Fondazione Dries Van Noten annuncia l’apertura della mostra “The Only True Protest is Beauty” a Venezia, visitabile dal 25 aprile. Una narrazione creativa che dall’artigianato all’arte, passando per la moda e il design, ribalta il significato semantico della “bellezza”. Non più dunque una semplice definizione estetica ma una forza motrice capace di sovvertire il presente e suscitare nella collettività quesiti profondi e interiori

Plasmata nella sua essenza dall’immaginazione, la malinconia e l’acqua, Venezia non è una semplice città ma un racconto emotivo. Le sue stratificazioni culturali, che dal passato giungono al presente, negli anni hanno raccontato l’evoluzione dell’arte. E così la Fondazione Dries Van Noten decide di immettersi in questa poesia impalpabile ponendosi come nuovo punto di riferimento e polo culturale della città. Ideata da Dries Van Noten e Patrick Vangheluwe questa istituzione nasce con l’obbiettivo di raccontare l’evoluzione creativa dell’arte in una perpetua conversazione con innumerevoli espressioni creative. Seguendo questi intenti viene presentata al pubblico la mostra “The Only True Protest is Beauty” a Palazzo Pisani Moretta, aperta al pubblico dal 25 aprile.

L’exhibition pone al centro della narrazione il concetto di bellezza non inteso più come semplice definizione qualificativa ma come una vera e propria forza sovversiva. Il titolo difatti fa riferimento ad un verso del cantautore Phil Ochs le cui opere divennero il manifesto dei movimenti sociali dei Sessanta. “In such ugly times, The Only True Protest is Beauty” affermava l’artista in un momento storico in cui il cambiamento si riversava nelle strade del mondo. La bellezza diventa dunque uno strumento capace di suscitare cambiamenti culturali e accendere emozioni profonde. In un presente sempre più incerto Dries Van Noten, curatore della mostra, decide di catturare questa sfumatura attraverso un percorso stratificato nelle intenzioni e nei concetti.
«Ci interessa la bellezza non come risposta, ma come domanda», dichiarano Dries Van Noten e Patrick Vangheluwe. «Non è una fuga dalla realtà, ma un modo per confrontarsi con essa. Quando la bellezza lascia spazio ad ambiguità, lentezza e contraddizione, quando turba invece di risolvere, allora diventa una forma sottile di protesta. Questa Presentazione è un invito a guardare più a lungo, ad accogliere l’incertezza e a riconoscere il fare come un atto profondamente umano, in cui concetto e artigianato si incontrano, portando con sé la cultura e la memoria delle mani».

Equilibri trasversali
La presentazione si distribuisce in 20 stanze divise fra il piano terra e i due livelli del Piano Nobile di Palazzo Pisani Moretta. Una selezione di 200 opere (fra creativi affermati ed emergenti) che conversa armoniosamente con l’architettura e il manierismo degli interni della location. Un equilibrio fra passato e presente, moda e arte, artigianato e design che si pone nelle fondamenta della filosofia della Fondazione. La selezione comprende creazioni proveniente dagli archivi delle maison di moda più illustri accompagnate da nuove visioni. Una testimonianza sottintesa di quanto la moda sia capace di leggere la società contemporanea ma anche di suscitare il pensiero critico. Il racconto diventa più fluido e sperimentale nelle sezioni dedicate al design e alle opere d’arte provenienti dalle gallerie più importanti al mondo ma anche da piccole realtà. La tradizione dunque si sposa con l’innovazione ribadendo l’obbiettivo della Fondazione di voler preservare il bagaglio culturale del passato senza dimenticare le nuove voci che andranno a plasmare il futuro.

Percorsi narrativi
La mostra si apre nel portento a piano terra con una scultura enigmatica di Peter Buggenhout che racchiude il senso di incertezza raccontato in tutto il percorso. La sua matrice enigmatica provoca un sentimento perturbante che dall’ammirazione passa alla repulsione. Giungendo al primo salone del Piano Nobile ritroviamo i soggetti addormentati protagonisti della fotografia di Steven Shearer. Questi conversano sia con la ricchezza dell’ambiente che con il soffitto affrescato con La Vittoria della Luce sulle Tenebre di Guarana. Nello stesso spazio vengono esposte diverse creazioni di Haute Couture di Christian Lacroix e Comme des Garçons affiancate ad una selezione di gioielli di Codognato d’ispirazione Memento Mori.
La moda diventa difatti un filo conduttore della mostra ponendosi come narratrice critica della società e motrice dei cambiamenti culturali. Uno strumento d’indagine dunque in cui il concetto di bellezza viene reinterpretato, riscritto e ribaltato attraverso visioni innovative. È il caso dei pezzi d’archivio di Comme des Garçons le cui silhouette hanno da sempre sfidato le convenzioni dell’armonia anatomica del corpo umano. Parallelamente Lacroix ci mostra una reinterpretazione più nascosta e trasversale in perfetta sintonia con il decorativismo travolgente del Palazzo. Dal passato giungiamo alla contemporaneità attraverso il lavoro del designer palestinese Ayham Hassan che fa della resilienza narrazione poetica e materica.

Dalla moda al design
Questi dialoghi mutevoli e fluidi nella selezione si riversano anche negli oggetti, nelle opere d’arte e nei pezzi di design esposti. Gli affreschi di banchetti che dominano i salotti aprono una conversazione con le opere in ceramica di Kaori Kurihara. La collezione di vetri della famiglia Pisani Moretta invece si affianca dalle creazioni contemporanee in vetro di Alexander Kirkeby, Ritsue Mishima e Armand Louis per Wave Murano Glass. Nella cappella viene esposto un’assemblage scultoreo a opera di Misha Kahn che, attraverso il suo sapore irriverente, rompe la sacralità del luogo. Allo stesso modo le opere di Ann Carrington realizzate con scarti metallici rafforzano questa dicotomia.
Lungo il percorso della mostra ritroviamo inoltre diverse creazioni che si ispirano alla natura come i vasi nati dai depositi minerali di di Isaac Monté. Successivamente si delinea una conversazione sulla funzionalità e il concetto creativo legato alla “seduta”. E così le poltroncine originali del Palazzo si alternano a nuove creazioni innovative di Guillermo Santomà, Nifemi Marcus-Bello e Lionel Jadot.

Armonia e distruzione
“The Only True Protest is Beauty” ci invita a soffermarci sul significato semantico della bellezza sovvertendolo attraverso la forza dell’arte. Si delinea un percorso contraddittorio e perturbante in cui ogni certezza viene smentita all’interno di una stessa narrazione. È la vera essenza della bellezza che non deve più confortare ma destabilizzare in una metamorfosi perpetua capace di riscrivere i codici visivi e culturali del presente. La tensione tra armonia e rottura si presenta come l’unico mezzo utile al cambiamento. Dries Van Noten e Patrick Vangheluwe con la Fondazione decidono di catturare il buio del presente regalandoci dunque l’arma pacifica più potente di tutte per combatterlo: l’arte.
Photo courtesy Fondazione Dries Van Noten.



