Radar: Casa Preti. Abitare l’identità tra etica, attivismo e accoglienza

Tra antropologia, politica e radici siciliane, Casa Preti ridefinisce il linguaggio della moda contemporanea. Un racconto di autenticità, responsabilità e ricerca dell’essenziale

Casa Preti non è semplicemente un marchio di moda, ma un progetto culturale che mette al centro identità, relazione e responsabilità. Nato dall’esigenza espressiva del designer Mattia Piazza, il brand si sviluppa come uno spazio aperto in cui estetica ed etica si intrecciano,. Attraverso una ricerca che attinge alla filosofia, alla storia e alle proprie radici siciliane, Casa Preti propone una visione della moda come linguaggio politico e come luogo da abitare, capace di restituire senso, accoglienza e autenticità. 

L’androginia come condizione originaria e universale: dal Simposio di Platone all’intepretazione contemporanea di Casa Preti

Casa Preti nasce nel 2017, fondato dal giovane designer palermitano Mattia Piazza come naturale conseguenza del suo bisogno di comunicare e, soprattutto, di raccontarsi. Prima ancora che come brand, Mattia lo immagina come un luogo fisico in cui accogliere le persone facendole sentire a casa. Il principio ispiratore del progetto è una riflessione su identità e androginia, intesa come condizione originaria e universale in accordo con il mito raccontato da Aristofane nel Simposio di Platone. Casa Preti nasce dunque dal desiderio di costruire un linguaggio che superi le dicotomie, restituendo una sensazione di unità, accoglienza e riconoscimento. 

Il nome del progetto deriva prima di tutto dall’esigenza di distinguerlo rispetto all’identità di Mattia. «Volevo che fosse un’entità autonoma, con una propria voce indipendente da me», spiega il creativo. «Io sono il narratore, ma non sono Casa Preti». A questo aspetto si aggiunge l’importanza del rendere omaggio alle radici palermitane del brand. Il nome “Casa Preti” emerge dal desiderio di tenere insieme autonomia e radicamento, tramite anche la citazione diretta della figura di Mattia Preti, pittore seicentesco che, pur avendo respiro internazionale, scelse di restare a lavorare in Sicilia. 

L’abito come luogo da abitare

Casa Preti è un progetto aperto, che non sente la necessità di definire rigidamente una propria estetica, preferendo piuttosto che questa viva nell’interpretazione di chi lo attraversa. Vi sono però alcune coordinate che contribuiscono a plasmarne l’essenza: struttura, pulizia, razionalità e cura. «Per me l’obiettivo è arrivare a una forma di verità: togliere il superfluo per lasciar emergere l’essenziale», racconta Mattia. Nessun horror vacui, dunque; l’estetica di Casa Preti rifiuta l’eccesso, lavorando piuttosto per sottrazione. Alla base vi è la concezione di abiti come «luoghi da abitare», che nel tempo è diventata centrale nel guidare lo sviluppo estetico del progetto. 

L’ispirazione deriva spesso da due campi estremamente legati al tema antropologico: la storia e la filosofia. D’altro canto, per raccontare l’oggi è necessario attraversare il passato e ciò che è stato, soprattutto nei momenti di crisi come quella che stiamo vivendo nel nostro presente. Allo stesso tempo, per Mattia l’ispirazione non è mai meramente decorativa, ma legata a una responsabilità.  «Non credo ci sia una necessità di produrre nuovi capi, se non quando nasce da un’esigenza reale di comunicazione». 

Dal punto di vista della costruzione tecnica dei capi, l’attenzione si focalizza soprattutto sul comfort, ricollegandosi al concetto di abito come “casa”. Si tratta di un punto di estrema importanza per il designer: «Mi emoziono per la costruzione del capo». L’aspetto fondamentale è sempre la qualità dell’esperienza che l’abito è capace di restituire a chi lo indossa. Per questo, Casa preti predilige fodere in 100% cotone rasato o 100% lana, che possano garantire una sensazione fisica coerente con l’idea di accoglienza. Altro punto centrale è la costruzione di volumi e silhouette, che avviene prestando grande attenzione agli elementi strutturali. 

