È stato appena pubblicato “Anonymity”, un cortometraggio realizzato da Maison Margiela con protagonista Rebecca Hall. Diretto da Thibaut Grevet questo short film ci presenta, a tinte noir, uno dei più grandi segni distintivi della Maison, ovvero l’assenza d’identità. Una riflessione sulla sovraesposizione contemporanea in cui fama e anonimato diventano interscambiabili
L’anonimato per Maison Margiela è intrinseco nel suo significato semiologico. Una visione che nasce dal bisogno del suo fondatore di fuggire gli ambienti iper-esposti di un’industria sempre più devota alle apparenze. Da qui nascono le iconiche maschere della primissima sfilata del 1988 che negli anni si sono evolute, annullate e hanno creato un immaginario assolutamente distinguibile. L’dentità di Margiela risiede dunque nella sua totale assenza e nel rifiuto di qualsiasi logo come dimostrano le essenziali cuciture esterne delle sue etichette. Sotto la direzione creativa di Glenn Martens l’anonimato viene riposto al centro della narrazione fin dai suoi primissimi show. E così per raccontare l’immaginario della collezione autunno/inverno 2026 Maison Margiela presenta “Anonymity”, cortometraggio diretto da Thibaut Grevet. Il regista difatti ritorna a collaborare con la Maison dopo “Joy”, short film realizzato in occasione del lancio della collezione primavera/estate 2026. Entrambe le opere visive si presentano come un flusso creativo in cui il confine fra moda e cinema diventa sempre più sottile. Nel caso di “Joy” abbiamo ammirato il compositore Max Richter espandere la narrazione dello show affiancato dall’Association Orchestre à l’ècole. La stessa orchestra che faceva da sfondo e narratrice della prima sfilata realizzata da Glenn Martens per il brand. “Anonymity” invece che vede protagonista Rebecca Hall affonda le proprie suggestioni nel mondo del cinema noir. E così l’assenza di volto e d’identità si presenta come linguaggio creativo assoluto presentandoci una riflessione profonda sul significato esistenziale della nostra presenta nel mondo.
Who are you?
Nelle prime immagini promozionali dello short film vediamo comparire una sceneggiatura ermetica che esprime al meglio il senso ultimo dell’opera. “In a world where the spotlight is everything, the only thing that matters is the audience” leggiamo nella pagina essenziale di un copione ideale. Momenti di backstage si alternano a scene in cui Rebecca Hall si ritrova immersa in un universo a metà fra l’espressionismo tedesco e il surrealismo cinematografico. Non mancano riferimenti alle più grandi pellicole del passato che hanno fatto del “mistero” la loro più grande forza creativa.
Le ombre di “Nosferatu” collimano con i caratteristici primi piani di “Un cane andaluso” di Brunel o ancora le tinte pop stranianti di “Suspiria” di Dario Argento. L’incertezza di conoscere ciò che ci accompagna la notte accompagna la protagonista nella sua lotta interiore di attrice. E così l’anonimato diventa una sfumatura aspirazionale della fama che come dimostrato da Martin Margiela non è condizione indispensabile anche nello show business. L’ignoto dunque diventa la vera forza motrice della creatività anche per una delle Maison più conosciute e desiderate al mondo. Rebecca Hall rappresenta le contraddizioni di un presente sempre più lontano dall’autenticità e sempre più devoto all’artificio dell’esposizione.
L’anonimato come simbolo d’espressione
Il concetto di anonimato nell’ultimo anno era stato già indagato e celebrato dalla nuova direzione di Glenn Martens, a partire proprio dal progetto Margiela/Folders. Una narrazione trasversale costruita intorno a diversi eventi tenutisi in tutta la Cina fra show, mostre ed esperienze immersive. I focus principali di questi eventi sono stati propri i pilastri identitari di Maison Margiela, ovvero Tabi, Bianchetto, Artisanal e infine Anonymity. Il DNA della Maison si è costruito proprio introno a questi capi saldi che da sempre si sono dimostrati lontani dalle direzioni canoniche del fashion system. L’imperfezione, le sfumature disturbanti e l’assenza d’identità sono ancora oggi il linguaggio universale del brand che continua ad esprimere la propria autenticità anche sotto infinite maschere.



