È iniziato ufficialmente il press tour dell’attesissimo sequel de “Il diavolo veste Prada”. Ritorna il mondo patinato di Runway, le battute glaciali di Miranda e l’innocente e talentosa Andy. Rispetto al secondo capitolo che segue il romanzo originale però la pellicola sembrerebbe mettere in scena la crisi reputazionale di Miranda al seguito di uno scandalo. Si perde così l’occasione di raccontare il presente (quello reale di un sistema editoriale sempre più in difficoltà) in favore di una più fiabesca cartolina dell’editoria istituzionale
Esattamente venti anni fa veniva rilasciato nelle sale “Il diavolo veste Prada”; una pellicola che per gli addetti ai lavori del cinema avrebbe dovuto parlare ad un ristretto pubblico femminile. In poco tempo però il film con protagoniste Meryl Streep, Anne Hathaway ed Emily Blunt è divenuto uno dei cult più popolari della storia. Una narrazione semplice che apriva, per la prima volta (almeno al pubblico generalista), le porte dorate del magico mondo dell’editoria di moda. Ritmi serrati, rapporti con celebrities e con i direttori creativi più influenti del fashion system. La figura incastonata nella mente di tutti e che ha contribuito per la maggiore al grande successo della pellicola è sicuramente l’imperturbabile Miranda Priestley. Schiva, decisa e defilata quanto basta per renderla inavvicinabile, proprio come chi l’ha ispirata, Anna Wintour. “Il diavolo veste Prada” (è ormai noto) si ispira apertamente all’ambiente lavorativo di Vogue Magazine e alla figura della sua più longeva direttrice. Ed ecco che nasce la magia dello “scandalo” fra gossip, voci di corridoio e le rivelazioni della scrittrice del romanzo nonché ex assistente della Wintour, Lauren Weisberger.
Non molti sanno però che proprio per questa ragione numerose maison si rifiutarono di partecipare attivamente al guardaroba dei protagonisti per solidarietà all’influente editor. Un rischio di “lesa maestà” che decadde proprio grazie a Prada, il primo brand del lusso a mostrarsi aperto al progetto, abbracciato poi successivamente da tutti gli altri. Il film arrivò nelle sale in un momento storico particolare. La moda aveva quasi perso del tutto l’influenza degli anni d’oro dei Novanta mentre la grande rivoluzione della comunicazione digitale non era ancora arrivata. E così il film divenne l’unica finestra aperta su un mondo chiuso ma anche fonte d’ispirazione per innumerevoli giovani creativi che sognavano il fashion system.
Un fenomeno culturale che non ha mai perso la sua influenza. Ancora oggi ricordiamo il monologo sul ceruleo, gli stivali di Chanel, le 15 gonne di Calvin Klein e il celebre “That’s all” di Miranda. Su questa scia energica mantenuta viva dagli innumerevoli sostenitori del progetto nasce, dopo venti anni, “Il diavolo veste Prada 2”.
L’inizio del press tour: citazionismo e nostalgia
Il sequel del film del 2006 si immette in una tendenza nostalgica che ha influenzato le produzioni creative di numerosi ambienti solo nell’ultimo anno. Il ritorno della saga di Harry Potter, il tentativo di riportare in vita Gossip Girl e le diverse ricorrenze in casa Disney come quella di Hannah Montana. “Il diavolo veste Prada 2” arriverà nelle sale di tutto il mondo il prossimo 29 aprile, pochissimi giorni prima del MET Gala. L’evento mondano più atteso dell’anno dal mondo della moda (gestito interamente da Anna Wintour e Conde Nast e finanziato da Jeff Bezos) diventerà così una grande megafono mediatico per la pellicola. All’interno del film difatti verrà ricreato un evento molto simile al MET. Dalle prime immagini del trailer, possiamo intuire che sarà uno del momenti più importanti per lo sviluppo della trama.
