JW Anderson x Guinness: la collaborazione celebra l’artigianalità e l’eredità culturale irlandese

JW Anderson e Guinness presentano la loro seconda collaborazione: una celebrazione dell’artigianalità e della condivisa eredità culturale irlandese. Un sodalizio dalle sfumature pop che gioca con elementi identitari e i codici estetici della contemporaneità

Due universi apparentemente distanti. Da un lato la moda concettuale, dall’altro la cultura della stout più iconica al mondo. In questo 2026 le vediamo fondersi creando una capsule che porta la firma di JW Anderson e Guinness, segnando così il secondo capitolo di una partnership che affonda le radici in una matrice comune: l’Irlanda. Non si tratta semplicemente di un’operazione di branding, ma di una riflessione sull’identità culturale e sulla materialità del quotidiano. L’immaginario del pub irlandese, luogo di rituali sociali diventa il punto di partenza. Il risultato è una capsule globale composta da diciassette pezzi che traduce simboli e atmosfere familiari in un vocabolario visivo nuovo, filtrato attraverso lo sguardo radicale di Jonathan Anderson.

Da archivi industriali a silhouette contemporanee

Se la prima collaborazione aveva giocato con l’iconografia immediatamente riconoscibile dei due brand, questa seconda interazione sceglie di scavare negli archivi e nella cultura materiale della Guinness per trasformarla in materia di design. La collezione sviluppa un guardaroba che rielabora l’abbigliamento da lavoro: chore jacket in denim robusto, salopette e i twisted jeans distintivi di JW Anderson prendono ispirazione dalle uniformi vintage dei birrifici. Il risultato è un perfetto equilibrio tra funzionalità e costruzione sartoriale, dove il concept del workwear viene riletto con precisione contemporanea.

La vera sorpresa della collezione si trova nei materiali. Le texture dei tappeti dei pub, gli asciugamani da bar e persino i sottobicchieri diventano superfici da reinterpretare. Jacquard complessi, ricami e tessuti in spugna trasformano questi oggetti quotidiani in elementi sartoriali inattesi.In particolare, notiamo come una giacca e un paio di pantaloncini in spugna rielaborino la texture del tradizionale sottobicchiere Guinness, un esempio di come la moda contemporanea sappia trasformare dettagli apparentemente marginali in codici stilistici.

Tradizionalità rielaborata

Tra i capi più emblematici emerge il Guinness Gradient Jumper. Il maglione si ispira a uno dei momenti più iconici della ritualità Guinness: il lento assestarsi della schiuma nella pinta appena spillata. La lavorazione in intarsia crea una gradazione cromatica morbida, realizzata con una miscela di alpaca che restituisce una texture leggera e vaporosa. Accanto a questo riferimento, la collezione attinge anche all’archivio narrativo del brand: una camicia bianca riporta una poesia tratta da una pubblicità Guinness del 1938, segno di un immaginario che da sempre intreccia prodotto e racconto. 

Con questa seconda collaborazione JW Anderson e Guinness dimostrano come un patrimonio culturale possa essere riletto senza perdere profondità. L’iconografia del marchio irlandese diventa materia progettuale nelle mani di Jonathan Anderson, che la traduce in un linguaggio sartoriale attuale. Prodotta in quantita limitate, la capsule è disponibile negli store di JW Anderson e presso retailer selezionati, tra cui Selfridges e Brown Thomas. Una collaborazione che non si limita a citare un’eredità, è una fusione dove il design caratteristico di uno prende forma nella tangibilità dell’altro; trasformandola in un prodotto da indossare.

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Mar 14, 2026

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