine personale e misticismo con un animo rivoluzionario di combattente. Il suo pensiero sulla maternità e sulla “capacità unica delle donne di darsi il permesso consapevole di consentire al miracolo di accadere”, l’ha resa ispiratrice nei decenni successivi. 

Il Surrealismo e l’immaginario di Madonna

Non più musa ma testimone. Non più oggetto passivo ma esclamatrice attiva di una civiltà che si aggrappa alle donne come ultimo baluardo di speranza in un mondo che declina verso il baratro. La donna-strega del surrealismo diventa con Varo, Carrington, e non solo, contemporanea. Ritroviamo tracce indelebili che ricorrono in video musicali degli anni Novanta, come quello di Bedtime Story, singolo di Madonna del 1995. Qui moltissimi elementi di quadri e simboli del passato artistico delle due maghe si intrecciano. Anche se in questo caso trasformati in un misticismo che riproduce una donna creatrice. Oggetto fragile ma potente di una società che non smette di essere tale nel susseguirsi delle epoche. Ma anche in abiti, come quello che la stessa cantante ha sfoggiato sul carpet del MET Gala 2026. Una vera e propria performance visiva spirata ad un frammento di “Le tentazioni di Sant’Antonio” di Carrington.  

Riproporre le loro storie, per quanto con fedeltà artistica e mistificazione, non rende, però, la completezza di quella narrazione che Varo e Carrington hanno voluto dare dell’universo femminile. Ma sopratutto di quel femminismo che avevano incarnato. Soprattutto in un’epoca in cui il valore economico delle loro opere è, ancora, estremamente inferiore, rispetto a quello dei loro compagni di movimento. Nonostante il valore concettuale, tante volte, sia più alto. Allora restano solo tentativi di riagganciarsi ad un’esistenza che fa dell’esoterismo la sua chiave di lettura, sradicandosi da quell’oscura “normalità” che ne è tragica musa.

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Mag 9, 2026

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