Matières Fécales, “The Ninety Nine Percent”: quando la protesta diventa moda per l’1%

La collezione SS27 di Steven Raj Bhaskaran e Hannah Rose Dalton porta in passerella povertà, marginalità e sogni infranti, ma solleva una profonda contraddizione: parlare ai dimenticati attraverso abiti destinati ai più ricchi

Qualche giorno fa, Matières Fécales, il brand fondato nel 2014 a Montréal da Steven Raj Bhaskaran e Hannah Rose Dalton, ha presentato la collezione primavera-estate 2027. Per l’occasione, il duo ha scelto come venue Place de la République. Un luogo particolarmente simbolico per i parigini, dove si svolgono alcune delle maggiori proteste della città.

La collezione, intitolata “The Ninety Nine Percent”, si presenta come un vero e proprio manifesto, non solo personale, ma anche politico, almeno in apparenza. Steven Raj Bhaskaran e Hannah Rose Dalton hanno infatti deciso di rappresentare, attraverso 99 uscite e un cast composto esclusivamente da people of colour quella parte della popolazione più marginalizzata, povera e ghettizzata: lavoratori e immigrati, contrapposti all’1% della popolazione, ovvero i super-ricchi.

Tutto parte da una narrazione molto intima e personale di uno dei due fondatori, Steven Raj Bhaskaran, che racconta sul proprio profilo Instagram di essersi lasciato ispirare dalla propria storia. Una storia fatta di povertà e stenti, di vergogna per la propria condizione sociale e di sogni che sembravano irraggiungibili.

Steven è infatti cresciuto in condizioni di povertà a Montréal, all’interno di una famiglia di immigrati. Sua madre, Grace, è nata in Guyana e, a soli nove anni, ha dovuto lasciare la scuola per aiutare a crescere i suoi sette fratelli. In seguito, si è ritrovata a crescere da sola Steven e la sorella Shandeal, passando da un lavoro all’altro.

Mentre sua madre, per sopravvivere, era costretta a pulire appartamenti, Steven disegnava sui fogli di carta presi a scuola gli abiti che immaginava di creare. Questa collezione sembra così racchiudere tutti i suoi sogni d’infanzia, trasformando quei disegni e quelle aspirazioni in qualcosa di concreto e portandoli, anni dopo, sulla passerella. Sembra voler spingere e invogliare anche chi crede di non avere una possibilità nella vita a realizzarsi e a credere fortemente nei propri sogni.

Matières Fécales SS27: tra denuncia sociale e contraddizione

Ma, sotto a tutto questo perbenismo, si cela però qualcosa di estremamente contraddittorio. Si sono susseguite, in una sorta di processione rituale e sacrale, varie figure. Madri vestite di bianco con i figli al seguito, personaggi dal gusto punk e abiti dai volumi importanti che ricordano la couture. Fino ai modelli che portavano sulle proprie spalle il peso del potere. Un mix di figure, storie e silhouette.

Ma è proprio in questo che risiede la grande contraddizione.Il duo, che vuole fare una denuncia sociale e politica, realizza però abiti proprio per quell’1% della popolazione. Si tratta di creazioni dai prezzi astronomici, proibitivi per la maggior parte delle persone di cui si fanno portavoce. Basti pensare che un blazer in pelle da donna viene venduto alla cifra di 4.400 euro.

Più che dare dignità a una classe sociale troppe volte dimenticata e diventare un volano di speranza, la collezione sembrerebbe piuttosto costruita sull’appropriazione culturale. Una collezione che ha fatto delle speranze infrante, della rabbia e del dolore di intere popolazioni il proprio manifesto per vendere ai ricchi.

“The Ninety Nine Percent”: protesta o moda per l’élite?

Non stupisce, infatti, il parterre, che ha visto seduta anche la cantante Rihanna, la quale si è fatta aspettare per oltre 63 minuti. E, in quest’ottica, anche la scelta di utilizzare tessuti in cotone tessuto a mano da Cabes GIE in Burkina Faso o i ricami provenienti da Tilfi a Varanasi si svuota di ogni atto politico e rivoluzionario.

Ancora una volta, tutto sembra perdere di significato e mostrarsi come l’ennesima messa in scena costruita per attirare l’attenzione. È qui che emerge, ancora una volta, quella che appare come una profonda ipocrisia. Una storia personale segnata dalla povertà e dalla marginalità sembra infatti finire per ricercare, una volta entrata nei meccanismi dell’élite mondiale, proprio la sua approvazione e il suo riconoscimento.

Matières Fécales non vogliono Place de la République per un mondo equo, vogliono la piazza come megafono e amplificatore della propria notorietà. Quella che sembrava una sfilata di moda dai buoni propositi si è rivelata, ancora una volta, una delle grandi bufale della moda.

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Ott 1, 2026

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