La Fall-Winter 2026/27 segna l’esplosione di una nuova “Chanel Mania”, tra hype digitale e partecipazione reale. Un successo che richiama gli anni d’oro di Lagerfeld e apre interrogativi sulla natura contemporanea del desiderio nel lusso
Chiunque nutra un minimo interesse per la moda avrà sicuramente una certa familiarità con la “Chanel Mania”, espressione che in questi giorni imperversa su social e web per indicare quello che potremmo definire come un vero e proprio fenomeno sociale. Code di ore e ore fuori dalle boutique europee e americane, capi e accessori già sold-out a poche ore dal loro arrivo nei punti vendita. La collezione Fall-Winter 2026/27 di Chanel ha completamente conquistato il pubblico, travolgendo non soltanto il mondo digitale ma anche quello fisico, dimostrando una rinnovata capacità del brand di agire come propulsore culturale e sociale.
Un fenomeno a cui non si assisteva dagli anni Novanta quando, sotto la guida di Lagerfeld, Chanel occupava un ruolo centrale nel panorama della moda, complice l’ascesa della cultura delle iconiche top model con nomi come Kate Moss, Linda Evangelista e Naomi costantemente al centro di passerelle e riflettori. Dopo un ventennio in cui Chanel sembrava aver perso la propria rilevanza, oggi grazie a Blazy e alle dinamiche dell’era digitale, che amplificano qualsiasi fenomeno alla massima potenza, la maison è letteralmente andata virale e sembra aver riconquistato un posto di primo piano agli occhi del pubblico.
Matthieu Blazy e la contemporaneità dell’heritage Chanel
Come scrive Cathy Horyn per The Cut, Matthieu Blazy si distingue per un modo di pensare e un approccio creativo libero che lo pongono su una traiettoria diversa rispetto agli altri designer contemporanei. In effetti, Blazy sembra avere la capacità di trasformare tutto ciò che tocca, rendendolo contemporaneo e attuale, sempre preservando un aspetto di leggerezza e nonchalance che rende le sue collezioni irresistibili. Allo stato attuale, la visione del designer per Chanel è ancora in costruzione, e si delinea come un’esplorazione non soltanto della storia del brand ma anche di quelle storie “collaterali” che ad essa si accompagnano.
Il risultato si è tradotto in collezioni sospese tra storia, attualità e futuro. Blazy mantiene elementi iconici – il tweed, i tailleur, l’abitino nero -, ma al contempo li rende attuali. Il suo approccio è, inoltre, molto orientato alla funzionalità dei capi, con un particolare riguardo alla loro portabilità nel quotidiano e anche alla riproducibilità dei look da parte del grande pubblico. Un elemento, questo, che gioca un ruolo chiave nell’avvicinare Chanel a una fascia più giovanile e, in un certo senso, di massa, senza perdere il focus sull’allure di lusso ed eleganza che da decenni accompagna la maison. Anzi, è proprio in virtù di un tale heritage, alleggerito e reso più vicino alla vita reale e quotidiana, che le ultime tre collezioni presentate dal marchio sono state capaci di esercitare il loro appeal sia sulla clientela di habitué che su nuovi acquirenti.
Chanel come linguaggio culturale: dagli anni Novanta ad oggi
Dietro al successo della Chanel di Blazy ritroviamo anche diversi elementi che si ricollegano a dinamiche già sperimentate dalla maison negli anni Novanta. Non ci si limita a riprendere codici visivi iconici di quel periodo, puntando su linee pulite e reinterpretando elementi di tailoring. Si tratta piuttosto di un’operazione più complessa, che si articola su più piani. Da un lato, gli accessori vengono nuovamente rivestiti del ruolo di status symbol, che nell’era di Lagerfeld spettava a bijoux massimalisti e loghi vistosi, mentre oggi ricade su reinterpretazioni di borse e calzature iconiche. Dall’altro lato, Chanel sta ricreando e rinforzando il proprio universo narrativo, con operazioni che passano dal lancio delle carriere di modelle internazionali – si veda l’esempio dell’indiana Bhavitha Mandava – alla diffusione di un proprio linguaggio culturale tra cinema, arte e moda.
Il punto di contatto tra la decade dei Nineties e le settimane recenti risiede nel fatto che, oggi come allora, Chanel riesce a risultare contemporanea senza però perdere la propria identità. Un fenomeno che potrebbe sembrare banale, ma che – guardando alla situazione attuale del sistema moda, tra continui cambi di poltrona e collezioni che inseguono le vendite senza che vi sia un’effettivo universo narrativo a sostenerle – rappresenta più l’eccezione che la regola.
La Chanel Mania si rivelerà semplice hype o apprezzamento consapevole?
Pur apprezzando la capacità di Blazy di creare mondi coerenti e completi, sospesi in perfetta armonia tra heritage e reinterpretazione, è anche lecito porsi delle questioni su quanto, oggi, il concetto di “hype” influenzi le nostre scelte di acquisto. L’apprezzamento per un marchio o un designer in particolare, anche su larga scala, è un fenomeno che appartiene al fashion system e che, in parte, lo legittima: non a caso diciamo che si “segue una moda”. Dall’altro lato, però, è indubbio che oggi la società contemporanea rischi di peccare di capacità critica; non si tratta più solo di apprezzare una collezione o un brand perché esso ha un valore culturale e artistico riconoscibile. Spesso la fedeltà del pubblico si rivela fittizia, dettata da un’evanescente trend piuttosto che da una reale consapevolezza più o meno critica.
Resta quindi ancora da vedere se la Chanel Mania che si è scatenata si evolverà in un amore duraturo o se la sua portata si ridurrà a quella dell’ennesima tendenza destinata a spegnersi nel giro di qualche mese e, soprattutto, se saremo in grado di cogliere davvero la profondità dell’universo narrativo che Blazy e il team Chanel stanno costruendo.



