L’ascesa delle wags: dai pregiudizi agli imperi digitali

Bellissime, ben vestite, posate e silenti ma anche imprenditrici digitali, influencer e modelle. Negli ultimi anni si sono cucite un ruolo nella narrazione sportiva e nel marketing che le ha innalzate di livello rispetto all’appellativo “moglie trofeo”. Seguite, copiate, criticate ed odiate, le wags sono diventate il nucleo caldo della polemica agonistica e femminista. Fra accuse e difese sul ruolo della donna e sulla loro visibilità spesso ritenuta superflua. Ma siamo sicuri che tutte le colpe siano a loro imputabili? 

L’acronimo, scioglibile in Wifes And Girlfriends, nasce nei primi anni duemila per indicare le compagne dei giocatori di calcio e, in particolare, quelli della nazionale britannica. Il termine si usava con accezione negativa perchè, secondo i giornali, queste donne erano considerate una distrazione e causa degli insuccessi calcistici della squadra. L’ape regina era Victoria Beckham. Definita, naturalmente, dal suo stato civile e non dai milioni di dischi venduti con le Spice girls e divenuta oggetto di morbosa curiosità e critica da parte del mondo del gossip e sportivo. Posh spice era così diventata lo stereotipo e il modello per le altre wags: reginette di bellezza, corpi scolpiti, interessate alla moda, comprensive e solidali. 

La narrativa che le riguardava era perlopiù negativa sia da un punto di vista mondano che da quello  agonistico. Non importa quanto di successo fossero al di fuori della loro vita privata ogni loro parola e azione veniva analizzata e, se il compagno riscontrava qualche problema, era sempre colpa loro. L’ironia sta nel fatto che le più famose avevano una carriera alle spalle e continuavano a fatturare come singoli. Victoria Beckham era stata una cantante di successo. Gisele Bundchen (moglie del quarterback Tom Brady) era la supermodella più pagata al mondo.

Nicole Scherzinger (fidanzata del pilota Lewis Hamilton) era la leadsinger delle Pussycat dolls. Anna Kurkinova (moglie di Enrique Iglesias) era una tennista professionista. Infine se si vuole restare in patria, Ilary Blasi conduceva Top of the Pops prima di sposare Francesco Totti. Si trattava, quindi, di donne con prospettive lavorative consolidate e che non avevano necessariamente bisogno di un uomo per visibilità e opportunità. 

Evoluzione imprenditoriale

Con la crescita di Instagram si sono evolute anche le wags. Non si parla più di cantanti, modelle, atlete o conduttrici ma di giovani influencer che hanno reso la loro relazione un fattore di guadagno. Iniziato come fenomeno calcistico queste ragazze, spesso modelle poco conosciute, hanno iniziato a sfruttare l’attenzione nei loro confronti in una fonte di reddito grazie alle piattaforme social con cui hanno creato una fanbase. Forse ingenue user o sapienti imprenditrici hanno saputo cogliere un cambiamento sociale che richiedeva un’intimità e una conoscenza familiare con la vita dei personaggi famosi.

Ad essere cambiato non è la narrativa, negativa, che le circonda (perchè, si sa, l’atleta è distratto dalla fidanzata e per questo non performa), ma la visibilità e il mercato. I reparti di socialmedia management e marketing, i brand e gli stessi team sportivi si sono resi conti che il mondo delle wags era sinonimo di visibilità e di guadagno. Dunque attiravano pubblico e vendevano lo spettacolo. Così lo spazio social e mondano che si erano ritagliate si allarga e diventano improvvisamente una parte fondamentale del mercato.

Fenomeno mediatico

Così Alexandra Saint Melux, semplice studentessa, viene inquadrata, fotografata e pubblicata sulle pagine ufficiali della formula 1 e spesso anche durante la gara semplicemente perchè è la stupenda moglie del pilota Charles Leclerc. Allo stesso modo Morgan Riddle, ex fidanzata di Taylor Fritz, diventa il volto della moda del tennis (definita da Vogue UK “The Chanel-Chad Tennis WAG”) e viene scelta dalla pagina ufficiale di Wimbledon per video promo e interviste agli spettatori senza avere alcuna competenza in quel campo. I media hanno realizzato che le wags portano con sé un ampio pubblico che precedentemente non era interessato. In particolare, le giovani interessate alla moda, all’estetica e che poco si intendono di motori, game-set-match o di fuori gioco, ma è davvero così? 

I pregiudizi di un mondo maschilista

Questa ragionamento deriva da una credenza maschilista secondo cui le ragazze si appassionano della bellezza e del talento degli sportivi e al dramma sentimentale che li riguarda. Ancora oggi, soprattutto nel motosport, le appassionate vengono accusate di non avere un interesse sincero e di seguirlo solo per l’aspetto di chi lo pratica. Naturalmente si tratta di un giudizio erroneo e offensivo perché attribuisce al genere femminile una certa ignoranza e superficialità. Quindi, i marketing e social team, mostrando e promuovendole, non solo si rendono messaggeri di una convinzione irrispettosa ma perdono anche credibilità. Il mondo dello sport non necessità di barbie perfette per promuoversi e può accedere ad un pubblico diverso usando le stesse atlete. Al principio di questa nuova ondata di wags c’è una narrativa sportiva che preferisce mettere in luce un modello femminile patriarcale piuttosto che fare affidamento su donne realizzate e molto più difficili da controllare. 

