Victoria’s Secret: il ritorno del fashion show e di tutti i suoi stereotipi 

Victoria’s Secret ritorna a sfilare per il secondo anno a New York presentandoci, ancora una volta, la stessa narrazione polverosa e staccata dalla realtà. Le promesse, mai mantenute, di rappresentanza e inclusività in questo secondo “comeback” svaniscono fra i bagliori dei corpi perfetti degli “angeli”. Da Bella Hadid ad Alex Consani fino ad arrivare a Jasmine Tookes che apre lo show con il pancione

Victoria’s Secret ritorna alle origini, letteralmente, e ci presenta il suo volto “rinnovato” nel secondo fashion show dopo sei anni di pausa forzata. Il brand di lingerie divenuto celebre negli anni Novanta grazie ai suoi “Angeli” fallisce nell’operazione di re-branding dopo gli scandali del 2014. La scorsa notte a New York riemergono dal passato i corpi perfetti e gli stereotipi più problematici legati al corpo femminile. Una narrazione lontana dalle esigenze contemporanee, specchio di una moda che fatica in un’evoluzione inclusiva e necessaria. La passerella viene aperta da Jasmine Tookes, incinta del suo secondo figlio, avvolta da una rete dorata con fili di perle. Una premessa che riporta alla luce il modus operandi tossico degli ex proprietari Wexner e Razek.

Prima del 2018 infatti, anno dei cambi di vertice, gli Angeli non potevano prendere peso e dunque aspettare un figlio nel periodo contrattuale. Jasmine Tookes in questa prospettiva viene dipinta come una Venere contemporanea, simbolo di rinascita e cambio di direzione. Ma queste speranze vengono infrante in quanto in tutto il fashion show, fatta qualche eccezione, questa metamorfosi inclusiva viene completamente meno. Alex Consani, modella dell’anno, e Valentina Sampaio risultano le uniche rappresentanti della comunità trans. Le modelle Paloma Elsesser, Ashley Graham e l’attrice Barbie Ferreira invece diventano una sfumatura forzata nell’inclusività “curvy”. La loro presenza risulta polverosa in quanto anche le loro fisicità, rispetto al passato, si sono piegate alle esigenze tossiche della moda.

I “nuovi” angeli di Victoria’s Secret hanno gli stessi volti del passato e incarnano a pieno la recessione culturale del fashion system. Bella e Gigi Hadid, Adriana Lima, Lila Moss, Amelia Grey e Anok Yai per quanto icone del nostro tempo non bastano a rappresentare il presente. Il loro prezioso lavoro nell’ottica di un fashion show di lingerie, nel 2025, andrebbe integrato con delle figure più ancorata alla realtà. Volti e fisicità che possano ampliare la narrazione del corpo femminile che, associato all’underwear nell’ottica canonica, diviene ancora oggetto del desiderio. 

Narrazione errata ma successo commerciale 

Nonostante tutte le problematiche affrontate in passato, Victoria’s Secret continua a crescere sul mercato arrivando ad un fatturato annuo di più di sei miliardi di dollari. I prodotti dunque continuano ad attrarre il pubblico grazie ad una produzione avanzata e ai design riconoscibili. Il brand di lingerie americano difatti rappresenta ancora oggi uno status culturale e poco importa se in passerella vediamo sfilare canoni irraggiungibili. Adam Selman, nuovo direttore creativo di tutte le linee, continua con successo a delineare l’immaginario sensuale e ammiccante del brand.

Nel fashion show di ieri, diviso in quattro atti, sono stati rappresentati al meglio diversi mondi. Dall’olimpo mitico ricoperto d’oro e di perle si giunge ad una narrazione più intensa e ammiccante accentuata dai total look rossi. In transizione si giunge all’atto dedicato allo sportswear ed infine all’epilogo che ci racconta l’allure più esclusivo e luxury di Victoria’s Secret. Fra gli ospiti musicali, in ordine, si sono susseguite Madison Beer, Karol G, le Twice e l’icona dell’hip/hop americano Missy Elliott. I pezzi e i look che abbiamo visto sfilare risultano coerenti con l’identità del brand senza nessuna pretesa o innovazione. 

Abbiamo ancora bisogno del Victoria’s Secret fashion show? 

Grandi protagoniste della passerella sono state ancora una volta le ali indossate dagli Angeli non più realizzate con piume vere. Ma queste ali, simbolo indennitario e pop per eccellenza, diventano lo specchio kitsch di un passato che forse non ci appartiene più. Mentre nell’industria nascono brand di lingerie attenti alle esigenze di corpi che sono sempre esistiti Victoria’s Secret fatica a trovare il suo posto nel presente. Eppure le formule di comunicazione ad oggi sono molteplici e trasversali. Le linee SavagexFenty realizzate da Rihanna diventano simbolo di empowering femminile ma anche maschile. Il mondo di Skims di Kim Kardashian invece attraverso provocazione e ironia accende i riflettori sulle caratteristiche più intime del corpo delle donne. Dai reggiseni con capezzoli fino all’ultimo drop degli slip con peli pubici inclusi.

Victoria’s Secret purtroppo è ancora legato ad un passato che tutti noi guardiamo con troppa nostalgia. E in questa visione “rinnovata”, “inclusiva” e che abbraccia tutte le donne, il corpo e la storia Bianca Balti sono nuovamente e volutamente esclusi.

 

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Ott 16, 2025

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