È iniziato da pochi giorni il LUX Tour di Rosalia che, in perfetta sintonia con le tematiche dell’album, ci trasporta in un immaginario sacrilego e spirituale. Ogni pezzo cantato sul palcoscenico diventa un Tableau Vivant che prende ispirazione dall’arte religiosa e dalla mitologia classica, ma non solo. Confessionali, casse oscillanti come turiboli profani e “Sabba” ispirati ai mondi di Goya sulle note del celebre brano “Berghain”
Rosalia con LUX ha smosso gli equilibri della sua direzione sonora attraverso una ricerca creativa profonda che sfida le convenzioni del mercato musicale. Un’opera che affronta, al ritmo della Symphony Orchestra di Londra, la duplice matrice delle vite dei Santi. Così come viene chiarito nell’intro dell’album “Sexo, Violencia y LIantas”, LUX ci invita ad interrogarci se la via spirituale passa anche attraverso le passioni terrene, il peccato, la rabbia e la vendetta. E così ogni brano riprende da lontano le vite sacre di donne, innalzate poi a Sante, che si sono distinte per un percorso “divino” non convenzionale. Rosalia chiarisce che la sua ricerca non si basa su un’unica religione ma che abbraccia la materia spirituale a 360°; dal cattolicesimo sino al buddismo.
Il progetto che sicuramente non è immediato ha ottenuto moltissimi consensi sia da parte del pubblico che dalla critica. Nonostante LUX sia stato pubblicato nel novembre 2025 infatti è stato inserito da molte testate del settore nella top 3 dei migliori album nelle classifiche di fine anno. Dai singoli di successo come “La Perla” (una risposta musicale ai tradimenti del suo ex Raul Alejandro) siamo arrivati finalmente al tour mondiale. Quest’ultimo abbraccia in modo totalizzante la narrazione visiva dell’album fra cattolicesimo, mitologia greca e riferimenti culturali che prendono vita sul palcoscenico. Ma prima di entrare nella “galleria d’arte” del LUX tour, quali sono le donne rivoluzionarie che hanno ispirato Rosalia?
La santità femminile: costrizione, vendetta e liberazione
“Berghain”, primo singolo estratto dal disco, prende ispirazione da Hildegard Von Bingen, mistica e matematica tedesca vissuta durante il Medioevo che attraverso l’esasperazione dei canti gregoriani si lanciava in visioni nebulose alla ricerca di nuove conoscenze scientifiche. E così Rosalia decide di incidere alcuni versi del brano in tedesco scegliendo il “Berghain”, tempio della musica berlinese, come metafora di community e inaccessibilità a nuovi mondi. La narrazione dell’album oscilla fra le contraddizioni del percorso religioso di innumerevoli Sante del passato che hanno dovuto unire la loro matrice umana con l’oltre animico. Il brano “De Madrùga” ad esempio si ispira alla sanguinaria Santa Olga di Kiev mentre “Porcelana” alla poetessa Giapponese Ryonen Genso. Quest’ultima decisa ad entrare nell’ordine monacale si bruciò interamente il viso in quanto la sua bellezza era considerata troppo profana per una figura che avrebbe dedicato la sua vita a Dio.
Impossibile non citare i due brani in italiano. “Mio Cristo Piange Diamanti” dedicato al rapporto fra San Francesco e Santa Chiara e “Focu ‘Ranni” che celebra la libertà di Santa Rosalia da Palermo. Il progetto infine si chiude con “Magnolìas” un brano in cui Rosalia immagina il proprio funerale chiedendo a Dio di proteggere i propri cari anche quando non ci sarà più. Il fiore che compare nel titolo prende ispirazione da Anandamayi Ma, sacerdotessa Indù, considerata dai suoi discepoli la reincarnazione delle dee Kali e Durga. Durante i suoi funerali furono lanciati nelle strade dell’attuale Bangladesh e sulla sua tomba un oceano di fiori colorati. Una celebrazione delle vita e di una pace dell’anima che Rosalia spera di poter sperimentare in prima persona.
La visione creativa del LUX Tour
Il LUX tour, partito la Lione due giorni fa, abbraccia la tematica spirituale partendo dall’arte figurativa; sia quella sacra che quella “profana”. Senza nessuna distinzione Rosalia ricrea sul palcoscenico le opere più celebri di innumerevoli movimenti e periodi artistici. La coreografia di “Berghain” affonda il proprio immaginario nella stregoneria e nei Sabba raffigurati da Francisco Goya. “La Perla” invece attraverso un Tableau Vivant dinamico realizzato dal direttore creativo Dimitris Papaioannou è un chiaro riferimento alla Venere di Milo, ma non solo. C’è anche una ricerca cinematografica che riprende la stessa scultura dalla celebre scena di “The Dreamers” di Bertolucci con protagonista Eva Green. Inoltre durante la performance Rosalia si spoglia con le stesse movenze di Rita Hayworth nel suo ruolo leggendario in “Gilda” (1946).
La mitologia greca e l’arte neoclassica si riflettono invece nel look con ali pendenti che ci ricordano il mito di Icaro e la caduta di Lucifero. Successivamente attraverso un tutù in tulle realizzato da Ann Demeulemeester c’è un omaggio al film “Il Cigno Nero” (2010) di Darren Aronofsky. All’interno dello spettacolo ritroviamo anche l’approccio dissacrante alla cristianità e alla materia religiosa. Il confessionale diventa un mezzo pop per conversare con ospiti celebri (come l’influencer Lyas nella tappa di Parigi) mentre il turibolo dell’incenso è una gigantesca cassa che oscilla sulla folla.
Unione e community
Rosalia ci trasporta in un vero e proprio vernissage eccentrico, fra il sacro e il profano in una galleria d’arte in cui il pubblico diventa attivo partecipante. Nella cover “Can’t Take my Eyes over You” l’artista diventa la Gioconda mentre le telecamere della scena la riprendono dal basso. Un’illusione che ricrea il caos della folla del Louvre mentre cerca di ottenere l’inquadratura perfetta dell’opera del Da Vinci; fra una distesa immensa di braccia e cellulari. Il LUX tour arriverà in Italia il prossimo 26 Marzo all’Unipol Forum di Milano, un’unica tappa che si preannuncia già un’esperienza imperdibile.
Photo cover by Ravi Smits.



