Per l’autunno/inverno 2026-27 Anthony Vaccarello fa riaffiorare dal passato le fondamenta estetiche di Saint Laurent. Si delinea così una riscrittura stratificata di archetipi stilistici noti in favore di un guardaroba femminile libero dalle norme. Un racconto visivo che fa della ripetizione il suo linguaggio più identitario

La visione di Anthony Vaccarello da Saint Laurent è caratterizzata da elementi di stile essenziali e una narrazione culturale molto vicina al fondatore della maison. Una direzione creativa vincente che ha portato il brand francese sul gradino più alto della classifica di Lyst negli ultimi due quadrimestri. La collezione per l’autunno/inverno 2026-27 non fa eccezione per contenuti culturali e ricerca stilistica. Il setting dello show diventa una cornice metaforica del guardaroba immaginato dal direttore creativo. Uno spazio avvolto da luci e materiali confortanti, bruciati e dai colori terrosi che ci ricordano il gusto fotografico di Michelangelo Antonioni. E proprio da questo autore è possibile partire con la narrazione evocativa che si respira ammirando le modelle sfilare. C’è una sottile rilettura dell’alienazione borghese e dunque la sua vulnerabilità; ma anche una volontà di superare e sovvertire le norme sociali. In questa prospettiva Vaccarello si lascia ispirare dalla figura dirompente di Romy Schneider capace di conciliare l’eleganza alla noia borghese.

In particolar modo il designer prende in riferimento il film dell’attrice del 1971 “Max et les Ferrailleurs”. Ma le suggestioni arrivano anche dall’opera di Tennessee Williams “The Roman Spring of Mrs. Stone” dove la protagonista, sul viale del tramonto, affronta le conseguenze del tempo che passa. Infine l’anima della collezione che si discosta dalle convenzioni imposte dalla società fiorisce fra i ricordi del romanzo di Gore Vidal “La statua di Sale”. All’interno dello show gli elementi che in questa stagione Vaccarello prende in analisi dall’heritage della maison sono le architetture e la decostruzione di queste ultime. Il linguaggio della ripetizione diventa per Saint Laurent una caratteristica fondamentale della sua storia contemporanea. La sensualità infine diventa il collante dell’intero show in cui il corpo diviene strumento seduttivo ma anche luogo intimo da proteggere.

Architetture anatomiche
Una delle operazioni estetiche più importanti effettuate da Monsieur Saint Laurent fu l’introduzione del tuxedo nel guardaroba femminile. Una liberazione politica e audace della figura della donna che, per la prima volta nella storia, indossava gli stessi abiti di tutti quegli uomini che governavano il mondo. Anthony Vaccarello per questa collezione pone al centro dell’attenzione proprio il tailoring femminile di Saint Laurent. Lo show difatti inizia con una carrellata di tuxedo, mono e doppiopetto, che rielaborano il celebre completo da sera della maison. Le proporzioni sulle spalle diventano drammatiche senza mai trascurare l’anatomia del corpo femminile in un rimando culturale agli ultimi Settanta e ai primi Ottanta. Il power dress non è più ostentazione delle proprio potere ma un manifesto liberale della propria intimità che si scinde sia nel femminile che nel maschile. In questa prima parte l’austerità del completo è rafforzata da linee essenziali e dal nero che imperversa su tutti i look.

La vulnerabilità matura di cui parla la collezione però si esprime al meglio attraverso i capi realizzati in pizzo spalmato di silicone. Gonne e top trasparenti che però propongono alla visione la stessa rigidità del tailoring esprimendo al meglio la loro duplice essenza esistenziale. La fragilità diventa forza e resistenza mentre le strutture diventano arma di seduzione. C’è una grande attenzione alla tattilità di questo guardaroba partendo proprio dal pizzo spalmato sino ad arrivare ai capispalla in pelliccia. Quest’ultimi avvolgono la figura attraverso volumi estremi che si assottigliano sui fianchi lasciando intravedere le chiusure impreziosite da gioielli bold. In questo caso la palette si allarga in una direzione più diversificata ma sempre sussurrata da colori filtrati da una patina sbiadita. Vediamo il pizzo in terra bruciata, capi in blu francese e verde acqua e una grande varietà di sfumature di marroni. Saint Laurent ci invita in un salotto borghese ad interrogarci sulla propria intimità intellettuale fra statue greche (appartenute al suo fondatore) e immense vetrate che ci mostrano la sua Parigi. Eterna, illuminata dalla Tour Eiffel e inesorabilmente fragile.
Photo courtesy Saint Laurent.



