Capasa: artigianalità e integrità nella nuova collezione Fall-Winter 26/27


Gli anni Novanta hanno rivoluzionato il panorama moda e continuano a influenzarlo ancora oggi, tanto che ne sentiamo ancora l’eco in molte delle collezioni attuali. Ennio Capasa, ex fondatore insieme al fratello Carlo di Costume National, torna a parlare di cultura, moda e community con con il brand Capasa Milano

Per comprendere a pieno la collezione di debutto del brand bisogna tornare indietro agli arbori della carriera di Ennio, quando ancora Milano intratteneva rapporti con la moda internazionale, come quella di Parigi e di Tokyo. Il designer, originario di Lecce, dopo aver terminato il suo percorso di studi all’accademia di Belle Arti, ricopre il ruolo da assistente per Yohji Yamamoto venendone profondamente influenzato. La grammatica di Capasa, dunque, iniziò a costituirsi di sfumature di neri, tagli netti, rigore e sensualità trattenuta. Negli anni Ottanta fonda Costume National con il fratello, esasperando e valorizzando quell’estetica dark e anticonformista tipica dei Novanta.

Presenta oggi ventisei calzature donna per la Fall-Winter 26/27 del suo nuovo brand, restituendo una maturazione visiva e concettuale che si riflette nel prodotto proposto. Sul sito di Capasa Milano Ennio sottolinea: “Ricominciamo da capo con un nuovo marchio, guidati dalla stessa urgenza di cambiamento che mi spinse a fondare Costume National nel 1987, con il lungo percorso che ne seguì. Sul marchio volevo solo il mio cognome: perché si tratta di un progetto personale che, tuttavia, riguarda una continuità senza tempo, non il mio ego.”

Il processo: artigianalità come atto politico

In un sistema produttivo attuale sempre più accelerato dalle richieste di mercato, il brand sceglie di porre al centro della produzione il valore dell’artigianato made in Italy che vede nell’irripetibilità e nella qualità del prodotto il vero lusso. Infatti, ogni modello viene palmellato a mano prima del montaggio. Un gesto tecnico che diventa gesto culturale. La pelle viene lavorata per esaltarne struttura e profondità, mentre le finiture vengono applicate con cere rare solo nelle ultime fasi, costruendo una patina unica sulla calzatura. La nuova collezione nasce in collaborazione con il calzaturificio veneto Peron, incentrato su un approccio artigianale e consapevole, in linea con i principi del brand. È possibile, inoltre, acquistarla sia sulla piattaforma sia nello showroom milanese Spazio Coltri.

Le forme: ergonomia e tensione

La collezione si articola in tre famiglie progettuali che pongono il focus sul comfort e il design: la  prima presenta una punta chiodata a mano, cifra tipica di Capasa, qui gli spigoli vengono enfatizzati, mentre la silhouette si tende. La forma tonda 80 mm, con uno studio specifico sulla cava del piede che amplifica visivamente lo slancio mantenendo equilibrio. E, infine, la forma urbana 55 mm, ispirata alle stringate inglesi maschili, alleggerita da pelli doppiate e sfoderate. Nella collezione vengono, inoltre, proposti tacchi, sfumati manualmente dallo scuro al chiaro i quali non superano gli 80 mm, la doppia gomma piuma nella soletta garantisce stabilità e comfort mantenendone l’eleganza. 

Umano, non artificiale

Il punto più radicale della collezione non è formale, è metodologico. Le scarpe sono progettate e realizzate senza l’utilizzo di intelligenza artificiale. In nessuna fase. In un’industria che integra sempre più strumenti generativi, Capasa Milano rivendica l’errore, l’imperfezione umana e l’artigianalità. È una dichiarazione che dialoga con un dibattito più ampio sulla standardizzazione estetica e sulla perdita di identità nel design contemporaneo. Negli anni Novanta la moda di Costume National ridefiniva il minimalismo con un’attitudine rock e urbana. Oggi Capasa sembra voler fare lo stesso con la calzatura: sottrarre decorazione, enfatizzare struttura, restituire peso culturale all’oggetto. La collezione FW26/27 è un primo capitolo che parla di integrità, disciplina progettuale e centralità dell’artigianato italiano.

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Feb 25, 2026

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