Galleria 10 Corso Como annuncia l’apertura di una nuova esposizione dedicata all’artista svizzero Bernhard Shobinger, che nel corso della sua carriera ha rivoluzionato l’approccio all’arte dell’oreficeria. Accostamenti sorprendenti di materiali alti e bassi, lavorazioni tecniche irripetibili e una poetica non convenzionale sono le basi dell’operato di questo artista
Galleria 10 Corso Como ha inaugurato ieri la mostra “Democracy of Materials” dedicata all’artista svizzero Bernhard Schobinger. Nato nel 1946 a Zurigo, Shobinger ha completato gli studi alla Scuola di Arti Applicate e ha effettuato un periodo di apprendistato come orafo. Nel 1968 ha aperto il proprio studio-galleria a Richterswil e da quel momento ha continuato ha lavorare in modo indipendente. La fase iniziale della sua produzione artistica si basava su un approccio formale e costruttivista. Poi, dalla fine degli anni Settanta e, soprattutto, negli anni Ottanta, l’artista ha iniziato a introdurre scarti industriali, detriti quotidiani e metalli nobili. Un approccio guidato da una visione egualitaria della materia, con la possibilità di usi illimitati, che ha contribuito a una radicale ridefinizione della preziosità. Con il suo lavoro, Shobinger ha continuamente messo in discussione le convenzioni dell’arte e del valore materiale con il suo approccio unico, animato da un impulso sovversivo e di matrice punk.
La mostra dedicata a Shobinger chiude un trittico ideale focalizzato sul gioiello come medium contemporaneo

La mostra, a cura di Alessio de’ Navesques, è stata realizzata insieme alla galleria Martina Simeti. “Democracy of Materials” rappresenta l’ultimo capitolo della trilogia di mostre dedicate da Galleria 10 Corso Como al gioiello come medium contemporaneo. Essa infatti va a chiudere un cerchio, dopo le due esposizioni “Pietro Consagra. Ornamenti” e “Andrea Branzi. Civilizations without jewels never have existed”, realizzate tra 2024 e inizio 2025.
L’exhibition raccoglie sculture e opere-gioiello realizzate da Shobinger dai primi anni Ottanta ad oggi. Il percorso espositivo si articola in isole tematiche, pensate per ricollegarsi al libro “Anelli di Saturno”, che ha profondamente segnato la poetica di Shobinger. Ci si richiama infatti a un’idea di “psicogeografia” dinamica che richiama i viaggi di W. G. Sebald, con un display che include gli arredi storici di 10 Corso Como.
La ricerca artistica di Shobinger: diverse angolazioni di libertà

La mostra racconta la ricerca da parte dell’artista di una libertà assoluta rispetto ai materiali tradizionali dell’oreficeria. La formazione giovanile gli consente di superare velocemente le componenti classiche dell’oreficeria. Così oro, argento e pietre preziose vengono accostati provocatoriamente a materiali refrattari, poveri. Shobinger svela così la forza vitale e l’energia nascosta di frammenti e scarti, che vanno ad attivare al contempo i materiali preziosi.
Nel suo lavoro, l’artista ricerca anche la libertà rispetto all’idea di coerenza normale tra costruzione e funzione. Agendo come un demiurgo, mette in discussione gli approcci convenzionali con opere che superano le tradizionali modalità espositive per farsi indossare. Oppure, con gioielli che si fanno scultura, nell’impossibilità di essere indossati.
Nella seconda metà degli anni Settanta Shobinger si avvicina al razionalismo della Concrete Art Svizzera. La fascinazione per i rigori geometrici viene subito messa in discussione dal desiderio di sfidare i limiti dell’ornamento, sotto l’influenza delle correnti punk e dei movimenti giovanili di Zurigo degli anni Ottanta. Si apre così una lunga ricerca su come ritrovare nella materia la stessa autonomia che vige tra forma e colore.
La produzione degli anni Ottanta si focalizza poi sul potere intrinseco di oggetti e frammenti ritrovati: binari per tende e tavole in legno diventano leggere architetture spaziali. In questo approccio risuona, in un certo senso, una visione esistenziale influenzata dall’avvicinamento dell’artista alle culture orientali. «Il distacco dalla dimensione terrena conduce l’artista a una concentrazione capace di trascendere la materia», spiega Alessio de’ Navasques.
La poetica di Shobinger: l’intrinseco potere dei materiali come metafora universale

La mostra mette in evidenza come ogni opera di Shobinger, assolutamente unica, scardini l’idea capitalistica di una gerarchia di valori e consumi. Non solo: Shobinger rivoluziona anche la concezione di ornamento come prodotto industriale replicabile, conferendo invece ai suoi pezzi un’aura mistica e irripetibile. Nel testo che accompagna la mostra, Mariuccia Casadio scrive: «Non è ciò che brilla a decretare il valore delle cose, ma è il loro intrinseco potere, la loro capacità di autonoma e inesauribile di evocare e raccontare, il loro magico convertirsi in espressioni di sé». Le parole di Casadio riassumono perfettamente la visione e la poetica di un artista straordinario e unico, le cui opere sono investite di una forza dirompente.
Photo courtesy 10 Corso Como.



