Streghe con il pennello: il ritratto dell’eccezionalità irraggiungibile 

Una donna per essere ricordata deve essere straordinaria, talento e personalità non sono sufficienti nella scala valoriale creata dalla società. Tutte coloro che non rientravano nei canoni sono state dimenticate ed escluse nel timore che l’eccezione potesse diventare norma. Abbandonate in un limbo buio le loro voci aspettano con trepidazioni di essere ascoltate perché le streghe non possono essere imprigionate a lungo

Libri di storia, titoli di giornale e scene di vita quotidiana sono la prova che le donne per essere riconosciute devono dare qualcosa in più rispetto ai loro colleghi in ogni aspetto della vita. Devono stabilire primati, conciliare vita familiare e lavorativa, avere alle spalle storie struggenti di dolori, sofferenze e rinascite per poter aspirare ad una legittimazione. Sia in campo scientifico che umanistico, la storia ricorda gli uomini indipendentemente dalla loro genialità. Accanto a nomi illustri ne troviamo altrettanti mediocri, mentre le loro colleghe vengono lasciate ai margini e, se rammentate, non é sempre e solo per il loro talento.

La “teoria della eccezionalità” si può applicare in tutte le discipline e, in particolare, in quelle che fanno parte della cultura generale e che di cui tutti, in un modo o nell’altro, hanno una  qualche conoscenza come l’arte. Fra i nomi dei grandi geni che la maggior parte delle persone conosce di norma figura una sola artista: Artemisia Gentileschi. La cui riscoperta avviene negli anni Settanta, in un periodo in cui molte femministe hanno iniziato a cercare una presenza femminile nelle pieghe della storia. Un’operazione archeologica che ha fatto emergere una verità nascosta da tempo. Ovvero che le donne non sono state solo mogli e madri, ma che ha, involontariamente, riportato alle luce soltanto le anticonformiste, le ribelli, le straordinarie. 

Artemisia Gentileschi: il trauma come firma d’autore

Ad emergere non è la qualità artistica, ma la sua vicenda professionale. La Gentileschi non è ricordata per essere stata la prima iscritta all’Accademia delle arti e del disegno di Firenze o per il suo lavoro per Re Carlo I d’Inghilterra, ma per la violenza sessuale di cui fu vittima e per il conseguente processo. La sua fama artistica è legata, per i profani della storia dell’arte, a questo avvenimento e alle sue conseguenze. Tant’è che la sua opera più celebre, Giuditta che decapita Oloferne, è tale perché interpretata come una rappresentazione della sua rabbia e del suo trauma. 

Artemisia Gentileschi è l‘esempio più illustre della necessità delle donne di essere in qualche modo eccezionali per essere considerate alla pari degli uomini. Per coloro che non hanno fatto studi approfonditi in storia dell’arte, lei è l’unica artista ad emergere e ad essere meritevole di essere inserita in un libro scolastico. In realtà, esistono altre sue colleghe, talentuose e interessanti, degne di un essere ricordate alla pari, se non di lei, dei loro corrispettivi maschili. Ingegni artisti dimenticati perché convenzionali e atipici. 

Plautilla Bricci: l’architetta che disegnava miracoli

Quasi nessuno ricorda il nome di Plautilla Bricci dai tempi della scuola nonostante sia stata la prima architetta dell’epoca preindustriale. Gli inizi della carriera sono simili a quelli di molte sue colleghe, allieva del padre, cresciuta lavorando insieme a lui fino alla svolta miracolosa, in senso letterale. Si racconta, infatti, che lavorando alla sua prima commissione in solitaria si addormentò stremata e, al suo risveglio, trovò la tela compiuta. Quando ancora non esisteva il concetto di marketing, la famiglia Bricci sapeva vendersi e così, Plautilla diventa una pittrice scelta dal cielo e una delle più una richieste nella capitale. 

Dopo essere stata ammessa all’Accademia di San Luca e divenuta una protegé dell’abate Elpidio inizia a lavorare come “architettrice” alla villa da lui richiesta. Una donna che svolge calcoli matematici, si occupa di costruzioni e dà ordini agli operai crea scalpore tant’è che l’abate è costretto ad intervenire. Costringe il capo cantiere a firmare un atto notarile dove promette di eseguire gli ordini della Bricci. Al suo primo progetto, Villa del Vascello, demolita dai francesi nel 1849, ha fatto seguito la cappella di San Luigi nella chiesa di San Luigi dei Francesi (conosciuta soprattutto per i tre capolavori di Caravaggio): si tratta delle prime opere architettoniche realizzate da una donna di cui abbiamo traccia.

Il sabba delle streghe con il pennello

Plautilla Bricci, nonostante abbia realizzato dei primati e sia una parte fondamentale della storia dell’arte italiana, resta ancora sconosciuta alla maggior parte dei profani. La sua straordinarietà non è stata ritenuta sufficiente. Non è mai stata sposata, non ha una vicenda personale degna di nota, è stata semplicemente una donna che ha fatto delle sue capacità il suo lavoro. Pittrice e architetta, membro del circolo artistico di Roma insieme a Borromini e a Bernini, una delle prime donne in carriera della storia, è ricordata solo in un vialetto di Villa Pamphili.

La sua storia come quella di Giulia Lama, pittrice e poetessa, Rosalba Carriera o Leonor Fini, la “furia italiana a Parigi”,  mette nero su bianco il fatto che le artiste sono esistite e hanno avuto un loro peso e una loro funzione nel loro campo e nella società, ma non sono state “sufficentemente fenomenali” per poter essere collocate nei manuali scolastici o per poter essere inserite fra le stelle del firmamento artistico. 

La trappola dell’eccezionalità

La verità è che ricordare, spiegare, il lavoro di queste artiste significa raccontare una normalità e non un’eccezione. Fin quando si parla di un sole nome, di una sola opera, si definisce un esempio praticamente irraggiungibile. Libri, mostre e dedicate ad Artemisia Gentileschi sembrano affermare che il segreto del successo non giace fra la genialità e le doti, ma in una storia personale travagliata in cui la protagonista è una vittima. Menzionare le altre artiste vorrebbe dire parlare di una comunità femminile che ha costruito le proprie opportunità, di una realtà a cui poter aspirare. Queste donne hanno raggiunto i loro obiettivi, hanno realizzato i loro sogni attraverso il loro impegno e le loro capacità indipendentemente dalle vicende personali o dal riconoscimento sociale e storico. 

Plautilla Bricci e Artemisia Gentileschi sono state vittime di criteri che hanno molto a che fare con la nostra concezione di donna e poco con la critica artista. La ragione per cui rammentiamo una rispetto all’altra giace negli standard elevatissimi che è stato posto loro rispetto al corrispettivo maschile. Non basta essere geniali, bisogna essere “incredibilmente straordinari” perché si teme una realtà in cui si può aspirare ad essere riconosciute senza dover essere fenomenali. 

Il sabba delle streghe con il pennello auspica di essere valutato per le abilità artistiche e non per le loro vicissitudini. Non vogliono essere l’eccezione alla regola, vogliono essere uno la conferma. Desiderano riscrivere i criteri per poter essere veramente alla pari dei loro colleghi.

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Lug 25, 2026

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