La bellezza fugace della vita: Dries Van Noten dipinge il fragile momento del cambiamento 

Julian Klausner presenta la sua collezione per Dries Van Noten rappresentando, come in un dipinto fiammingo del Seicento, la fugacità della vita. Ma i capi per l’autunno/inverno 2026, toccati da un gusto estetico ricercato, stratificato e naïf, si pongono come interpreti positivi di tutti i momenti transitori del vissuto umano. L’affermarsi e la maturazione di ogni identità diventa linguaggio poetico 

Cosa rappresenta davvero il passaggio dall’adolescenza all’età adulta? Per l’autunno/inverno 2026 di Dries Van Noten Julian Klausner parte proprio da questa riflessione. Osservando le sfumature emozionali di alcuni studenti in spiaggia il designer si interroga sul significato esistenziale dei cambiamenti. Momenti fragili e fondamentali per la nostra crescita in quanto terreno fertile per l’affermazione dell’identità e della sua evoluzione. Una fugacità sublimata che Klausner ritrova anche in due dipinti di  nature morte fiamminghi del 1670: “Due pesche e una farfalla su un piedistallo di pietra” e “Fiori e insetti”. Queste immagini diventano lo specchio della bellezza effimera della vita e sono le interpreti più elevate del senso ultimo del cambiamento.

«Quando l’identità si forma, ciò che indossiamo definisce come veniamo percepiti e come percepiamo noi stessi. Il fragile momento del cambiamento, prima che l’identità si stabilizzi, dura un breve istante prima di svanire.» Afferma Julian Klausner nelle note che accompagnano lo show. La collezione cattura tutte queste narrazione rielaborandole attraverso un guardaroba funzionale ma dal forte carattere identitario. L’heritage della maison belga fiorisce in questa narrazione dell’adolescenza attraverso un occhio maturo. Gli abiti difatti diventano strumenti protettivi come scudi emozionali ricoperti di tutti quei codici visivi che da sempre associamo a Dries Van Noten. I patch dei tessuti si intrecciano come emozioni puerili fra le parole evocative Gala Dragot. L’artista ci invita ad immergerci nell’introspezione umana dello show ricordandoci la magia della nostra adolescenza: «Is this what I think? Are you sure? Look around. I hope I stay curious forever. I am wrapped in gardens, wrapped in words. She is of all colours. My pockets are full of words.»

L’esplorazione dell’identità 

La transitorietà di questo periodo di vita che accomuna tutti si presenta ricco di contraddizioni emozionali ma anche esistenziali.  E così l’identità in evoluzione viene plasmata anche dal modo di vestire e da tutti quei capi scelti, ereditati o trovati per caso in un vecchio armadio. Il guardaroba per l’autunno/inverno 2026 della donna Dries Van Noten è un cumulo di sentimenti passati e presenti che si uniscono in una sintesi estetica perfettamente bilanciata nelle sue contraddizioni.

La divisa della scuola viene scorporata, indossata con i jeans, abbinata a maglioni attorcigliati o indossata con gonne lunghe a sigaretta. Le stampe, in perfetta sintonia con il DNA della maison, diventano il focus principale dell’intera collezione. E così quei quadri fiamminghi osservati da Klauser rifioriscono su cappotti in raso, gonne e giacche in un rifacimento contemporaneo in cui l’immagine dei fiori viene pixellata. Non una semplice scelta grafica ma una metaforica rappresentazione dell’effimero e dell’incertezza della vita. Più ci si allontana da queste stampe infatti più l’immagine diventa nitida e chiara, proprio come in una manifestazione razionale di un ricordo. Ma da vicino questo ricordo diventa incomprensibile, frastagliato e nebuloso. È l’invito a soffermaci sull’osservazione del mondo che ci circonda coltivando quella stessa curiosità che ci ha accompagnato in adolescenza.

Il denim da struttura a cappotti, gonne e giacche fra applicazioni etniche e lavaggi segnati dal tempo che passa. Le maniche larghe dei cappotti si contrappongono alle silhouette asciutte e allungate mentre dal passato si fanno spazio broccati, nappe, jacquard e gioielli opulenti. Tutto diventa il contrario di tutto e così la seta si ibrida con la lana in una stratificazione materica ma anche di significato. L’identità difatti è il risultato di numerose infrastrutture esistenziali; è l’unione di abiti, accessori, oggetti e storie. È la testimone di ciò che abbiamo nascosto o accumulato nel guardaroba della nostra sfera emotiva più nascosta; fra la spensieratezza di un tempo passato e le consapevolezze della maturità.  

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Mar 5, 2026

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