Circa un mese fa la cantautrice Lorde ha annunciato il suo atteso ritorno sulle scene musicali attraverso immagini criptiche e un’immagine completamente rinnovata. Una strategia di comunicazione senza filtri che anticipa l’uscita dell’album “Virgin” e che ci ricorda, con ingredienti diversi, la “Brat Summer” di Charli XCX
Il percorso musicale di Lorde ha ridefinito lo scenario del pop alternativo fin dal lontano 2013, quando la cantautrice aveva soltanto sedici anni. Le sonorità della sua musica in concomitanza con la sua immagine si sono evolute con la propria crescita personale, raccontata anche attraversi i testi delle canzoni. Il suo primo album “Pure Heroine” apriva diverse riflessioni sulla società borghese dell’epoca, evidenziandone le problematicità legate all’ostentazione di beni e di appartenenza. Una vera e propria critica alle “facciate” contemporanee costruite sui dogmi tipici della società capitalista e che diede vita alla hit mondiale “Royals”. Da quel momento Lorde scalò le vette del pop internazionale affermandosi come cantautrice dalla forte sensibilità. Con “Melodrama”, il suo secondo progetto, le tematiche della prima fatica vennero inglobate in una narrazione più intima. Le nuove sonorità, più nebulose ed elettroniche, trasportavano gli ascoltatori in un viaggio introspettivo nella vita di Lorde.
Un album del tutto rivoluzionario per quegli anni in quanto la stessa artista affermò di aver costruito il progetto sperimentando gli effetti di diversi allucinogeni. Un “trip” magnetico fra i tumulti della giovinezza e un senso di libertà effimero minacciato dalla paura di non appartenere a nessun posto nel mondo. Sulla scia del grande successo mediatico, lodato anche dalla critica musicale, Lorde ritorna dopo qualche anno con “Solar Power” un album dal sapore completamente diverso. Questa parentesi ha rappresentato per l’artista un ritorno alle sue origini, nella sua Australia, dove ha potuto riconnettersi con le proprie amicizie più sincere. Un ennesimo atto sperimentale trascinato da una spiritualità serena frutto dell’utilizzo della marijuana. L’accoglienza dell’album fu tiepida nonostante il grande lavoro ma fondamentale per la crescita dell’artista che ad oggi ritorna più autentica che mai.
“Girl, so confusing” e “What was that”
Agli arbori del fenomeno mondiale della “Brat Summer” nel 2024 Charli XCX annuncia una versione remix del suo album cult anticipato dal singolo “Girl, so confusing”. La traccia nasceva proprio da un “dissing” mediatico fra la cantante inglese e Lorde che fu poi chiamata a comporre l’ormai famosissimo remix. Nel brano le due artiste conversano in modo sincero, come in una canonica corrispondenza telefonica, “confessandosi” a cuore aperto. Lo stile di scrittura e le sonorità utilizzate si avvicinavano molto ai brani di Lorde contenuti nel suo “Melodrama”; un dettaglio che per molti anticipava il ritorno della cantante alle sue origini. Charli XCX e Lorde rappresentano difatti due facce della stessa medaglia, spogliata di qualsiasi filtro patinato. Mentre la prima ci parla del proprio vissuto “urlandolo” attraverso la provocazione, la seconda lo fa “sussurrandolo” nella sua schiva intimità.
E così circa due mesi fa arriva il tanto atteso come back ufficiale di Lorde lanciato da un essenziale “spoiler” del nuovo brano. Compare così sui social un video che ritrae la cantante solo dalla vita in giù mentre cammina animatamente con in sottofondo il ritornello del lead single della nuova era. Una mossa mediatica divenuta immediatamente virale soprattuto per il brano che, sia nel testo che nella produzione, ricordava la Lorde degli esordi.
Il singolo dal titolo “What was that” si presenta come un diario personale in cui la cantate trascrive le fasi emozionali che si attraversano dopo la chiusura di una relazione. Ritorna la sincerità senza filtri molto vicina alle nuove generazioni e che di fatto ha reso “Brat” il fenomeno culturale che oggi tutti conosciamo. In perfetto stile “Brat”, Lorde raduna in poche ore i fan a Washington Square Park, New York, per presentare in anteprima il nuovo singolo. L’evento, carico di entusiasmo, diventa anche il set del videoclip ufficiale, che racconta il suo viaggio interiore tra le strade grigie della città.
L’estetica Normcore e l’album “Virgin”
Con la nuova musica Lorde cambia anche la propria immagine, spogliata di qualsiasi orpello e resa accattivante da piccoli e ricorrenti dettagli. Nella sua totalità potremmo associare alla cantante l’estetica Normcore, uno stile essenziale e dismesso che nella sua “normalità” ricerca l’unicità. Il trend nasce come risposta sarcastica alla moda del decennio scorso, intorno al 2015, nello specifico fra la generazione millenials. Questo neologismo è frutto della crasi fra “normal” e “hardcore”, una dicotomia sintetizzata in un guardaroba ben preciso. Capi essenziali come t-shirt bianche, blu jeans e anfibi si immettono in una narrazione del quotidiano “disillusa”. Un’analogia perfetta con la nuova estetica scelta da Lorde che arricchisce la rinascita di questo trend con dettagli che lasciano il segno.
Ai capi basic infatti l’artista affianca materiali tecnici e cromie cangianti o retro-riflettenti. Questi elementi si possono individuare nel look indossato nel video-clip di “What was that”, in quello scelto per il Coachella con Charli XCX e nel suo non-make-up luminoso. In occasione del Met 2025 Lorde fa il suo ritorno anche agli eventi mediatici più istituzionali definendo ancora di più la nuova estetica. Ospite di Tom Browne la cantautrice indossava un completo tre pezzi composto da un mini top, una gonna a sigaretta e un maxi blazer. Un connubio fra il Normcore della nuova era e una femminilità rivelatasi non-binaria, raccontata nel concept dell’annuncio del nuovo album “Virgin”.
«Il colore del nuovo album è trasparente come l’acqua, le finestre, il ghiaccio e la saliva» afferma Lorde che ci racconta così un nuovo lato della propria vita. L’interno progetto viene costruito su una nuova femminilità che l’artista definisce «cruda, primordiale, innocente, elegante, spirituale e maschile.» Da queste riflessioni nasce anche l’art-work dell’album che non è altro che la lastra del bacino della cantautrice che lo identifica come “the ultimate nude”; ovvero la foto più intima che una persona possa condividere. Anche il titolo “Virgin” è metafora di qualcosa di più profondo in quanto si riappropria del suo significato ancestrale che poteva indicare sia un’anima maschile che una femminile.
La nuova era di Lorde si preannuncia estremamente più intima rispetto al “Brat” di Charli XCX ma gli elementi per un’ennesima scossa culturale sembrano essere tutti presenti. La “Lorde Summer” è già alle porte.



