Attualmente in esposizione a Losanna, il progetto SABOTAGE dell’artista italiano Salvatore Vitale indaga la gig economy, il controllo algoritmico e le contraddizioni del capitalismo digitale, mettendo al centro il lavoro invisibile e le nuove forme di resistenza contemporanea
Nel panorama contemporaneo, sempre più segnato dalla pervasività delle tecnologie digitali, il lavoro si trasforma assumendo forme fluide, spesso precarie e difficilmente visibili. In questo contesto si inserisce la ricerca artistica di Salvatore Vitale, artista di origini palermitane con base in Svizzera, che attraverso un approccio multidisciplinare propone una riflessione critica sulle dinamiche di potere alla base delll’economia digitale. Il lavoro di Salvatore Vitale si concentra su come la gig economy stia trasformando radicalmente il concetto di lavoro, mettendo in luce le contraddizioni del capitalismo digitale. Allo stato attuale, la sua ricerca artistica trova esplicazione concreta in SABOTAGE, progetto esposto presso la galleria di Losanna Photo Elysé fino al 31 maggio.

L’artista documenta la realtà quotidiana di lavoratori le cui vite sono sempre più governate da piattaforme digitali, algoritmi, sistemi di valutazione e forme di sorveglianza invisibile. Lavorando in collaborazione con freelance sudafricani, Vitale evidenzia allo stesso tempo la vulnerabilità e la rese ilienza dei lavoratori digitali, mostrando il ruolo centrale nell’economia digitale contemporanea del lavoro umano, anche quando è invisibile e frammentato.
SABOTAGE: il percorso espositivo come metafora del lavoro digitale
L’exhibition è concepita come un’esperienza immersiva costruita a partire dal progetto “Death by GPS”, realizzato tra il 2022 e il 2026. L’allestimento inizia con uno spazio che richiama un ambiente aziendale e prosegue attraverso luoghi di lavoro frammentati, fino a culminare in uno scenario composto da rifiuti elettronici. Questo passaggio simbolico riflette il ciclo del lavoro digitale: dalla promessa di libertà e produttività fino all’esaurimento e allo scarto.

Attraverso video, fotografie, archivi e opere tessili e grafiche, la mostra esplora il sabotaggio come possibile forma di resistenza. Le opere presentano colloqui di lavoro fittizi, atti simbolici di distruzione di strumenti d’ufficio e film che mettono in relazione il lavoro sulle piattaforme digitali con le industrie estrattive, evidenziando come i sistemi economici contemporanei continuino a basarsi su forme di sfruttamento spesso invisibili.
Tecnologia, potere e obsolescenza
Il filo conduttore dell’intero progetto è rappresentato dai materiali fotografici di “Death by GPS”. Le immagini pongono in relazione gli impersonali open space degli uffici con i paesaggi minerari sudafricani, rivelando le fragili fondamenta su cui si basano i sistemi digitali contemporanei. Il progetto si conclude con un’installazione composta da frammenti di dispositivi elettronici scartati, che invita a riflettere su temi quali l’obsolescenza programmata e le conseguenze ambientali e sociali del capitalismo digitale.
Attraverso questa ricerca, Vitale invita a riflettere sulle strutture di potere nascoste dietro le tecnologie che utilizziamo quotidianamente e sul ruolo, spesso invisibile ma fondamentale, del lavoro umano all’interno dell’economia digitale.

Photo courtesy Salvatore Vitale