Dalle wags alle campionesse

Effettivamente, bisogna dirlo, il numero delle atlete che possono attrarre un pubblico più mondano non è altissimo perchè non è loro permesso avere delle passioni considerate “frivole”e avere talento. Per essere prese sul serio devono essere concentrate solamente sul loro lavoro. Questa pretesa non si limita solamente ai giornali e ai tabloid ma anche allo stesso circuito. Nonostante l’ostilità mostrata nei loro confronti non mancano esempi di donne che combattono per unire i loro mondi e per essere esempi per le altre.

Naomi Osaka, ex numero uno del mondo, è solo l’ultima brillante tennista di una dinastia che ha contribuito a rendere glamour il tennis. Maria Sharapova, le sorelle Williams e Chris Evert, la madrina del bracciale tennis, sono gli esempi più celebri. Nel motosport il discorso è più complicato perché non gareggiano nelle categorie principali ma in quelle create appositamente nel tentativo di favorirne la carriera (o forse di tenerle lontane dalla f1).

Conseguentemente le pilote non hanno lo stesso riconoscimento e lo stesso spessore dei loro corrispettivi maschili. Ma c’è stato un tempo in cui potevano competere con loro e lo facevano con glamour come Giovanna Amati. È stata l’ultima donna in F1(se non si considera Susie Wolf) disputando poche gare con la scuderia Brabham nel 1992. Parentesi sportiva fatta con stile come dimostrano le sue foto in tacchi a spillo con il casco in mano. Negli ultimi anni si è fatta notate Vicky Piria, conduttrice Sky per la F1,  personaggio social oltre che pilota vincente di macchine GT. Gli esempi ci sono, quello che manca è una macchina narrativa che li racconti. 

Un’identità riconosciuta

Le wags sono sempre esistite e probabilmente continueranno ad esserci, ma è cambiata la percezione sociale. Se fino a qualche anno fa erano oggetto di critica e considerate un modello negativo per le ragazze, ad oggi molte fanno riferimento a loro come un lifestyle appetibile e desiderabile. In una società che sta assumendo sempre di più dei tratti conservatori la loro figura viene fatta risaltare e viene resa seducente per le nuove generazioni. Fino a poco tempo, ad eccezione del calcio, si conoscevano a malapena i nomi delle mogli e delle fidanzate. Oggi invece sono diventate una parte fondamentale del racconto dello sportivo e del suo team. 

In questa nuova realtà che si sta concretizzando si idealizzano le donne di cui tutti conoscono l’aspettano ma non la voce e vengono lasciate in seconda pagine, figurativamente e letteralmente, coloro che si sono guadagnate con fatica uno spazio in quel mondo. Il giornalismo, in particolare quello italiano, non dà la giusta visibilità a queste fattucchiere che possono essere figure ispirazionali per le giovani anche rappresentando quel lato un po’ “frivolo”. Aryna Sabalenka, attuale numero uno al mondo del ranking tennistico, riesce a combinare il leggerezza con uno stile di vita che richiede molto lavoro e che le permette di servire a 180 km/h. Sui suoi profili si possono trovare allenamenti interrotti da balletti o tiktok con la coppa dell’US Open e in sottofondo l’audio “welcome back queen Serena”.

Nel difficile mondo delle corse Lindsay Brewer compete nella Lamborghini Super Trofeo North America ed è una modella oltre che ad un personaggio popolare nei media. Bionda, magra e bellissima  riesce ad arrivare a podio con la sua Lamborghini rosa. Forse il caso più ironico di queste fattucchiere di talento è quello di Lily Muni He, golfista di successo e voto noto della formula 1. Infatti, Muni He è riuscita a costruire una carriera in uno degli sport più “maschili” in assoluto. Riuscienda o renderlo appetibile anche ad un pubblico che precedentemente non sapeva distinguere un par da un birdie, ma è anche la fidanzata del pilota Alexander Albon. Nonostante sia un’ottima esempio di come un’atleta possa conciliare carriera, presenza attiva sui media e  vita privata, Lily Mini He non viene pubblicizzata o mostrata dalla F1. Quest’ultima difatti preferisce mettere in luce altre personalità come quella di Margarida Corceiro.

Rivalità apparente

Il problema non risiede nella faida fra wags e sportive ma nelle mani di coloro che ne controllano il racconto. È facile opporre due modelli così diversi, dopotutto il patriarcato da secoli spegne il fuoco della rivolta mettendole le une contro le altre. Definendo le prime bamboline e le seconde frivole. Così si coprono coloro che continuano a criticarle e ad usarle per trarne guadagno e beneficio a seconda della direzione del vento.

La verità è che lo sport non ritiene le donne alla pari degli uomini. Sia da un punto di vista economico che visivo e, quindi, preferiscono dare visibilità a coloro che siedono perfette sugli spalti. Le streghe sportive attualmente sono un sassolino nella scarpa di cui liberarsi nel minor tempo possibile e non un modello o un guadagno. Loro, però, continuano a lottare contro il loro stesso circuito e contro le critiche e noi continueremo a scrivere di loro. 

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Mag 30, 2026

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