Moda e responsabilità politica: l’attivismo di Casa Preti

Al centro di Casa Preti risiede anche una forte coscienza politica, legata in modo inscindibile all’intero progetto. «Se oggi produci un capo, ti assumi una responsabilità. Gli armadi sono pieni: non esiste alcuna necessità funzionale di produrre altro». La scelta di raccontare il contemporaneo attraverso l’abbigliamento si configura come una scelta politica, perché si racconta un mondo che è esso stesso intrinsecamente politico. «Per me etica ed estetica sono inseparabili». Casa Preti dunque non si tira indietro, realizzando collezioni e iniziative che rappresentano vere e proprie prese di posizione. Un esempio è la collezione realizzata intorno a febbraio 2025, in cui il brand ha espresso chiaramente la propria contrarietà alla guerra.

La moda si configura così non solo come un semplice strumento di attivismo, ma come un settore in cui l’essere a-politici rappresenta una contraddizione con la sua natura intrinseca. Una posizione interessante, che sicuramente invita alla riflessione su quale sia effettivamente il ruolo della moda nella società e, soprattutto, se effettivamente la moda di oggi sia ancora interessata ad adempiere a questo ruolo. 

Palermo: origine e spazio di verità

Le origini palermitane e il legame con la Sicilia rappresentano un punto cardine per Casa Preti e per Mattia. Palermo è una casa in grado di offrire tempo e verità, lavorando secondo ritmi meno condizionati dalla velocità e dalla pressione produttiva. Il decentramento rispetto a poli della moda come Milano o Parigi non è vissuto come un limite, ma come una risorsa. Palermo è uno spazio in cui trovare una dimensione di autenticità che Mattia percepisce mancare altrove. Allo stesso tempo, la Sicilia e agisce come presenza fondante piuttosto che come ispirazione estetica. È madre, origine, e va trattata con delicatezza senza strumentalizzarla. Il patrimonio culturale agisce in mood naturale, attraverso lo sguardo di Mattia, senza bisogno di esplicitarlo concretamente in maniera forzata.

Inoltre, il rapporto con Palermo esplicita in modo netto i cambiamenti che hanno attraversato la moda e la società da dieci anni a questa parte. Nel 2017, parlare di androginia nel contesto siciliano era una scelta percepita come distante. Oggi, si tratta di un linguaggio molto più riconosciuto, grazie a una maggior consapevolezza che ha reso leggibili istanze che esistevano da sempre. «Anche quando certe tematiche vengono intercettate in modo superficiale, resta comunque un fatto politico. Aprono spazio, producono immaginari e contribuiscono a spostare il discorso». Negli anni, la moda ha iniziato ad allinearsi a un pensiero che nell’immaginario di Casa Preti era naturale, basato su libertà di forma, assenza di categorie libere e produzioni consapevoli. 

Il futuro di Casa Preti come esercizio di coerenza

Dalla sua fondazione, la storia di Casa Preti è stata ricca di momenti significativi: il primo show a Roma, le collaborazioni con artisti come Claire Fontaine e Vanessa Beecroft, il dialogo con realtà come La Rappresentante di Lista. Ciò che per Mattia è fondamentale sono però i rapporti con le persone. I momenti più importanti per il designer sono stati proprio «quelli in cui qualcuno mi ha permesso di entrare nel suo linguaggio». 

Per quanto riguarda il futuro, Casa Preti ha ancora molte cose da dire. «La vera domanda per me non è cosa farà, ma come resterà coerente». Nell’immaginare il brand nei prossimi anni, il desiderio di Mattia è che continui a essere un progetto libero. Che resti corpo e resti politico, mantenendo la propria integrità. Perché, alla fine, non si parla mai di semplice estetica; ciò che conta davvero è la capacità di mantenere alta la testa. 

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Apr 23, 2026

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