Negli ultimi giorni inoltre è iniziato il press tour dei protagonisti. Fra anteprime speciali e interviste in giro per il mondo vediamo delinearsi una comunicazione molto attenta alle esigenze della cultura pop e ai desideri del pubblico social. Da Stephen Colbert ad esempio Meryl Streep indossa una maglione in cashmere di J.Crew realizzato in esclusiva nella colorazione “ceruleo”. In un’altra intervista in Messico l’attrice invece sceglie camicia di Chanel SS2026. Il capo è ricoperto da una stampa floreale in un auto-citazione che ci ricorda un’altra scena cult del film. “Floral for spring?”
Il “method dressing” dell’attrice protagonista non è l’ultimo elemento promozionale. Dal prossimo 13 aprile infatti sarà possibile acquistare la versione cartacea (e reale) di Runway. La rivista fittizia della pellicola che si ispira a Vogue vede in copertina Emily Blunt, co-protagonista, che nel sequel sarà a capo di uno dei gruppi più potenti della moda. Infine nelle ultime ore arriva la mossa mediatica più geniale di tutte. Vogue Magazine pubblica il servizio di copertina del numero del prossimo maggio con protagoniste Meryl Streep nei panni di Miranda Priestley e Anna Wintour.
La rappresentazione di un mondo che non esiste più
L’una è lo specchio dell’altra, fra finzione, falsi miti e la realtà. È un incontro, quello fra Wintour e Priestley, che pone fine alle voci che vedevano Anna contraria alla pellicola. Un’apertura inaspettata all’autoironia che l’ex direttrice di Vogue aveva già dimostrato durante l’ultima cerimonia degli Oscars. Chiamata a dover assegnare il premio di “Miglior Costumi” Anna Wintour accompagnata da Anne Hathaway si lascia andare a diverse citazioni del suo alter-ego cinematografico. Nonostante però gli scatti di Annie Leibovitz per Vogue Magazine rivelino una sotto narrazione ironica e aperta al cambiamento, queste due figure si pongono come lo specchio del decadimento dell’editoria di moda.
Un mondo circoscritto a vecchi profili che non accettano un cambio generazionale necessario. Ricordiamo la rinuncia della direzione di Vogue di Anna Wintour arrivata “soltanto” dopo 42 anni, alla veneranda età di 76 anni. Ma le problematiche principali si insinuano soprattutto nelle piccole realtà nascenti o anche fra le fila di creativi che arrancano nella corsa ad un “successo” riservato solo ai “figli di” e agli “amici di”. La magia dell’editoria di moda delineata in un film di venti anni fa purtroppo si è esaurita da moltissimo tempo. Negli ambienti più istituzionali dotati di budget “molto in salute”, come ha affermato la Wintour in una recente intervista, la creatività passa all’ultimo piano dell’attenzione. Il dio denaro ha fagocitato definitivamente il pensiero critico, la creazione di immagini che possano smuovere le menti e gli impulsi culturali.
Il trailer finale
L’uscita de “Il diavolo veste Prada 2” segnerà sicuramente la cultura pop contemporanea e riaccenderà di nuovo i riflettori su un mondo dorato, solo apparentemente. Il trailer definitivo, in cui è possibile ascoltare la colonna sonora cantata da Lady Gaga e Doechi, ci parla di una storia patinata, lontana dal reale. La crisi editoriale che nel secondo romanzo colpisce Runway e di conseguenza Miranda, sembrerebbe esser stata sostituita da uno scandalo reputazionale della direttrice. Dunque la pellicola, almeno dalle prime anticipazioni, ci regalerà l’immagine dorata di un’industria in piena salute ma che è minacciata “solo” dai giochi di potere. Un mondo che ad oggi esiste soltanto nella finzione e forse fra i piani più defilati ed esclusivi delle alte cariche del sistema. Sicuramente un’occasione persa per raccontare le vere difficoltà del presente e degli ostacoli che si incontrano quotidianamente in una vita che “tutti vorrebbero”.



