Oltre 200 lotti, oggetti mai esposti e la guardaroba Hermès della madre: a Parigi prende forma una vendita senza precedenti che trasforma l’archivio personale di Martin Margiela in un racconto intimo, materiale e profondamente umano
Per decenni Martin Margiela ha custodito fotografie, disegni, prototipi, oggetti personali e frammenti di un immaginario che ha cambiato per sempre il linguaggio della moda. Oggi, per la prima volta, una parte di questo patrimonio lascia la dimensione privata per approdare sul mercato. Organizzata a Parigi da Maurice Auction in collaborazione con Kerry Taylor Auctions, la vendita riunisce oltre 200 lotti che attraversano l’intera parabola creativa dello stilista, dagli anni della Canette d’Or di Anversa nel 1984 fino al suo addio alla Maison nel 2008. Non si tratta semplicemente di memorabilia: ogni pezzo racconta un metodo, un’ossessione, una visione. Dalla celebre blouse blanche indossata all’interno della Maison ai primi dossier preparatori, passando per il velo che cancellava i volti delle modelle e riportava tutta l’attenzione sull’abito, l’asta offre accesso diretto al laboratorio mentale di uno dei creatori più influenti e sfuggenti della moda contemporanea.

Gli oggetti che hanno costruito un mito
Tra i lotti più evocativi emergono alcuni simboli assoluti dell’universo margieliano. Le Tabi “graffiti” del 1991, trasformate involontariamente dal pubblico del Musée Galliera in una superficie collettiva di scrittura, testimoniano la capacità dello stilista di accogliere l’imprevisto come parte del processo creativo. Accanto a queste compaiono il telefono personale dipinto di bianco, le Barbie vestite con miniature delle sue collezioni, i lookbook realizzati artigianalmente e una serie di miniature prodotte negli ultimi anni, attraverso le quali Margiela ha rielaborato alcuni dei suoi lavori più iconici. Ne emerge un archivio lontano dalla celebrazione monumentale: piuttosto una costellazione di idee, esperimenti e dettagli apparentemente marginali che, osservati insieme, restituiscono la coerenza radicale di una ricerca durata oltre quarant’anni.

L’eredità di Hermès e una dimensione privata inedita
A rendere la vendita ancora più significativa è la presenza della guardaroba di Léa Bouchet, madre di Martin Margiela. Circa sessanta tra abiti, accessori, borse e scarpe raccontano gli anni trascorsi dallo stilista alla guida del prêt-à-porter femminile di Hermès tra il 1997 e il 2003. Sono pezzi che incarnano la sua personale idea di lusso: silenziosa, funzionale, costruita sull’equilibrio tra comfort, qualità e durata nel tempo. Dalle celebri camicie Vareuse al primo bracciale Double Tour, fino ai rarissimi accessori progettati per la maison francese, questi oggetti aggiungono una dimensione affettiva a un progetto già straordinario. Curata dal suo storico collaboratore Bob Verhelst, l’esposizione sarà concepita come un “disimballaggio” delle opere: un incontro diretto con la materia, la fragilità e la memoria. Più che un’asta, un raro momento di accesso all’universo privato di un autore che ha sempre preferito lasciare parlare le sue idee al posto della propria immagine.
L’asta, che si terrà il 9 luglio sarà preceduta da una breve esposizione dei pezzi nei giorni precedenti presso la sede in Rue de la Fontaine au Roi 71, a Parigi.
Photo credits: Marc Chatelard, courtesy of Maurice Auction



